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Trento
15 settembre | 20:40

Da Belluno al Trentino la neve e il freddo spingono le bestie a valle, ma gli allevatori rilanciano: "La vera paura? I grandi carnivori. Sono quelli il vero problema"

Giacomo Broch, presidente degli allevatori trentini, racconta il momento della "desmontegada": "Neve e vento? Fossero questi i problemi. Il nostro lavoro si basa sulle stagioni: non ci fasciamo la testa. Le vere sfide per il settore sono altre"

Da Belluno al Trentino la neve e il freddo spingono le bestie a valle, ma gli allevatori rilanciano: La vera paura?
di MOb

TRENTO. Il maltempo di questi giorni sul territorio trentino nel giro di qualche ora ha catapultato città, valli e montagne dalla calda estate ad un freddo autunno "in anticipo".

 

La neve in quota, il vento forte e il drastico calo delle temperature hanno creato qualche problema anche agli allevatori e al bestiame in alpeggio? Il Dolomiti lo ha chiesto a Giacomo Broch, presidente degli allevatori trentini, anche sulla scia del curioso caso di cronaca di Malga Lussari, in Friuli, dove parte del bestiame, sorpreso dalla forte nevicata e dalle temperature in picchiata, è sceso autonomamente a valle mettendo in seria difficoltà il titolare dell’azienda agricola, che si è trovato costretto a chiedere aiuto alla stazione forestale di Tarvisio.

 

 

Dal Bellunese sono state documentate dal pastore Cristian Pianezze e pubblicate da Il Dolomiti (video qui sopra) le immagini delle spettacolari nevicate che hanno avvolto i prati del Mont del Fen, a pochi passi dal rifugio Aquileia. Ed anche in questo caso è stato annunciato un rientro anticipato tra martedì e mercoledì prossimo.

 

In Trentino per la verità difficoltà particolari non se sono presentate: "Fossero questi i problemi!", commenta Broch. "Scherzi a parte, è sempre successo che intorno alla metà di settembre il cambio del meteo e le nevicate in quota innescassero i vari rientri in valle del bestiame e degli allevatori. Già un paio di giorni fa ci siamo portati sotto la "quota neve" prevista e oggi stiamo scendendo sotto i 1.000 metri di altitudine. Si rientra".

 

Il caso friulano insomma è un episodio isolato. "Chi lavora in questo settore sa che gli animali sono "previdenti", che avvertono la neve in arrivo con qualche ora di anticipo. Ma insomma, come dicevo più o meno il periodo del rientro è sempre questo: l'alpeggio lo fa sempre il tempo, inteso come tempo atmosferico. Non ci sono date prestabilite, ci si adatta rispetto alle condizioni meteo: quest'anno siamo saliti un po' tardi rispetto al solito per via di una primavera piuttosto fredda e piovosa, ma non ci fasciamo la testa. I problemi sono altri".

 

"Quali sono le sfide più dure per l'alpeggio?", riprende Broch. "Sicuramente i grandi carnivori. È una prova difficile, che personalmente mi fa paura e la paura è una sensazione condivisa da molti. Vedo tanta passione, tanto entusiasmo e tanti giovani che ci tengono; le "desmontegade" di questi giorni sul territorio trentino stanno dimostrando una volta di più quanto sia sentita la tradizione dell'alpeggio tra le comunità, anche dal punto di vista turistico. Ma c'è anche tanta preoccupazione e amarezza per chi lavora in questo settore, percepisco molto scoraggiamento. Mi auguro che si possano trovare soluzioni concrete per affrontare la questione dei grandi carnivori, in modo da garantire la sicurezza degli animali e la serenità di chi lavora in alpeggio, una tradizione fondamentale per il Trentino che non possiamo permetterci di perdere".

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