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Trento
01 maggio | 06:01

Allevatori, in Trentino il difficile futuro dei giovani. Broch: "Oggi si lavora a guadagno zero". Mancano terreni, "Spazi occupati da vigne a quote sempre più elevate"

Il presidente degli allevatori lancia un appello alla politica trentina: "Chiediamo che la zootecnia venga maggiormente valorizzata. Oggi i contributi dati dalla Provincia evidentemente non bastano più. Serve dare valore anche ai tanti eco-servizi fatti per la comunità, dal mantenimento dei terreni a costo quasi zero alle malghe"

Allevatori, in Trentino il difficile futuro dei giovani

TRENTO. La passione e l'impegno non bastano. Chi oggi ha voglia di portare avanti un allevamento in Trentino, oppure avviarne uno nuovo, si trova davanti a scelte non facili e ad una vita piena di ostacoli. Lo sa bene Giacomo Broch, presidente degli allevatori trentini che tra pochi giorni farà il punto della situazione in un'assemblea. 

 

Costi dei terreni, dei mangimi, delle tante attività per il mantenimento dell'ambiente, e poi la burocrazia, le norme e tanto altro. Aspetti che stanno mettendo davvero in ginocchio gli allevamenti del Trentino che si trovano sempre più a fare i conti con guadagni ormai diventati inesistenti.   

 

“Io da genitore – ci dice Broch  –  direi ai miei figli di pensarci bene prima di portare avanti la mia attività. Certo, mi dispiacerebbe che cambiassero strada ma non posso ignorare tutti i sacrifici e le difficoltà che sto affrontando”.

 

Per quanto riguarda il Trentino, nel 2023 sono state 638 le aziende attive. Un numero di poco inferiore rispetto al 2022. Sono però diminuiti molto gli animali, circa 500 capi in meno segno che lo scorso anno a chiudere sono stati pochi allevamenti ma grossi

 

I GIOVANI E IL GUADAGNO INESISTENTE  
Oggi i giovani che riescono ad avviare un allevamento o che decidono di portare avanti l'attività di famiglia sono sempre di meno nonostante l'interesse non manchi. 

 

I giovani ci sono – ci spiega il presidente degli allevatori trentini – come associazione abbiamo un gruppo di ragazzi con una grande passione ma oggi fare l'allevatore è davvero diventata una cosa difficile. Dall'avere una passione a fare il passaggio e diventare professionisti, la strada è difficile”. 

 

L'ostacolo è quello della marginalità che è pressoché inesistente. “Si deve quasi lavorare per nulla” spiega il presidente degli allevatori. “Rispetto ai costi e al grande impegno che occorre metterci per 365 giorni all'anno e in tutti gli orari, il guadagno è pari a zero”.  

 

Un impegno importante, dal punto di vista lavorativo e sociale, che però non viene ripagato costringendo poi i giovani a cambiare strada. “Anche il ricambio generazionale sarebbe possibile farlo ma – continua il presidente – il gioco non vale la candela”.

 

LE COLTIVAZIONI SEMPRE A QUOTE SUPERIORI E I TERRINI PER L'ALLEVAMENTO SCARSEGGIANO
Uno dei grossi problemi che si trova davanti un giovane che decide di fare l'allevatore è quello di avere dei terreni

Come abbiamo già analizzato, in Trentino la 'Banca della Terra' è rimasta perlopiù lettera morta (QUI L'ARTICOLO). L'obiettivo era importante in quanto il progetto sarebbe dovuto servire a ridare nuova vita ai tanti terreni incolti e abbandonati assegnandoli a chi vuole a lavorare la terra. Ma poco si è fatto. 

 

Nel corso degli anni sono aumentati anche i prezzi diventato ormai proibitivi.  “Sono davvero elevati – spiega il presidente degli allevatori – è poi la frammentazione che ci troviamo ad avere penalizza moltissimo costringendo spesso a spostamenti  costosi”.  

 

Un altro grosso problema che sta venendo avanti, però, è quella delle coltivazioni che, a causa del cambiamento climatico, continuano ad alzarsi di quota. “Oggi ci troviamo vigne a quote davvero elevate e queste vanno ad occupare gli spazi che una volta usavamo per allevamento. Alzarsi di quota è possibile ma a tutto c'è un limite, i nostri animali non possono pascolare sulle rocce”. 

 

L'APPELLO ALLA POLITICA
“Oggi il valore aggiunto che viene dato alla zootecnia di montagna al territorio e all'ambiente – spiega Broch – deve essere riconosciuto di più. Ci sono i contributi da parte della Provincia ma non sono più sufficienti rispetto a quello che viene fatto”.

Se da un lato i costi dei mangimi e delle materie prime sono diminuiti e si  sono stabilizzati rispetto gli anni scorsi,  per un allevamento in montagna rimangono comunque alti. 

 

“Non si alzato il pagamento della carne, del latte del formaggio – continua il presidente – e basta poi pensare ai costi, per esempio, per fare foraggio: il costo dell'attrezzatura è enorme, il trattore che si usa in montagna è ben diverso da quello in pianura”. 

 

Alla politica – chiarisce Broch – chiediamo maggiore valorizzazione e riconoscimento alla zootecnia. Non solo a livello economico ma anche per i tanti eco servizi che portiamo avanti dal mantenimento dei terreni alle malghe”. 

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