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Bolzano
28 gennaio | 18:56

"Il verde agricolo non si tocca. Si deve costruire sul costruito". Il vicesindaco conferma: il meleto vince sulla casa popolare

Il verde agricolo non si tocca. La priorità è costruire sul costruito

Il verde agricolo non si tocca

BOLZANO. Il prossimo 5 febbraio è segnato in rosso sul calendario dell'edilizia sociale bolzanina. Sarà il giorno dell'ennesimo faccia a faccia tra l'Ipes e il sindaco Claudio Corrarati, un incontro (come abbiamo anticipato in QUESTO articolo) che ha il sapore di un ultimo, disperato tentativo di sbloccare una situazione rimasta congelata per un quarto di secolo.

 

Al centro della disputa c’è un meleto tra Firmian e Casanova: cinquemilaottocento metri quadrati che per l’Istituto significano 70 alloggi popolari, ma che per la maggioranza Svp in Comune rappresentano un confine sacro e invalicabile: quello del verde agricolo.

 

La storia di questo terreno è un paradosso burocratico che affonda le radici nel 2001. All’epoca, su suggerimento della giunta Salghetti, l’Ipes acquistò l’area per l’equivalente di due miliardi di lire, con la promessa di una futura variante urbanistica. Da allora sono passati venticinque anni, tre assessori all’urbanistica e innumerevoli dinieghi. Il terreno è rimasto agricolo, vincolato dal paesaggio e protetto dalla politica. 

 

La linea del Comune, ribadita con forza dal vicesindaco Stephan Konder, non ammette deroghe: la priorità assoluta è "costruire sul costruito". Secondo Konder, il verde agricolo non si tocca finché non saranno esaurite tutte le altre possibilità di recupero urbano. Il Comune punta tutto sul nuovo Programma di sviluppo del territorio e su aree come le caserme Huber, dove però non si vedrà un mattone prima del 2029. Per la giunta, tra progetti privati e cooperative, ci sono già oltre 1.200 alloggi in rampa di lancio, rendendo inutile il sacrificio del "cuneo verde".

 

Di parere opposto sono le cooperative e l’Ipes, che vedono le proprie aree esaurirsi e chiedono decisioni coraggiose. Monica Devilli, presidente di Coopbund, parla apertamente di un "tabù del verde agricolo" che va superato per rispondere a un fabbisogno abitativo che non può aspettare i tempi biblici della politica. Ma il rimpallo di responsabilità non risparmia nemmeno le aree già urbanizzate. In via Aslago, il progetto per passare da 52 a 180 alloggi è fermo da anni in un labirinto di veti incrociati: l'Ipes chiede più cubatura, il Comune esige che l'Istituto risolva prima le trattative con i proprietari privati dei vecchi condomini.

 

Mentre l'assessora provinciale Ulli Mair cerca di mantenere il confronto sui binari istituzionali lontano dai media, la realtà parla di una città immobile. Bolzano resta sospesa tra la volontà (di pochi) di preservare la sua identità rurale e l'urgenza di dare un tetto a chi non può permettersi i prezzi folli del mercato privato.

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