Il Centro Sociale è ufficialmente sotto sfratto. Il giudice prende tempo. La portavoce del Bruno: "Decisione politica, non c'è urgenza. Non ce ne andremo"
La concessione è stata revocata nel 2018 dall'allora Giunta guidata da Ugo Rossi e, da allora, c'è una situazione di "vuoto" amministrativo. Nel 2022 l'assessore Tonina aveva comunicato che le forze dell'ordine erano state informate della situazione con l'obiettivo di liberare lo stabile. Adesso la "palla" passa al giudice, che potrebbe decidere di rendere immediatamente esecutivo lo sfratto oppure richiedere ulteriore documentazione

TRENTO. La guida "Lonely Planet" lo inserisce addirittura tra i luoghi da visitare quando ci si reca in vacanza Trento. Nella sottosezione "Divertimenti", il Centro Sociale Bruno viene indicato - al primo posto - come "baluardo della contestazione e del movimentismo di sinistra in Trentino, il centro sociale Bruno è anche un luogo di aggregazione, divertimento, approfondimento ed evasione. Se non volete impegnarvi troppo studiando le problematiche del territorio o del Chiapas, potete anche passare qui per una serata 'chill out e birrette'. Tenete d'occhio il sito e i social per rimanere aggiornati".
Ebbene, ad oggi il Centro Sociale Bruno, che ad ottobre diventerà "maggiorenne" e compirà 18 anni e da 9 è sito in un grande stabile in Lungadige San Nicolò, è ufficialmente sotto sfratto. Amministrativo, perché Patrimonio del Trentino, proprietario della struttura, si è rivolto al Tribunale (Patrimonio Spa è rappresentato dall'avvocato Lorenzo Eccher, il Centro Sociale dalla legale Stefania Franchini) per far sì che il provvedimento diventi immediatamente esecutivo. Va ricordato il contratto di comodato d'uso venne rescisso ("unilateralmente e senza motivo" sottolineano dal "Bruno") nel 2018 dalla Giunta Rossi e, da allora, la situazione non è stata di fatto più affrontata in maniera ufficiale.
O meglio, non è stato assunto alcun provvedimento e non esistono carte firmate. Di fatto negli ultimi cinque anni il "casone" è occupato abusivamente, ma anche senza alcuna tutela (dovesse accadere qualcosa il proprietario potrebbe essere chiamato a risponderne), dal Centro Sociale Bruno.
La vicenda è, dunque, finita davanti ad un giudice che, proprio mercoledì mattina, ha deciso di prendersi alcuni giorni di tempo per valutare meglio la questione. Analizzerà le istanze presentate e si pronuncerà a riguardo, rendendo immediatamente esecutivo lo sfratto oppure chiedendo un supplemento di documentazione per meglio valutare la questione.
Se il Tribunale deciderà che sì, lo sfratto deve essere eseguito, agli occupanti verrà ovviamente imposta una scadenza entro la quale dovranno liberare autonomamente lo stabile. Se ciò non dovesse accadere, a quel punto potrebbe esservi l'intervento delle forze dell'ordine che provvederebbero a rendere esecutivo il provvedimento.
Già a fine novembre 2022 l'allora assessore Tonina, rispondendo ad un question time presente dal consigliere provinciale della Lega Devid Moranduzzo, aveva comunicato che il contratto di comodato d'uso era scaduto e che le forze dell'ordine erano state informate della situazione con l'obiettivo di rientrare in possesso dello stabile.
"Questo è un chiaro atto di ritorsione nei confronti del "Bruno" - ha spiegato la portavoce Anna Irma Battino durante la conferenza stampa convocata dal Centro Sociale Bruno - che vuole colpire chi non si è allineato politicamente ad una Giunta che negli ultimi 5 anni non ha fatto altro e non farà altro che attuare politiche razziste, classiste e clientelari, incrementando le disuguaglianze. A Fugatti & C. diamo fastidio perché ci opponiamo alla loro miseria politica, al loro essere forti con i deboli, perché rifiutiamo una società fondata sul privilegio di genere, razza e classe. Su quest'area non vi è un progetto, non sono state stanziate risorse e si sono 'inventati' che lo stabile deve essere abbattuto per far passare una strada d'accesso in una distesa di posti auto. Una farsa, un altro mezzuccio usato come una ruspa, quando la verità è tutt'altra".
Ecco, allora, che la campagna ideata nel 2018 con lo slogan "Bruno non si caccia" viene rilanciata in maniera decisa.
"In realtà non si mai conclusa - prosegue Battino - ma, adesso, è il momento di tornare a ribadire che noi abbiamo recuperato, esclusivamente a nostre spese, questo spazio, rilanciandolo e proponendo una serie di progetti che dovrebbero essere gestiti da chi amministra la provincia. Penso alla scuola d'italiano 'Liberalaparola', che nel 2023 ha visto la partecipazione complessiva di oltre 300 persone che vengono qui per imparare la lingua italiana, indispensabile per integrarsi e trovare lavoro. Lo sportello "Casa per tutti" nel 2023 ha seguito 77 nuclei familiari che si sono rivolti a noi, per un totale di 308 persone, dei quali 140 sono minori e 17 affette da disabilità. Senza dimenticare il laboratorio "Ciclostile", dove non solo vengono riparate le bici ma dove si cerca di costruire una coscienza collettiva per una mobilità alternativa. L'assurdo di tutto questo, ribadisco, è che si voglia far passare questo progetto come urgente, che deve essere fatto immediatamente, quando è ovvio che non sia così. E lo sappiamo tutti: la connotazione è politica. Detto questo noi non ce ne andremo. Anzi, se vi sarà la possibilità aumenteremo le nostre attività".
La domanda sorge spontanea: qualora vi fosse un incontro e venisse proposto di trasformare il "fu" comodato in un regolare contratto d'affitto, quale sarebbe la posizione del Centro Sociale Bruno?
"Questa è una domanda alla quale non posso rispondere - conclude la portavoce del "Bruno" - perché non è stato affrontato il discorso all'interno del consiglio direttivo e poi, sinceramente, non ci è mai stata effettuata tale proposta".














