Il Trentino ha fame di terreni, Gianmoena: ''La 'Banca della Terra' è ferma? Pronti a confrontarci con la Pat" e spiega, ''Richieste in aumento ma gli appezzamenti pubblici sono finiti"
I terreni privati abbandonati registrano spesso un forte frazionamento delle proprietà rendendo tutto più difficile nelle concessioni. Sono in aumento anche le richieste di trasformare in area pascolo zone di bosco colpite da Vaia e gli allevatori cercato accordi pluriennali

TRENTO. “Il progetto lo avevamo condiviso in Consiglio delle Autonomie ma se non è riuscito, come ho segnali anch'io, a raggiungere nessun traguardo, dobbiamo sederci attorno ad un tavolo per capire cosa non ha funzionato”. Paride Gianmoena, presidente del Cal, lo ammette: la 'Banca della terra' è rimasta vuota, solo pochi comuni hanno deciso di aderirvi a fronte di una richiesta di terra in continuo aumento.
“Il nostro obiettivo – spiega a il Dolomiti – era quello di mettere a disposizione tutti i terreni che non erano coltivati. Oggi però nella banca si trovano solo alcune particelle di tre o quattro amministrazioni nonostante la richiesta di terra sia in continuo aumento”.
Le amministrazioni comunali hanno un ruolo centrale per il funzionamento della Banca della Terra, per rendere lo strumento più vicino sia agli utilizzatori che ai proprietari. Sarebbe stato compito dei comuni raccogliere le dichiarazioni di disponibilità da parte dei proprietari e successivamente provvedere alla trasmissione delle particelle catastali per l'inserimento nel fascicolo aziendale "Banca della Terra" costituito dall'Agenzia provinciale per i pagamenti in agricoltura.
Mezzano, Tenna, Folgaria e Brentonico sono gli unici Comuni che si trovano nella banca. Purtroppo in questi anni questo canale è andato spegnendosi nonostante le potenzialità che si potevano avere con il servizio offerto di incontro domanda - offerta e i tanti giovani agricoltori che ne hanno bisogno. Problemi burocratici ma non solo, servirebbero maggiori aiuti ai giovani che decidono di dedicare la propria vita alla terra.
Un aspetto certo , ci spiega sempre il presidente del Consorzio dei Comuni, Paride Gianmoena, è l'aumento negli anni delle richieste di terre da parte di contadini o di giovani appassionati all’agricoltura che cercano terreni e che chiedono aiuto alle pubbliche amministrazioni. Una sorta di canale parallelo che sta però ormai terminando.
“La richiesta è sempre maggiore – ci spiega Gianmoena – sia da chi è già contadino ma anche chi vuole partire con una nuova attività nonostante oggi sia davvero difficile farlo. I comuni cercano di dare risposte con i terreni pubblici a disposizione che non vengono più usati da tempo ma ormai sono diventati davvero una rarità perché negli ultimi anni la fame di questi terreni è davvero esplosa”.
Mentre i terreni pubblici da poter coltivare sono diventati ormai merce rara, quelli privati diventano difficili da raggiungere soprattutto con una 'Banca della terra' “congelata”.
C'è poi un altro fronte. “C 'è una grossa richiesta – continua il presidente dei Comuni – di recuperare a pascolo i boschi colpiti da Vaia. Ci sono richieste da chi gestisce malghe e che vorrebbe contratti pluriennali”.
A complicare la situazione per i privati è anche una ulteriore particolarità che riguarda il Trentino. “A livello privato – spiega Paride Gianmoena - è tutto molto più complicato perché ci troviamo davanti ad un forte frazionamento dei terreni e delle proprietà. Questo costringe ad dover rapportarsi con più proprietari e diventa tutto più difficile”.
La “Banca della Terra” rimane comunque uno strumento importante. Fra le finalità di questo strumento, previsto dalla legge 15/2015 sul governo del territorio, c' è quella di contrare fenomeni di abbandono maggiormente evidenti nelle aree marginali del territorio e concorrenti alla riduzione delle potenzialità produttive rurali e al degrado paesaggistico. “L'idea della banca rimane molto buona – conclude Gianmoena – siamo pronti a sederci al tavolo con la Provincia e il dipartimento agricoltura per capire cosa migliorare”.














