Ridurre la produzione per superare la crisi? Il Consorzio Grana Padano: "L'idea di Latte Trento condivisibile, ma non tocchiamo le stalle di montagna, si rischia l'abbandono"
A parlare è Stefano Berni direttore generale del Consorzio Tutela Grana Padano che ha contattato il Dolomiti per sottolineare come la crisi di oggi sia dovuta ad un "eccesso di redditività nel 2025, un valore troppo lusinghiero che ha indotto a spingere sempre di più nella produzione del latte per guadagnare più soldi". La soluzione? "Tornare ai valori di produzione del 2024 ma non agendo sulle stalle di montagna"

TRENTO. Troppo latte, prezzi in caduta e stalle di montagna a rischio. “La sovraproduzione avvenuta nel 2025 di latte è stata devastante”. A dirlo è Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Tutela Grana Padano, che non usa mezzi termini per puntare il dito contro le spinte eccessive per la produzione del latte – soprattutto in pianura – e mette in guardia da scelte che potrebbero mettere a rischio le stalle di montagna e, con esse, la tenuta stessa del territorio.
Il consorzio conta 200 soci tra cui anche i produttori di Trentingrana. La situazione che sta attraversando il settore lattiero caseario è grave e nei giorni scorsi Latte Trento, con il direttore Sergio Paoli, ha rivolto un appello alle stalle trentine affinché si arrivi ad una riduzione, dove è possibile, della produzione del latte (QUI L'ARTICOLO).
Ed è proprio da qui che parte la riflessione di Berni che sottolinea l'attenzione che deve essere messa alle “stalle di montagna” che nulla hanno a che fare con la sovraproduzione di latte avvenuta lo scorso anno in Italia ma anche in Germani e in Francia.
Direttore, nei giorni scorsi Latte Trento ha deciso di scrivere ai soci chiedendo l'impegno a diminuire la produzione di latte. Lei cosa ne pensa?
Sono d accordo con l'appello lanciato dal direttore Sergio Paoli che invita a ridurre la produzione di latte. Il particolare, però, è giusto rivolgersi a chi ha cresciuto questa produzione e che purtroppo ha generato questo clamoroso precipizio del valore del latte spot. E' stata prodotto troppo latte e proprio questo anche su prezzo l'accordo al ministero ha stabilito che la quantità pari allo scorso anno viene pagata 55 centesimi, quella superiore si scende a 22 centermi. L'obiettivo è frenare la crescita produttiva del 2025, anche in Germania e in Francia, che ha portato ad una devastazione.
Si è detto che il Grana Padano ha deciso di 'espellere' una grossa quantità di latte creando non pochi problemi. E' così?
Assolutamente no. Il sistema Grana Padano non espelle latte ma ogni anno ne trasforma il 2,5% in più. Nel 2025 è cresciuto del 7,5% cioè il triplo del trend abituale trasformando addirittura 200 mila tonnellate di latte in più rispetto al 2024. L'assemblea dei 200 soci del consorzio, tra cui i produttori di Trentingrana, il 18 dicembre scorso ha inasprito i futuri costi degli esuberi produttivi di grana padano ma gli effetti si vedranno solo dall'estate . Infatti la crescita produttiva ulteriore in questi gennaio è stata del +6% e altrettanto sarà nel corrente febbraio. Perciò il sistema Grana Padano non solo non espelle latte ma addirittura da sempre ne assorbe ben più del trend di crescita produttiva media delle stalle italiane, padane e trentine. Preciso infine che l'aumento produttivo di forme di Grana Padano nel 2025 è stato di 418 mila forme.
Lei ha parlato della decisione di inasprire i futuri costi degli esuberi produttivi. Cosa significa?
Ci saranno dei costi aggiunti per scoraggiare che si reiteri una produzione così forte che nel secondo sempre del 2025 ha superato il 12%.
Molte stalle di montagna si trovano in una situazione difficile.
Per andare avanti le stalle di montagna hanno bisogno di un reddito aggiuntivo perché, in caso contrario, non riescono ad avere un margine sufficiente per continuare. La loro sopravvivenza è fondamentale perché sono presidio importante del territorio. A soffrire in questo momento sono quelle stalle che lo scorso anno sono cresciute di più nella produzione del latte ma ora su questo prodotto guadagnano poco.
Non è un problema solo in Italia. Anche in altre zone d'Europa si è assistito ad una sovrapproduzione di latte. Come mai?
C'è stato un eccesso di redditività nel 2025, un valore troppo lusinghiero che ha indotto, e non parlo delle stalle di montagne ma in particolare le stalle di pianura, tedesche, francesi e italiane, a spingere sempre di più nella produzione del latte per guadagnare più soldi. Bisogna finirla di tenere in stalla le vacche 'dalla barba bianca'. Si è creato il paradosso che senza macellazione il prezzo di questi animali è diventato altissimo e anche della carne. C'è chi ha immesso manze nuove senza eliminare le vacche vecchie e questo sta accadendo ancora adesso.
E quale sarebbe secondo lei la soluzione?
Partiamo dal dire che il benessere animale è una necessità inderogabile. E' giusto che le vacche non vengano iper stressate per la produzione del latte. La soluzione ideale è quella di dimensionare la mandria e la stalla sulle quantità del 2024. Serve tornare ai numeri di produzione latte di due anni fa. Questo 'rientro' lo dovranno affrontare anche oltralpe. Per farlo bisognerà macellare capi e soprattutto se metto dentro tre vacche nuove devo macellare almeno 3 vecchie per avere una continuità o 4 perchè devo ridurre il numero di capi.
Imporre vincoli alle stalle di montagna potrebbe causare non solo un calo della produzione di latte, ma anche problemi per la gestione e la sicurezza del territorio?
E' sbagliatissimo andare a ridurre le stalle di montagna mettendo dei freni e dei vincoli. Le criticità ci sono nelle stalle di pianura e fondovalle. Se si agisce sulle stalle in alta montagna si rischia l'abbandono nel territorio e senza cura si rischiano disastri. Basta pensare alla tremenda frana avvenuta in passato in Valtellina, io ho 70 anni e la ricordo bene. Lì il territorio era stato abbandonato. Non deve succedere la stessa cosa oggi.












