"Ritardi sulla Pac e troppo spesso le risorse si fermano a Borghetto", gli allevatori chiedono più risposte alla Provincia: "Anche sui grandi carnivori e sui rimborsi contro le predazioni"
Le preoccupazioni sono i pagamenti ritardati, la burocrazia in aumento, la questione grandi carnivori, le politiche europee che a volte vedono l’allevatore come inquinatore più che giardiniere del territorio. In calo nel 2023 le stalle (-4) e i capi allevati (-300). "Ma tanti giovani si avvicinano a questo settore"

TRENTO. Un forte ritardo nei pagamenti dalla Pac, la gestione dei grandi carnivori e un aumento della burocrazia. Sono questi i principali problemi che preoccupano gli allevatori.
"Numerosi soci evidenziano il ritardo nei pagamento dalla Pac, che rappresentano il giusto riconoscimento del nostro lavoro", le parole di Giacomo Broch, presidente della Federazione provinciale allevatori. "Anche se, in un contesto di margini sempre più risicati, la questione è di sostanza oltre che di forma. Comprendiamo che il passaggio è complesso ma ora è tempo di risolvere".
Qui si inserisce un'altra criticità. "Il sistema nelle idee avrebbe dovuto premiare la montagna ma le risorse destinate al Trentino si sono fermate a Borghetto. La pianura si dimostra più forte e serve un intervento per equilibrare la situazione".
Il presidente della Federazione degli allevatori ha chiesto coraggio alla politica trentina. Anche nella gestione dei grandi carnivori. "Un problema che attanaglia da tempo la categoria, provocando grande sconforto e senso di impotenza, oltre che danno economico e affettivo nei confronti degli animali accuditi e poi persi o feriti. Serve intervenire anche considerando sistemi dissuasori". E' stato criticato in quest’ambito l’inserimento nel de minimis del rimborso contro le predazioni, andando a limitare gli aiuti di Stato a cui gli allevatori possono accedere.
Il presidente Broch chiede poi all'Unione europea di mettere un limite tra stalla e industria zootecnica, per orientare di conseguenza gli aiuti laddove sono veramente necessari. "Siamo preoccupati - aggiunge Broch - perché a volte l’Europa ci vede più come soggetti inquinatori che come custodi e giardinieri del territorio, dimenticando il nostro impegno e i nostri valori in difesa dell’ambiente e della sostenibilità, e che senza zootecnia il turismo non funziona".
Nei numeri il bilancio 2023, approvato all’unanimità, è stato chiuso con segno positivo, come riferito dal direttore Massimo Gentili. Costi e ricavi della produzione rimangono sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente. Il valore della produzione è stato di poco superiore ai 17 milioni di euro.
L’utile ha raggiunto 90.000 euro, destinato a rafforzare il patrimonio della cooperativa. Tuttavia, commentano i vertici della Federallevatori, pesa sul bilancio delle aziende associate l’effetto della crisi innescata dall’invasione dell’Ucraina. Nel solo 2022 i costi di produzione sono aumentati di circa il 30% rispetto al 2020, un incremento non del tutto compensato dall’aumento dei prezzi di latte e formaggi al consumo.
Questo scenario complesso ha determinato un’accelerazione delle chiusure: negli ultimi due anni gli allevamenti da latte associati si sono ridotti da 680 a 638, con un calo del numero di capi in produzione da 19.320 a poco più di 18 mila. Cinque anni fa (2018) erano 740 gli allevamenti, con una media di poco meno di 20.000 vacche presenti.
"Ma c'è la voglia di andare avanti, ci sono tantissimi giovani che intendono impegnarsi in questo settore, che rappresenta un servizio alla comunità". Un po' rientrati i problemi legati all'innalzamento dei costi. "Però dobbiamo considerare che i costi sono più alti sulle montagne per le caratteristiche del territorio - aggiunge Broch - le manutenzioni sono più dispendiosi, i macchinari particolari e i rischi sono maggiori. Per questo servono le risorse che spettano al comparto e la politica deve battagliare a Roma".
La categoria nel corso dell'assemblea ha comunque ricevuto parole di vicinanza e supporto da piazza Dante. "L’Amministrazione provinciale - dice l'assessora Giulia Zanotelli - è impegnata su più fronti tra Roma e Bruxelles, per cercare di dare risposta e soluzione alle criticità incontrate da un comparto fondamentale per l’intero Trentino. Un comparto che però ha dimostrato di saper essere competitivo e che intendiamo sostenere agendo in più direzioni, con uno sguardo attento anche a garantire continuità e l’ingresso di nuove generazioni. Vogliamo quindi mettere in campo strategie di medio e lungo termine con le quali valorizzare le aziende zootecniche e il loro prezioso lavoro sul territorio, anche valorizzando ulteriormente in sinergia con Trentino Marketing le produzioni di queste aziende. A tal scopo nelle prossime settimane sarà istituito un tavolo con gli attori del sistema insieme alla Fondazione Mach e ai veterinari".
"Dobbiamo essere grati agli allevatori trentini perché senza il loro lavoro il Trentino non sarebbe quello che oggi con vanto possiamo presentare", evidenzia l'assessore Mario Tonina. "Conosciamo le criticità che vivete ogni giorno e il confronto con voi è un’occasione per farci comprendere come fare meglio il nostro lavoro, guardando al presente ma anche al futuro. La nostra identità passa per la difesa della nostra zootecnia e il compito fondamentale della politica in una terra di Autonomia è continuare a fare il massimo per sostenerla ed offrire soluzioni di prospettiva che sappiano dare futuro al settore e ai tanti giovani che con passione si mettono in gioco in questo comparto, dando un contributo determinante alla comunità".
Il presidente del Consiglio provinciale di Trento, Claudio Soini, ha sottolineato l’importante funzione rivestita dalla zootecnia per il Trentino, a livello di produzioni di qualità ma anche di tutela del paesaggio, evidenziando la grande attenzione dei giovani verso questo mondo.
"La riforma della Pac è certamente migliorabile – conclude l’europarlamentare Herbert Dorfmann – ma ha centrato alcuni obiettivi importanti, come la redistribuzione dei fondi dalle aziende grandi a quelle piccole, dalle zone dove è facile fare agricoltura a quelle svantaggiate. Per quanto riguarda i grandi carnivori, la questiona va gestita. Stiamo cercando di abbassare il livello di tutela del lupo per riuscire ad avere maggiore campo di azione, ma serve la maggioranza qualificata dei Paesi dell’Europa e alcuni, come la Germania, sono contrari. Stiamo lavorando da mesi su questo aspetto, con la presidente von der Leyen in prima linea, e a breve dovremmo arrivare alla votazione".
Nelle cinque cariche di consigliere di amministrazione in scadenza sono stati confermati Antonello Ferrari (Val del Chiese) e Silvio Stroppa (Bassa Valsugana). Nuovi ingressi: Luca Chincarini (Vallagarina), Luca Perlot (Val d’Adige Paganella) e Andrea Giovannini (Alta Valsugana). L’assemblea ha ringraziato i tre uscenti (non ricandidati) per l’impegno profuso nel corso di mandato: Roberto Simonetti, Gianluca Graziadei e Flavio Sighel.














