Il self service di uova bio nella cassetta a bordo strada? “La burocrazia ha detto 'no', ma nel Nord Europa il modello funziona”
A parlare è Jacopo Emma, titolare di “Terra Umana” a Sois, frazione di Belluno. Qualche anno fa aveva dato il via alla vendita self-service di uova biologiche nel centro della città, sistemando una cassetta di legno nel giardino di casa a bordo strada, quando ha chiesto l'abilitazione ufficiale alle autorità sanitarie è però arrivato lo stop: “Ma si tratta di una forma di vendita alternativa che già esiste in diverse parti del Nord Europa”. Un esempio si trova anche in Trentino, con la cassetta per la vendita di mele self service a Villazzano

BELLUNO. “Ogni mattina portavo via le uova rimaste, anche se di norma venivano vendute tutte: se fosse stato necessario per esempio installare una telecamera l'avrei fatto, sarebbe stato sufficiente un dialogo per cercare di portare avanti quest'iniziativa”. A parlare è il titolare della fattoria didattica e sociale “Terra Umana” a Belluno, Jacopo Emma, e l'iniziativa in questione è la vendita self service di uova bio in città, portata avanti da Emma grazie ad una cassetta di legno installata qualche anno fa in centro a Belluno. Quando l'anno scorso il titolare della fattoria sociale ha provato a chiedere l'abilitazione ufficiale alle autorità sanitarie è però arrivato lo stop: “Mi hanno detto che rischiavo multe salate per non rispettare la normativa, ma si tratta di una forma di vendita alternativa che già esiste in diverse parti del Nord Europa, dove riscuote da anni notevole successo”.
Senza attraversare il continente però, un modello simile esiste anche in Trentino: da qualche anno infatti a Villazzano è stato collocato un chioschetto in legno per la vendita self service di mele e succo di mela (Qui Articolo). “Siamo una piccola realtà agricola – spiega Emma – una fattoria sociale didattica nella quale lavorano diversi ragazzi disabili. Ho avuto l'idea della 'cassetta' per le uova circa tre anni fa e l'obiettivo era portare il nostro prodotto più vicino al centro di Belluno (la fattoria si trova a circa 7 chilometri di distanza ndr)”. Così il titolare di “Terra Umana” ha sistemato la piccola cassetta di legno nel giardino della suocera, che si affaccia sulla strada: “Ogni giorno verso le 17 portavo lì le uova e i cittadini potevano passare ed acquistarle per 50 centesimi l'una. Nessuno ha mai rubato nulla e praticamente ogni giorno tutte le uova venivano vendute. Quando ho provato a chiedere l'abilitazione ufficiale all'Asl però, la burocrazia ha detto 'no'”.
Per questo l'estate scorsa Emma ha pubblicato sulla pagina della fattoria didattica un lungo post, nel quale spiegava in sostanza perché la vendita di uova si sarebbe interrotta. Post che recentemente è diventato virale e che ha portato molti utenti ad interessarsi alla questione, chiedendo cosa si potesse fare per cercare di dare una mano. “Dal punto di vista dell'emissione di scontrini per esempio, siamo in ogni caso esenti perché abbiamo meno di 50 galline” precisa Emma, e dalla vendita delle uova, si legge nel post della fattoria didattica, “Terra Umana” riusciva ad arrivare a circa 300 euro lordi al mese (“molti per una piccola realtà agricola”) che permettevano di pagare alcune spese aziendali e vendere le uova raccolte ogni sera. “Non ce l'abbiamo con il funzionario disponibile, zelante, ligio, normativo, corretto e rispettoso – si legge nel post scritto da Emma – verso la norma inerente i distributori automatici. Ce l'abbiamo un pochino con la burocrazia”.


















