Il Trentino fucina per la cyber sicurezza, è boom di addetti. Di Nicola: ''Sono raddoppiati gli attacchi hacker, le imprese cercano aiuto. Serve interdisciplinarietà per contrastarli''
Un settore in crescita in Trentino grazie all'università e ai centri di ricerca d'eccellenza presenti nel nostro territorio. Sul fronte degli addetti, le imprese che hanno creato più opportunità di lavoro sono localizzate in Lombardia, Lazio e Trentino Alto Adige che, con i loro 18mila addetti, rappresentano il 62% di tutto il settore

TRENTO. Dalle intrusioni nei server delle aziende sanitarie per rubare dati sensibili agli attacchi alle imprese e alle grandi catene bloccandone spesso i processi produttivi e chiedere riscatti. Gli ultimi due anni di pandemia si sono distinti per un aumento vertiginoso di cyber attacchi. Una minaccia che non giunge certamente nuova ma che negli ultimi anni si è senza dubbio intensificata. Un aumento che in parte dipende anche dal fatto che la pandemia e le relative restrizioni a cui imprese ed enti hanno dovuto fare fronte hanno aumentato la dipendenza dai sistemi informatici.
Basta pensare allo smart-working, alle migliaia di computer privati usati per scopi aziendali e spesso privi magari di sistemi di sicurezza. Tutte situazioni che hanno contribuito a indebolire le difese spesso già molto deboli. “Nel periodo della pandemia – ha confermato a il Dolomiti Andrea Di Nicola, criminologo, coordinatore di eCrime e direttore della centro di Scienze della Sicurezza e della Criminalità dell’Università di Trento e Verona – è indubbio che abbiamo assistito ad un aumento degli attacchi. Basta guardare anche gli ultimi report del Ministero dell’Interno che mostrano come, rispetto allo scorso anno, nei primi mesi del 2022 i casi siano quasi raddoppiati”.
Ma chi sono questi hacker? Spesso si tratta di piccoli gruppi di specialisti oppure di hacker singoli che agiscono per esempio dai Paesi dell'Est Europa. Un'altra dinamica in atto però è quella relativa al 'crime as a service', dove cyber-criminali con capacità limitate trovano sempre più software sviluppati da esperti per commettere crimini online. Comprano insomma un servizio, magari nel dark web, per portare avanti intrusioni e attacchi.
“Oggi – spiega Di Nicola - si stanno notevolmente riducendo la qualità e le quantità delle competenze necessarie per commettere attacchi informatici. Anche chi ne ha poche riesce a trovare online in modo semplice degli strumenti per i suoi fini”.
Se da un lato sono aumentati gli attacchi, però, dall’altro sono cresciute enormemente anche le imprese che offrono servizi di sicurezza informatica contro gli hacker e per difendere i dati presenti nei propri server. Ed è proprio in queste settore che il Trentino si sta differenziando. A fotografarlo è stato Unioncamere che mostra come sul fronte degli addetti le imprese che hanno creato più opportunità di lavoro nell’ambito della Cyber sicurezza sono localizzate in Lombardia, Lazio e Trentino Alto Adige che, con i loro 18mila addetti, rappresentano il 62% di tutto il settore.
“Le aziende vogliono proteggersi perché hanno delle responsabilità – continua il direttore della centro di Scienze della Sicurezza e della Criminalità dell’Università di Trento e Verona – e per questo ci troviamo davanti anche ad un maggiore bisogno di conoscenze. Tornando al mercato della sicurezza questo spiega perché stanno aumentando le attività che offrono servizi di cyber sicurezza”.
Un settore in crescita in Trentino grazie all'università e ai centri di ricerca d'eccellenza che sono presenti nel nostro territorio, basta pensare all'impegno portato avanti dalla Fondazione Bruno Kessler o l’Università, che hanno portato, come fotografato anche UnionCamere, a nuovi posti di lavoro in un settore che tempo fa occupava poco spazio.
“In Trentino – spiega Andre Di Nicola – possiamo dire che la digitalizzazione sia sempre andata forte, le aziende collegate a questo settore hanno portato avanti sempre ottime esperienze. Un tessuto imprenditoriale, un centro di ricerca come Fbk, l'università hanno permesso in questi anni di alimentare certe competenze che hanno portato il Trentino ad essere in una situazione avanzata dal punto di vista digitale”.
Questo però non basta. Fondamentale per affrontare le sfide future è riuscire a fondere le competenze tecnologiche che si hanno con quelle giuridiche, sociali e psicologiche per creare una interdisciplinarietà.
“Le nuove aziende che operano oggi nella protezione degli asset digitali sono molto spesso attentissime agli aspetti tecnologici ma poco alla prevenzione, all'educazione dei lavoratori, alla formazione interna all'azienda e la sua organizzazione che sono aspetti altrettanto importanti” spiega Di Nicola. “Non vale ovviamente per tutte, ma molte aziende nascono sull'onda della domanda dando molte soluzioni tecnologiche al problema ma molte potrebbero anche arrivare dal livello organizzativo, gestionale dell'azienda e anche dall'attività di formazione e di educazione. Su questi aspetti – conclude l'esperto - c'è ancora molto da fare”.


















