Acciaierie, la Valbruna offre 40 milioni per i terreni, la Provincia dice no: "Cifra assolutamente inadeguata"
Preoccupato il Presidente kompatscher: "Una vendita definitiva lascerebbe la società libera di cambiare la destinazione dell’area in futuro"

BOLZANO. Dopo l’incontro di giovedì a Palazzo Widmann e quello del sabato precedente al Commissariato del Governo, dopo le parole dei Ministri Urso e Salvini, dopo le dichiarazioni (sempre uguali) di presidenti e vicepresidenti (vicende della quali avevamo parlato in QUESTO e in QUESTO articolo), la società Valbruna, guidata dalla famiglia di industriali vicentini Amenduni, ha presentato ufficialmente alla Provincia un’offerta per l’acquisto dei 20 ettari in via Volta su cui sorge lo stabilimento delle Acciaierie.
La cifra proposta si aggirerebbe tra i 30 e i 40 milioni di euro, una somma che l’amministrazione provinciale considera assolutamente inadeguata se confrontata con gli attuali prezzi di mercato a Bolzano, dove la scarsità di aree produttive ha spinto le ultime quotazioni oltre i mille euro al metro quadrato, portando il valore potenziale del sito sopra i 200 milioni.
Basti pensare che nella gara per la concessione cinquantennale dei terreni si parlava di 150 milioni di euro.
Tuttavia, al di là dell'aspetto economico, la questione centrale riguarda le garanzie sul futuro del complesso: il timore espresso dal presidente Arno Kompatscher è che una vendita definitiva lasci la società libera di cambiare la destinazione dell’area in futuro, mentre l’obiettivo pubblico resta quello di salvaguardare la produzione e i posti di lavoro.
Per mantenere il controllo strategico su un settore considerato fondamentale a livello nazionale ed europeo, la Provincia punta quindi su una nuova concessione di lunga durata, circa 50 anni, con un canone annuo vicino al milione e mezzo di euro, superando così l’impasse della precedente gara per il diritto di superficie andata deserta.
Una soluzione che richiederebbe un passaggio in Consiglio provinciale per modificare la legge “Territorio e paesaggio” del 2018, introducendo la fattispecie della concessione revocabile nel caso in cui l’attività siderurgica dovesse cessare.
Nonostante le distanze attuali, il vicepresidente Marco Galateo si mostra ottimista sulla possibilità di raggiungere un’intesa tra fine febbraio e inizio marzo, sottolineando come entrambe le parti condividano la volontà di garantire la continuità occupazionale.
La fretta di chiudere la partita è dettata anche dalla necessità della Valbruna di ottenere rassicurazioni formali entro la fine del mese per non perdere i 143 milioni di investimenti destinati all’efficientamento energetico e alla riduzione delle emissioni nei siti di Bolzano e Vicenza, un piano già approvato da Invitalia.












