Da Dolomiti Energia a myCicero: cyberattacchi in crescita, ora si teme l'uso dell'Intelligenza artificiale. L'esperto: "La sicurezza non basta più, serve resilienza”
L’aumento dei furti di dati vede attivi sia gruppi criminali, sia organizzazioni sponsorizzate da Paesi esteri. “E la situazione potrebbe peggiorare con l’uso crescente dell’intelligenza artificiale” ci spiega Bruno Crispo professore del dipartimento di Ingegneria e Scienza dell'informazione dell'Università di Trento

TRENTO. La crescita dei reati informatici è continua. Dalle aziende pubbliche a quelle private gli attacchi negli ultimi anni si sono moltiplicati.
Si va dalla violazione di account al furto di dati aziendali. I numeri sono in continuo aumento. Basta leggere l'ultimo rapporto Clusit di marzo dove si parla di una crescita del 15% nel 2024 rispetto l'anno precedente.
Uno degli ultimi episodi in Trentino è quello che ha riguardato l'attacco informatico a uno dei fornitori di Dolomiti energia (Qui l'articolo). Ma ad essere colpiti sono stati anche i siti myCicero e MooneyGo tra il 29 e il 30 marzo 2025, con conseguente esfiltrazione di alcuni dati personali.
L’aumento dei furti di dati vede attivi sia gruppi criminali, sia organizzazioni sponsorizzate da Paesi esteri. “E la situazione potrebbe peggiorare con l’uso crescente dell’intelligenza artificiale” ci spiega Bruno Crispo professore del dipartimento di Ingegneria e Scienza dell'informazione.
Sono sempre più frequenti gli attacchi informatici che mirano a rubare dati ad aziende pubbliche e private. Come mai siamo di fronte a questo genere di aumento?
Ci sono diverse motivazioni concomitanti. Il primo elemento da prendere in considerazione è che ormai quasi tutte le aziende hanno un asset in formato digitale ed è questo l’ambiente in cui il crimine organizzato sta lavorando.
Abbiamo un aumento del furto dei dati che vede attive sia organizzazioni criminali, sia gruppi sponsorizzati da Paesi esteri. Oggi ne abbiamo più contezza perché, a seguito delle direttive Nis1 e Nis2, è diventato obbligatorio per le aziende riportarlo.
È presto per dirlo, ma potrà esserci un ulteriore aumento dovuto all’uso dell’intelligenza artificiale. Tenere un intero sistema al sicuro non sarà semplice e il crimine si è spostato in questi ambienti.
L’aumento sarà su più fronti. L’anno scorso sono aumentati gli attacchi alle aziende pubbliche, quelle della sanità, più difficili da proteggere. Stiamo parlando di infrastrutture critiche.
Siamo davanti anche a tante aziende che vengono “bucate”. C’è poca consapevolezza?
Sì. Spesso le direttive vengono percepite solo come un costo, ma nel medio-lungo termine permettono di aumentare la sicurezza dell’intero ecosistema e alla fine ci si può guadagnare. Si devono vedere come un investimento e non come una spesa.
Quello che bisogna sapere è che c’è poca consapevolezza, ma soprattutto nelle piccole aziende, dove si pensa di non essere coinvolti in queste problematiche perché non hanno asset importanti. Ma oggi il sistema economico è tutto molto interconnesso. Anche l’azienda grande che ha contezza della sicurezza può essere colpita. E per farlo si usano spesso piccole aziende come vettore.
Per questo la consapevolezza deve interessare tutti e, soprattutto, si deve passare dalla cultura della sicurezza alla resilienza.
Cosa significa?
Mentre il focus per tanti anni è stato quello di rendere sicura l’azienda, adesso si è percepito che rendere sicura, nel senso di prevenire attacchi in un’azienda, è impossibile perché ci sono enormi quantità di software e il sistema è sempre più complesso. Occorre operare con la resilienza sapendo che prima o poi qualche attacco arriverà e bisogna quindi essere organizzati su cosa fare, su come ripristinare i dati e il sistema.
I dati che vengono rubati cosa sono e per cosa vengono usati?
Dipende ovviamente dagli intenti dei criminali. I dati rubati generalmente servono per avere non solo credenziali ma anche per mettere in atto campagne di phishing. Possono essere rubati dati confidenziali o strategici dalle aziende; lo spionaggio industriale è in crescita, generalmente meno comune e meno riportato perché più delicato. È sempre buona pratica riuscire a dividere i dati personali legati alla funzionalità amministrativa dalle credenziali, dai numeri delle carte di credito o dalle password.
Quali sono i consigli che si possono dare alle aziende per difendersi?
Non servono tecnologie nuove. Il problema è di organizzazione e consapevolezza. È importante fare un calcolo di quanto è il rischio di un’azienda e di quanto è esposta.
Adottare buone pratiche, come esternalizzare la gestione della sicurezza se non si riesce a gestirla internamente, organizzare i dati in modo da non averli tutti assieme e lavorare da remoto è fondamentale. Infine, è importante curare i backup: se perdo i dati devo avere la possibilità di un ripristino e di un recupero.


















