"Crisi del latte, il prezzo crolla ma sugli scaffali non cambia niente", Dallapiccola: "La Provincia è ferma e le proposte di un ddl già ci sono e si scontrano con Bruxelles"
L'ex assessore e oggi segretario politico di Casa Autonomia, Michele Dallapiccola, sulla crisi del latte: "Una proposta è quella di istituire un tavolo? Bene ma alla serie di audizioni proposte in commissione ci si è dimenticati di un'importante realtà della Valsugana che non rientra nella cooperazione ma che pesa per un quarto della produzione trentina con 30 milioni di litri"

TRENTO. Crisi del latte sì ma i prezzi sugli scaffali del supermercato che restano invariati o quasi. Una Provincia definita un po' troppo timida nell'affrontare la questione. Un interesse di alcuni consiglieri seppur positivo, che presenta alcune dimenticanze oppure che è poco praticabile nel concreto. La situazione è complessa mentre nelle stalle la preoccupazione è alta e cresce ancora.
Il rischio, infatti, per alcuni allevatori è di chiudere e abbandonare il territorio per l'impossibilità di raggiungere un equilibrio costi-produzione.
Dopo il boom produttivo del 2025 trainato in particolare dalle stalle di fondovalle e di pianura, il sistema è entrato in difficoltà. Il latte spot è crollato (Qui articolo) e il prezzo alla stalla è precipitato: oggi agli allevatori viene chiesto di ridurre la produzione, perfino di anticipare il fine carriera delle bovine.
"Il vero intervento che attendiamo è quello a livello nazionale per porre un freno a questa speculazione. Noi ci troviamo in grossa difficoltà", le parole a il Dolomiti di Giacomo Broch, il presidente degli Allevatori ha puntato il dito in particolare contro le industrie della pianura e del fondovalle mentre la montagna subisce questa dinamica (Qui articolo). A parlare di “qualcosa mai visto” è stato invece Sergio Paoli. "Sono da trent'anni in questo settore e non ho mai visto una situazione del genere", il direttore di Latte Trento ha quindi invitato l'intera comunità a consumare prodotti trentini (Qui articolo).
“C'è stato un eccesso di redditività nel 2025, un valore troppo lusinghiero che ha indotto, in particolare le stalle di pianura, tedesche, francesi e italiane, a spingere sempre di più nella produzione del latte per guadagnare più soldi” ha voluto ribadire, invece, Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Tutela Grana Padano sottolineando l'attenzione che deve essere messa alle “stalle di montagna” che nulla hanno a che fare con la sovrapproduzione di latte avvenuta l'anno scorso (Qui articolo).
Una questione di costi ma qualcosa non sembra tornare. "Il latte spot va a terra, così come il valore del conferito dai contadini, eppure i prezzi nella Grande distribuzione non sembrano essere cambiati più di tanto", le parole di Michele Dallapiccola, ex assessore e oggi segretario politico di Casa Autonomia. "Da qualche parte c'è un differenziale da considerare e una filiera in mezzo da valutare tra il punto di partenza e quello di arrivo sugli scaffali".
Non è la prima volta che il latte diventa terreno di dibattito e scontro politico. Nel 2016, dai banchi dell’opposizione, Fugatti stesso criticava l’allora assessore Michele Dallapiccola per la gestione di una crisi simile.
"La Provincia è ferma", dice Dallapiccola. "Più preoccupata a ricomporre, senza grandi passi in avanti, la frattura tra Latte Trento e Concast invece di analizzare possibili soluzioni, compreso di chiedere al governo interventi e sostegni per un settore importante per il Trentino. In generale la maggioranza non si muove molto sul tema e così diventa difficile avere risposte: si rischia poi di restare indietro rispetto alle altre Regioni, in particolare quelle che possono contare sui colossi del comparto".
A intervenire recentemente è stato Walter Kaswalder (Patt) con un ddl per modificare la legge provinciale dell'agricoltura (2003) che tratta dei sostegni della zootecnia di montagna. Una proposta che andrebbe a introdurre nuove misure per favorire il ricambio generazionale, incentivare l’ammodernamento delle strutture e sostenere le attività agricole nelle zone montane.
Tra gli interventi ci sono anche contributi per la modernizzazione delle stalle, incentivi al reddito degli allevatori e finanziamenti per ridurre i costi energetici delle aziende. Una partita da 7,5 milioni per tre anni. Anche Roberto Stanchina (Campobase) chiede alla maggioranza di uscire dal silenzio.
"L'esponente del Patt cerca un po' di muovere le acque ma forse ingenuamente con il suo ddl ripropone esattamente tutto quello che prevede l'ancora attualissima legge 4 del 2003 con una serie di parametri che però sono soggetti a notifica comunitaria e che verrebbero sicuramente respinti da Bruxelles", prosegue Dallapiccola. "Una proposta è quella di istituire un tavolo? Bene ma alla serie di audizioni proposte in commissione ci si è dimenticati di un'importante realtà della Valsugana che non rientra nella cooperazione ma che pesa per un quarto della produzione trentina con 30 milioni di litri: se disponibile andrebbe convocata".
Insomma, per il segretario politico di Casa Autonomia serve un fronte unito. "Tutti gli attori del sistema devono portare un contributo per affrontare questa crisi con serietà. E' una battaglia che riguarda tutto il Trentino", conclude Dallapiccola.












