Da operazione di pulizia a sgombero, senza però coinvolgere il servizio Welfare. Gettati anche materassi e coperte dei senzatetto. Il Comune: "Commesso un errore"
Le cause di un errore, che definire clamoroso è puro eufemismo? In primis la mancata comunicazione tra i vari servizi del Comune (quello legato alla pulizia e gestione rifiuti e quello di welfare), in secondo luogo il fatto che il personale addetto all'operazione di rimozione dei rifiuti (di Dolomiti Ambiente e della cooperativa "Il Gabbiano") non sia stato adeguatamente istruito sui dettagli dell'operazione che avrebbero dovuto compiere nella mattinata di giovedì 3 aprile

TRENTO. Da semplice operazione di pulizia (effettuata su richiesta dei residenti) a, di fatto, uno sgombero vero e proprio a danno di nove senzatetto che, sotto un ponte, avevano allestito i rispettivi giacigli di fortuna con materassi, coperte, sacchi a pelo e tanti altri beni personali.
Le cause di un errore, che definire clamoroso è puro eufemismo? In primis la mancata comunicazione tra i vari servizi del Comune (quello legato alla pulizia e gestione rifiuti e quello di welfare), in secondo luogo il fatto che il personale addetto all'operazione di rimozione dei rifiuti (di Dolomiti Ambiente e della cooperativa "Il Gabbiano") non sia stato adeguatamente istruito sui dettagli dell'operazione che avrebbero dovuto compiere nella mattinata di giovedì 3 aprile.
Insomma, chi ha autorizzato l'intervento non ha informato il comparto welfare che, a quel punto, avrebbe potuto presenziare con il proprio personale ed evitare così ogni problema (come già avvenuto diverse volte in passato, tra l'altro), rapportandosi direttamente con i senzatetto. Niente da fare: alla fine si è semplicemente provveduto a rimuovere sia i rifiuti che tutto quanto di proprietà delle persone che vivono sotto il ponte.
Da sottolineare come non fossero presenti gli operatori del servizio welfare, mentre sul luogo dell'operazione c'erano gli agenti della Polizia Locale, quelli sì attivati per vigilare sul lavoro del personale addetto alla rimozione dei rifiuti e prevenire eventuali problemi.
Il Comune di Trento, tramite una nota ufficiale, ha ammesso l'errore, senza però spiegare (sarebbe stato doveroso) le cause che hanno portato ad un "bug" così marchiano.
"Non doveva essere uno sgombero quello di ieri - così recita il comunicato stampa emesso dal Comune di Trento - ma un'operazione di pulizia richiesta dai residenti della zona delle Albere, allarmati per le condizioni igieniche in riva all'Adige. Proprio per il carattere principalmente ambientale dell'intervento, non era stato attivato il servizio Welfare, che di solito interviene in caso di sgombero per verificare l'eventuale presenza di soggetti fragili ed evitare che i beni di prima necessità di proprietà dei senza tetto vengano gettati. Ieri, a causa di un errore, la pulizia dei rifiuti in zona Albere è diventata un'operazione di altra natura, che ha portato anche alla rimozione dei materassi dei senza dimora, tutti maschi adulti (nel luogo non dormivano donne o bambini, come riferito da alcuni). Stamattina l'Unità di strada è andata sul posto per prendere contatto con le persone presenti nella zona e verificarne le necessità. Questa sera è in programma un nuovo passaggio. Si ricorda che attualmente l'amministrazione comunale attualmente finanzia 59 posti letto alle ex scuole Bellesini e al convento dei Cappuccini. Inoltre nel prossimo triennio stanzierà circa 660mila euro per l'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale proprio per sopperire all'insufficienza degli attuali servizi garantiti dalla Provincia".
Durissima è stata, invece, la presa di posizione delle associazioni che si dedicano all'aiuto dei senzatetto e delle persone in difficoltà.
"Questa mattina - scrive Libera La Parola Trento - una squadra di una cooperativa è stata incaricata dal comune di Trento di ripulire degli antiestetici rifiuti accumulati sotto un ponte dell'Adige. Per lo meno, questo era l'incarico che avevano ricevuto. Purtroppo però tra questi rifiuti si trovavano nove persone richiedenti asilo (rifiuti umani??), che da mesi sono costretti a dormire all'aperto. Alla presenza della polizia municipale. materassi, vestiti, sacchi a pelo sono stati buttati in sacchi neri e le nove persone hanno perso anche quel precario rifugio. Dove andranno a dormire stasera? Sono tutti ragazzi che frequentano la scuola di italiano Libera La Parola, che ci hanno contattato costernati. Noi siamo allibiti. Ci chiediamo il senso di questo brutale intervento da parte del Comune, in piena campagna elettorale. Anche ammesso che fosse proprio necessario ripulire quel ponte, è evidente l'inefficienza e la violenza istituzionale di quanto fatto. Perché non è stato dato un minuto di preavviso a queste persone? E ancora una volta, dove andranno a dormire questi ragazzi questa sera? Spostare i senzatetto da un ponte all'altro non è certo una soluzione".
"Quello che è successo ieri mattina a Trento ci lascia davvero senza parole - fanno eco Assemblea Antirazzista Trento e Sportello Casa per Tutti - Trentino -. Un gruppo di ragazzi richiedenti asilo, che da mesi vivono sotto un ponte in condizioni già estremamente difficili, si è visto portare via tutto: coperte, sacchi a pelo, materassi. Il tutto alla presenza della polizia municipale, con l’intervento di una squadra di pulizie della ditta “Il Gabbiano”. Nessun preavviso, nessuna alternativa offerta. Solo lo sgombero. È inaccettabile che persone costrette a dormire all’aperto – perché non ci sono abbastanza posti nel sistema di accoglienza né nelle strutture di bassa soglia – vengano poi trattate come un problema da spazzare via, quasi fossero “rifiuti”. Tutti questi ragazzi sono persone, volti, nomi. Non sono invisibili. Non sono un ostacolo al "decoro urbano". Chiediamo all’amministrazione comunale spiegazioni serie. Perché è stato autorizzato tutto questo? Perché non è stato previsto un percorso, anche minimo, di mediazione o almeno di informazione prima di intervenire in quel modo? Sgomberare non è risolvere. È solo spostare il problema, renderlo meno visibile, ma ancora più disumano. Esistere non è un crimine".














