Incendio al carcere di Trento, tensione in una sezione femminile, 4 agenti al pronto soccorso. I sindacati: ''Siamo senza dispositivi di protezione''
Il grave episodio è avvenuto ieri e l'incendio sarebbe scoppiato all'interno di una cella per opera di una detenuta. Da parte di Sinappe e Sappe la richiesta di dispositivi di protezione idonei e "una stretta normativa che argini la violenza dei pochi, anche a tutela degli altri detenuti e delle altre detenute"

TRENTO. Sono stati momenti di paura quelli vissuti nella giornata di ieri in carcere a Trento dove, a seguito di un incendio, quattro agenti di polizia penitenziaria sono rimaste intossicate e sono state trasportate al pronto soccorso dell'ospedale Santa Chiara.
Il grave episodio è avvento in una delle due sezioni detentive femminili. La situazione di tensione, ha spiegato Sinappe a il Dolomiti, era iniziata in mattinata per una sorta di protesta di alcune detenute contro il Governo.
La situazione si è ulteriormente aggravata nel corso del pomeriggio quando una delle detenute ha deciso di appiccare un incendio all'interno della propria cella. Immediatamente è scattato l'allarme e sul posto si sono portate quattro agenti di polizia che si trovavano nella sezione. Con un estintore sono riuscite a fermare le fiamme ma sono rimaste anche intossicate dal fumo.
“Le nostre colleghe – ha spiegato Andrea Mazzarese, segretario regionale del Sinappe – sono intervenute a mani nude e usando le mascherine che avevano contro il Covid. Non abbiamo altri dispositivi di protezione nonostante da mesi continuiamo a farne richieste ed è grave quello che è successo. Rimango senza parole per le condizioni in cui gli agenti sono costretti ad operare”.
La prima richiesta di dispositivi di protezione per i poliziotti penitenziari da parte del sindacato era stata fatta, spiega sempre Mazzarese, subito dopo la rivolta scoppiata nel 2018 e una ulteriore richiesta scritta era stata fatta alla fine del 2021.
“Da allora – spiega il rappresentante regionale di Sinappe – non abbiamo ancora ricevuto risposte concrete. Solamente nel marzo di quest'anno ci è arrivata una nota da parte dell'Amministrazione penitenziaria con la quale ci facevano sapere che la direzione aveva richiesti i fondi”.

La situazione all'interno del carcere di Spini di Gardolo è stata riportata sotto controllo. Per le quattro agenti che nella giornata di ieri sono state costrette a raggiungere il pronto soccorso è stata data una prognosi di due giorni.
“Come Sinappe – spiega il segretario regionale – esprimiamo massima solidarietà nei confronti delle poliziotte penitenziarie coinvolte. Ancora una volta la mancanza dell'amministrazione penitenziaria viene pagata dal personale che sembra diventare 'carne da macello'. Chiediamo che siano rispetti i diritti degli agenti di lavorare muniti dei dispositivi di sicurezza che il lavoro necessità”.
E' sempre Sinappe che inoltre solleva anche un altro problema, quello della mancanza di personale educatore all'interno della struttura carceraria. “La mancanza di personale permane e diventa ancora più grave per quanto concerne gli educatori. Su otto previsti ne abbiamo tre e per uno è già previsto il trasferimento senza la previsione di una sostituzione. Anche da questo punto di vista è urgente un intervento dell'amministrazione” ha conclude Andrea Mazzarese.
Ad intervenire sulla vicenda è stato anche il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria con il segretario provinciale Massimiliano Rosa. “La detenuta responsabile dell’incendio, dopo essere stata curata dall’area sanitaria dell’istituto - spiega - è stata tradotta all’ospedale per ulteriori cure mediche”. Alle quattro poliziotte penitenziarie che sono rimaste intossicate dal fumo provocato dall’incendio e poi portate all'ospedale, sempre Rosa esprime “il sostegno, la vicinanza e i complimenti” per l'impegno messo nell'intervento che ha evitato altre gravi conseguenze.
Donato Capece, segretario generale del Sappe chiede un nuovo modello custodiale. “Le donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria non possono continuare ad essere aggrediti senza che il Ministero della Giustizia ed il Dap adottino provvedimenti urgenti. Siamo al collasso. Serve una stretta normativa che argini la violenza dei pochi, anche a tutela degli altri detenuti e delle altre detenute. Il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni. Ed è indignato che coloro i quali sono ai vertici della istituzione che rappresentano non assumano provvedimenti”














