Crisi del latte, quando Fugatti era all'opposizione e chiedeva alla Pat di intervenire. L'affondo: "La zootecnia è stata lasciata sola. Servono visione e protezione"
Il problema è enorme ed è giusto che si arrivi anche ad un intervento nazionale. La politica provinciale, nel frattempo, appare immobile e non dà risposte. Eppure nel 2022 il governatore Maurizio Fugatti scriveva: “Se lo Stato non interviene lo faremo noi”, assicurando ulteriori misure per il settore zootecnico e lattiero-caseario. Parole che oggi tornano sotto forma di interrogativo: quali strumenti verranno messi in campo? La consigliera Paola Demagri ha presentato un'interrogazione: "Che fine ha fatto il marchio 'Qualità Trentino'? Perché è scomparso dalle politiche di valorizzazione del latte?"

TRENTO. La crisi del latte non sta trovando una soluzione. Nelle stalle la preoccupazione è altissima. In particolare in quelle di montagna che si trovano ad affrontare una serie di conseguenze che vanno oltre le proprie possibilità con il rischio di dover chiudere e abbandonare un territorio.
Dopo il boom produttivo del 2025 avvenuto in particolare dalle stalle di fondovalle e pianura, si sono innescate tremende speculazioni, il prezzo alla stalla è precipitato e oggi agli allevatori viene chiesto di ridurre la produzione, perfino di anticipare il fine carriera delle bovine.
“Il vero intervento che attendiamo è quello a livello nazionale per porre un freno a questa speculazione. Noi ci troviamo in grossa difficoltà” ha spiegato nei giorni scorsi a il quotidiano il Dolomiti il presidente degli allevatori Giacomo Broch. (QUI L'ARTICOLO)
A parlare di “qualcosa mai visto” è stato invece Sergio Paoli, direttore di Latte Trento. “Io sono da trent'anni in questo settore e non ho mai visto una situazione del genere” aveva spiegato sollecitando l'intera comunità ad acquistare e consumare prodotti trentini. (QUI L'ARTICOLO)
“C'è stato un eccesso di redditività nel 2025, un valore troppo lusinghiero che ha indotto, in particolare le stalle di pianura, tedesche, francesi e italiane, a spingere sempre di più nella produzione del latte per guadagnare più soldi” ha voluto ribadire, invece, Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Tutela Grana Padano sottolineando l'attenzione che deve essere messa alle “stalle di montagna” che nulla hanno a che fare con la sovrapproduzione di latte avvenuta lo scorso anno. (QUI L'ARTICOLO)
Il problema è enorme ed è giusto che si arrivi ad un intervento nazionale. La politica provinciale, nel frattempo, appare immobile e non dà risposte.
Non è la prima volta che il latte diventa terreno di dibattito e scontro politico. Nel 2016, dai banchi dell’opposizione, lo stesso Fugatti criticava l’allora assessore Michele Dallapiccola per la gestione di una crisi analoga. Oggi i ruoli sono diversi, ma la domanda resta identica: cosa si sta facendo?

Nelle vallate trentine i conti economici delle aziende iniziano a risentirne. “La zootecnia trentina è stata lasciata sola” è l'attacco che arriva dalla consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri nei confronti della Giunta Fugatti.
“Il settore zootecnico trentino è stato progressivamente messo ai margini. Negli ultimi anni - continua - gli allevatori sono stati lasciati soli ad affrontare l’aumento dei costi energetici, la difficoltà nel reperire foraggi e mangimi, le emergenze sanitarie che portano all’abbattimento dei capi, e una gestione della fauna selvatica che ha scaricato su di loro tutto il peso dei conflitti. Il risultato è un settore che si sente abbandonato proprio nel momento in cui avrebbe avuto più bisogno di visione e protezione”.
Ogni stalla che chiude non è solo un’azienda che scompare: è un pezzo di territorio che si indebolisce. Meno presidio delle montagne, meno cura dei pascoli, più rischio idrogeologico, meno lavoro nelle valli. È un’intera filiera che perde qualità e continuità.
“In Trentino si chiede agli allevatori di ridurre la produzione, razionare l’alimentazione delle vacche ed eliminare gli animali 'problematici'” continua Demagri. “In Alto Adige, invece, il settore mantiene stabilità, esporta in oltre quaranta Paesi e valorizza un marchio territoriale forte. E mentre qui chiudono stalle, in Spagna che cresce tra le economie più dinamiche d’Europa il comparto lattiero-caseario investe, innova e si espande. Altri territori crescono perché proteggono la loro base produttiva. Noi la stiamo lasciando andare”.
Segnali di una situazione difficile sarebbero arrivati anche dalle mostre zootecniche avvenute nei mesi scorsi. “Mi sono ritrovata - spiega sempre Demagri - in eventi storici della zootecnia trentina dove non c’erano gli allevatori, in segno di protesta, e non c’erano i rappresentanti della Giunta, per disinteresse. Un vuoto su entrambi i fronti che racconta meglio di qualsiasi analisi la frattura che si è creata. Quando un settore arriva a non riconoscersi più nelle sue istituzioni, significa che qualcosa si è rotto. E quando la politica non sente il dovere di esserci, significa che ha smesso di ascoltare”.
E la Lega? "All’opposizione presidiava ogni piazza, ogni fiera, ogni stalla. Diceva di non poter fare altro che protestare. Oggi la Lega governa la Provincia autonoma di Trento e dispone degli strumenti dell’autonomia per intervenire. Eppure, su questo tema come su molti altri, da Piazza Dante arriva un silenzio assordante. Anzi, continua a protestare se le opposizioni mettono in luce le carenze . Mai sentito un Mea culpa, mai. La responsabilità politica oggi è loro, e non possono continuare a comportarsi come se fossero ancora all’opposizione e nemmeno pensare di essere autosufficienti".
Nonostante i vincoli europei, esistono margini di manovra. Sul tema Demagri ha presentato un'interrogazione in consiglio provinciale. Fra le domande contenute nel documento tre sono emblematiche: “Che fine ha fatto il marchio 'Qualità Trentino'? Perché è scomparso dalle politiche di valorizzazione del latte? La Giunta intende ripristinarlo o rinnovarlo? Perché sono state abbandonate le 'Feste del Latte' e le iniziative pubbliche che un tempo valorizzavano il settore e creavano relazione con i produttori? Perché gli amministratori provinciali sono spariti dalle manifestazioni zootecniche, quando in campagna elettorale presidiano ogni centimetro quadrato delle fiere? Quale indirizzo politico giustifica questa distanza?”
Di una cosa siamo certi. Di fronte a un problema simile, non bastano gli appelli di Latte Trento né le parole del Consorzio Tutela Grana Padano a colmare un vuoto che è prima di tutto politico. Non si parla solo di latte ma si parla di comunità, di lavoro, di interi territori che rischiano di rimanere abbandonati. Di un’identità che rischia di diventare solo un marchio da museo.














