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Trento
15 novembre | 20:34

Trento dall'accoglienza diffusa al dibattito sul Cpr, il Comune contro la Pat. Pedrotti: "Nessuno ci ha chiesto nulla, e la modalità di gestione di questi centri non è adeguata"

L'assessore Pedrotti risponde ad una interrogazione che è stata presentata da Andreas Fernandez. L'esponente dell'Alleanza Verdi e Sinistra sottolinea le problematiche legate alla gestione di questi centri ricordando, inoltre, l'azione della Pat che in questi anni ha smantellato l'accoglienza diffusa concentrandola tutta sulla città e mettendo in difficoltà i servizi.  Intanto il 'tramonto' del "modello Trentino" è finito su Avvenire 

Trento dall'accoglienza diffusa al dibattito sul Cpr, il Comune contro la Pat

TRENTO. “I centri di permanenza per i rimpatri, come oggi sono gestiti in Italia, non sono adeguati alla tutela della dignità della persona”. Questa la risposta che arriva dall'assessore comunale Alberto Pedrotti ad una interrogazione presentata dal consigliere dell'Alleanza Verdi e Sinistra, Andreas Fernandez su uno dei temi discussi nelle scorse settimane e cioè l’intenzione, espressa dalla Provincia, di costruire un Cpr a Trento.

 

Fernandez  chiede in sostanza quale sia la posizione che il Comune di Trento ha sulla possibilità di costruire un Cpr sul proprio territorio, nonostante comunque la posizione dell'Amministrazione non possa influire, in questo caso, sulle decisioni che competono alla Pat. “I Cpr – spiega Fernandez - sono idealmente strutture di passaggio per chi non è cittadino comunitario e si trova sul nostro territorio senza permesso di soggiorno, ma nella realtà l'attuale modello, come sostenuto da molti giuristi, ha caratteristiche di tipo detentivo: una detenzione "amministrativa" in condizioni molto precarie, in strutture dove si ricorre all'uso diffuso di psicofarmaci”.

 

La mancanza di controlli, l’assenza di assistenza legale continuativa, la libertà di gestione lasciata ad ogni centro, spiega ancora il consigliere dell'Alleanza Verdi e Sinistra, fa di questi luoghi “delle vere e proprie prigioni dalle quali non si esce in tempi brevi e dove si subiscono gravi privazioni della libertà personale, nello spregio delle garanzie costituzionali”.

 

Senza contare poi il problema della gestione “con rischio di incolumità per poliziotti e migranti, quindi ampliare il numero dei Cpr, allungando la durata di permanenza, rischia di creare vere e proprie bombe sociali”.

 

La risposta completa all'interrogazione verrà data mercoledì prossimo nel corso del Consiglio comunale. Pedrotti nello spiegare che la gestione italiana fatta oggi del Cpr non è adeguata, sottolinea anche che l'Amministrazione “non è così ingenua nel pensare che non esista un problema. Nell'ottica di una richiesta di protezione internazionale eventualmente negata – spiega l'assessore - deve esserci un procedimento di espulsione ma le modalità oggi usate non sono condivisibili e servono altre soluzioni”.

 

 

Mercoledì in via Belenzani durante il Consiglio comunale, diverse associazioni hanno annunciato un sit-in contro la creazione di un Cpr sul territorio. Un protesta, ha spiegato il consigliere Andreas Fernandez “che andrebbe fatta davanti la Provincia perché la mia interrogazione porta il tema in Comune dove è giusto discuterne ma è contro le politiche portate avanti dalla Pat. Purtroppo ci troviamo in questa situazione per lo smantellamento del modello di accoglienza diffusa che è stato fatto negli ultimi anni, un modello che era preso d'esempio da tutta Italia e che la giunta a guida Fugatti ha smantellato concentrando tutto sulla città di Trento”.

 

IL TRENTINO: DA MODELLO DI ACCOGLIENZA AL CPR

Lo smantellamento negli ultimi anni dell'accoglienza in Trentino e l'intenzione della Pat di costruire un Centro di permanenza per i rimpatri sono finiti nei giorni scorsi sulle pagine del quotidiano nazionale Avvenire in un articolo a firma del direttore di Vita Trentina, Diego Andreatta.

 

Un articolo nel quale si traccia un Trentino passato da modello di accoglienza diffusa ad un luogo dove chi arriva è costretto a dormire all'addiaccio a causa dei tagli ai posti di accoglienza decisi dall'Amministrazione provinciale.

 

La Giunta a guida leghista, scrive Andreatta, ha scelto dal 2018 di concentrare nel capoluogo i richiedenti asilo in poche grandi strutture e – denunciano le organizzazioni non profit – questa scelta mostra ora conseguenze preoccupanti: al primo settembre i richiedenti protezione internazionale accolti sono solo 715, l’80% maschi e 12% minori, al 77% “concentrati” vicini a Trento secondo i dati del Cinformi.

 

“Trento era vista come esempio di un'accoglienza diffusa che aveva portato a risultati importati. Oggi invece le decisioni prese, non dal Comune ma dalla Provincia, hanno cancellato tutto” ha affermato a il Dolomiti il sindaco di Trento, Franco Ianeselli.

 

“La volontà di concentrare tutto a Trento – ha proseguito il sindaco – non aiuta chi viene accolto e non è un bene nemmeno per la cittadinanza”. Dal canto suo, il Comune di Trento è in prima linea per riuscire ad offrire un minimo di umanità ai migranti. “Nonostante non sia di nostra competenza – conclude Ianeselli – c'è il nostro impegno per offrire la migliore accoglienza possibile e di questo ne sono consapevoli molti cittadini”.

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