Un errore clamoroso nella comunicazione di sfratto al Centro Sociale Bruno: Patrimonio del Trentino sbaglia la particella edificiale e il giudice rinvia la decisione ad aprile
L'inesattezza riguarda per l'appunto la particella edificiale: quella indicata nell'intimazione di sfratto inviata via Pec da Patrimonio del Trentino al Centro Sociale Bruno, ancora nel 2018, non riguarda l'immobile di lungadige San Nicolò. L'errore, come motivato dalla giudice, "integra grave motivo ostativo alla pronuncia di rilascio"

TRENTO. Lo sfratto è sospeso e non se ne riparlerà prima del 17 aprile prossimo, perché l'errore commesso "integra grave motivo ostativo alla pronuncia di rilascio".
L'inesattezza riguarda la particella edificiale: quella indicata nell'intimazione di sfratto inviata via Pec da Patrimonio del Trentino al Centro Sociale Bruno, ancora nel 2018, non riguarda l'immobile di lungadige San Nicolò, che da 9 anni ospita il Centro Sociale dopo il trasferimento da via Dogana.
Ecco perché la giudice Adriana De Tommaso, accogliendo l'istanza presentata dai legali del "Bruno, gli avvocati Stefania Franchini e Nicola Canestrini, ha sospeso lo sfratto e rinviato la decisione all'udienza di metà aprile.
Un'inesattezza che i non esperti di diritto potrebbero derubricare come "banale", ma che non lo è assolutamente e ai fini di legge visto che, come è scritto dalla giudice, "integra grave motivo alla pronuncia di rilascio". Tradotto in parole povere: così come è, l'istanza di Patrimonio del Trentino è irricevibile.
In oltre cinque anni, negli uffici di via Brennero di Patrimonio del Trentino, nessuno si è evidentemente reso conto del grave errore commesso. Che non è formale, ma sostanziale visto che il dato riguardante la particella edificiale è fondamentale.
"Siamo consapevoli che la minaccia è solo rimandata, non sventata - commenta il Centro Sociale Bruno in una nota -. Altro che urgenza di abbattere l'edificio! Non sono mai riusciti a rispondere con dati, previsione di spesa e cronogramma dei lavori previsti nell’area ex Italcementi perché non esistono: la ridicola scusa è che lo stabile dovrebbe essere abbattuto per far passare una stradina di accesso al parcheggio dell’area ex Italcementi. Per questo la campagna “Bruno non si caccia” non si ferma né rallenta, anzi, userà i prossimi mesi per dispiegarsi e rafforzarsi. Vogliamo prima di tutto ringraziare coloro che hanno preso parola nel difendere e valorizzare l'esperienza del Centro sociale Bruno. Larga parte della società trentina ha compreso che la volontà di sfrattarci non nasce da una semplice decisione 'amministrativa', né che riguarda semplicemente il nostro spazio".


















