Caso Valbruna, dopo il bando deserto la Provincia cerca una nuova intesa con l'azienda
Dopo il bando di gara andato deserto, Galateo vuole valutare ogni opzione, ma la linea della Provincia è il "no" alla vendita

BOLZANO. Il futuro delle Acciaierie Valbruna approda nelle stanze di Palazzo Widmann. Il presidente della Provincia Arno Kompatscher e il suo vice, Marco Galateo, hanno incontrato Michele Amenduni, vertice dell'azienda vicentina, e Alexander Rieper, presidente di Confindustria Alto Adige, nel tentativo di ricomporre un puzzle che si è fatto estremamente complesso dopo il recente fallimento del bando pubblico per l'assegnazione dei terreni di via Volta.
L'incontro, durato quasi due ore e svoltosi senza la presenza dei tecnici, è stato descritto dalle parti presenti come "costruttivo". Michele Amenduni, ha affidato ai pochi presenti un commento laconico ma significativo: "Il pallino adesso è in mano alla Provincia". In sostanza, ora più di prima è la politica che è chiamata a sciogliere il nodo della gestione di un'area strategica per l'economia locale.
Al centro del dibattito resta la forma di possesso dei terreni. La famiglia Amenduni non ha mai nascosto di considerare l'acquisto dell'area una condizione indispensabile per dare il via ai massicci piani di investimento necessari a modernizzare lo stabilimento bolzanino, che oggi dà lavoro a 580 persone. Per rendere più appetibile la proposta di acquisto, la proprietà avrebbe messo sul tavolo la disponibilità a farsi carico dei costi di bonifica, un’operazione stimata in decine di milioni di euro che, in caso di concessione, resterebbero invece in capo alla Provincia in quanto proprietaria.
Nonostante l'apertura sul fronte dei costi ambientali, la Giunta provinciale appare spaccata. Se da un lato il vicepresidente Galateo spinge per valutare ogni opzione, la linea prevalente rimane quella del "no" alla vendita, supportata dai pareri tecnici che vedono nella concessione l'unico strumento percorribile.
L'ipotesi al vaglio degli uffici sarebbe dunque quella di un nuovo bando "rivisto e corretto", con una superficie ridotta e una durata inferiore rispetto ai 50 anni inizialmente previsti, magari scorporando l'area ex Lama Bolzano per destinarla all'ampliamento del Noi Tech Park. Una soluzione, quest'ultima, che permetterebbe di abbassare il canone di concessione, giudicato proibitivo dall'azienda, ma che scontra con la volontà della Valbruna di non ridimensionare il perimetro operativo attuale.
Resta aperta anche la questione della procedura: nuovo bando o trattativa diretta? Mentre i tecnici provinciali richiamano i vincoli della direttiva Bolkestein per imporre la gara, alcune voci politiche, tra cui esponenti dei Verdi in Consiglio comunale, suggeriscono che l'eccezione per "obiettivi di politica occupazionale strategica" potrebbe permettere una negoziazione più agile.
Sullo sfondo restano l'ansia e l'incertezza dei lavoratori. I sindacati Fim, Fiom e Uilm, temendo che un nuovo bando possa tradursi in ulteriori mesi di stallo e nel rischio di una delocalizzazione della produzione, hanno formalizzato una richiesta di incontro urgente al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.









