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Centro sociale Bruno, entro giugno deve lasciare l'edificio: ''Noi da qui non ci muoviamo''

Patrimonio del Trentino, proprietaria della struttura, ha inviato la lettera di sfratto. Sull'area un progetto di riqualificazione. "Non troviamo vincolante una decisione presa dall’alto senza consultarci e soprattutto basata sull’idea di distruggere subito per costruire, forse, tra dieci anni, ancora non si è capito bene cosa e con che soldi"

Pubblicato il - 06 ottobre 2018 - 17:03

TRENTO.  "A inizio giugno apprendiamo da una pec di Patrimonio del Trentino che esiste una bozza di progetto di riqualificazione dell’area ex Italcementi dove si reputa assolutamente necessario radere al suolo questa esperienza per fare spazio nientemeno che a un fazzoletto d’asfalto o all’ennesimo parcheggio".

 

Il Centro sociale Bruno non ha nessuna intenzione di lasciare la struttura in cui si trova, 'conquistata' non con le occupazioni come era abituato a fare in precedenza ma grazia a un accordo negoziato dopo l'uscita dallo stabile di via Dogana con l'immobiliare della Provincia, la stessa Patrimonio del Trentino che ora chiede agli attivisti di sloggiare.

 

"In questa lettera viene indicata anche la scadenza del contratto a giugno del 2019. Pare infatti che per la Provincia sia decisamente incompatibile la presenza di un centro sociale accanto a qualsiasi cosa diversa da una polverosa area inquinata che negli anni è stata utilizzata solo come planimetria virtuale per le proposte di 'riqualificazione' più disparate", fanno sapere dal Bruno.

 

"Nonostante non ci sia nulla di definito, e anche se lo fosse - sottolineano gli attivisti del Bruno - i lavori di realizzazione inizierebbero e proseguirebbero con tempi estremamente dilatati, la priorità è diventata quella di

avvisarci di quanto sia urgente smantellare il centro sociale. Pare che questo qualcuno, ingenuamente, creda che sia un edificio a rappresentare la nostra complessa realtà e che, una volta eliminato l’edificio, si elimini automaticamente la nostra essenza".

 

Una velata minaccia, come a dire: non è che se ci cacciate noi evaporiamo come per magia. Il centro sociale, ancor prima che uno spazio fisico, è un gruppo di persone, una rete di realtà. Che in qualche modo una sede se la devono riprendere. "La storia pluridecennale del Bruno è fatta di occupazioni, dall’ex Zuffo alla Dogana, è una storia di lotte e tante battaglie. Non abbiamo certo intenzione di fermarci adesso e all’improvviso, soprattutto ora che è quanto mai palese che più di qualcuno ha pensato di giocare la propria campagna elettorale sulla nostra pelle".

 

L'accusa è alla politica: “Cari amministratori - dicono quelli del Bruno - vorremmo farvi notare che, davvero, negli ultimi anni non ne avete azzeccata una: il NOT, il quartiere delle Albere, prima ancora l’inceneritore. Visti i precedenti non ci fidiamo affatto della vostra competenza, della vostra capacità di progettare alcunché e non abbiamo intenzione di lasciarvi creare l’ennesima radura, dove giocarvi poi l’ennesima retorica sul degrado e abbaiare contro una nuova emergenza sicurezza”.

 

"Alle piazze con il coprifuoco, alle assurde ordinanze, al piattume cittadino - scrivono arrabbiati - noi contrapponiamo la libera scelta di creare solidarietà, socialità e comunità. Rivendichiamo, e lo abbiamo sempre fatto, le nostre azioni, la nostra storia e la nostra quotidianità. La vostra legalità - sottolineano - non ci ispira nessun rispetto". 

 

"Per questo - continua la nota del centro sociale - non troviamo vincolante una decisione presa dall’alto senza consultarci e soprattutto basata sull’idea di distruggere subito per costruire, forse, tra dieci anni, ancora non si è capito bene cosa e con che soldi. Non vi lasceremo riportare il deserto dove noi abbiamo creato una foresta. Ora è semplicemente arrivato il momento di difenderla".

 

 

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