Alle case vengono preferiti i meleti: l'edilizia sociale ostaggio della burocrazia da 25 anni. E in città vengono a mancare appartamenti per 70 famiglie
Tra vincoli paesaggistici e rimpalli di responsabilità, la costruzione di nuovi alloggi popolari resta ferma al palo. L'unica via d'uscita è un patto tra istituzioni per trasformare vecchie caserme e aree degradate in nuovi centri di vita urbana

BOLZANO. "Non abbiamo più terreni. Nemmeno un metro quadrato". L’Istituto per l’Edilizia Sociale di Bolzano ha esaurito lo spazio vitale e a dirlo è la presidente Francesca Tosolini, che punta il dito contro uno stallo burocratico che dura da venticinque anni. Il simbolo di questa paralisi è un meleto oltre via Resia: 5.820 metri quadrati che oggi, invece di ospitare settanta famiglie, sono ancora affittati a un contadino.
La storia del meleto inizia nel 2001. All'epoca, l'Ipes acquistò l'area agricola per l'equivalente di 2 miliardi di lire. "Acquistatelo anche se è verde agricolo — era stata la rassicurazione degli uffici comunali — poi noi, con una variazione, lo trasformiamo in zona residenziale di espansione".
L'operazione sembrava una formalità, ma si è trasformata in un calvario: prima i vincoli paesaggistici nel 2007, poi il diniego nel 2015. "Non abbiamo mai mollato — spiega Tosolini — e siamo tornati più e più volte a chiedere che la promessa venisse mantenuta. Il 5 febbraio è previsto un incontro per parlare del tema e vedremo cosa dicono in merito Claudio Corrarati e Stephan Konder".
Il fabbisogno abitativo a Bolzano è enorme: il Comune stesso ha stimato la necessità di mille nuovi alloggi sociali. Se mancano i terreni vergini, l'unica strada è densificare l'esistente. In via Aslago, ad esempio, l'Ipes possiede sei palazzine datate che potrebbero essere demolite per far posto a un complesso moderno.
"Oggi ci sono poco più di 50 appartamenti, per realizzarne di più è necessario che il Comune aumenti l’indice di cubatura", spiegano i vertici dell'Istituto. Il piano prevede di triplicare la disponibilità, arrivando a 170-180 alloggi, divisi tra sociale, cooperative e privato a prezzo calmierato.
Nonostante i blocchi, l'Ipes cerca di far avanzare i pochi progetti già avviati, a partire dalla torre in legno di Druso Est-Prati di Gries, un intervento da circa 30 alloggi la cui gara d'appalto è attualmente al vaglio della commissione.
Contemporaneamente, i lavori sono già partiti in via Castel Flavon ad Aslago, dove sulle ceneri dell'ex convitto Josefsheim sorgerà un complesso da oltre 60 alloggi. Le prospettive future restano tuttavia legate a nodi politici ancora da sciogliere, come il confronto con la Provincia per valutare eventuali spazi di manovra nell'area dell'ex caserma Gorio ai Piani o la complessa situazione dei Bagni di Zolfo.
In quest'ultimo caso, l'area mantiene una destinazione alberghiera in zona agricola e, senza una variazione del Puc, rimarrà impossibile realizzare sia la casa albergo sia i nuovi alloggi sociali tanto attesi dalla città.

















