''Siamo senza dispositivi di protezione, attendiamo risposte da oltre 7 mesi'', l'allarme degli agenti che lavorano al carcere di Trento: ''Impossibile andare avanti''
Dopo l'episodio avvenuto mercoledì alla sezione femminile dove è scoppiato un incendio e quattro agenti sono rimaste intossicate, il sindacato torna a chiedere la fornitura di dispositivi di protezione

TRENTO. “Sette mesi da quando era stata fatta la richiesta dei fondi necessari per i dispositivi di protezione ma da allora ancora nulla”. Continua a far discutere la situazione all'interno del carcere di Trento dopo l'incendio avvenuto nella giornata di mercoledì dove 4 agenti di polizia penitenziaria sono rimaste intossicate e costrette ad andare al pronto soccorso. (QUI L'ARTICOLO)
Già nelle scorse ore Andrea Mazzarese, segretario regionale del Sinappe aveva criticato l'Amministrazione penitenziaria per la situazione in cui gli agenti sono costretti a lavorare e a intervenire in caso di emergenza. “Lo devono fare a mani nude – ha spiegato a il Dolomti Mazzarese - e usando le mascherine che avevano contro il Covid. Non abbiamo altri dispositivi di protezione nonostante da mesi continuiamo a farne richiesta ed è grave quello che è successo”.
Sulla vicenda ora a muoversi sono anche i vertici nazionali del sindaco con una lettera del segretario generale Raffaele Pellegrino che è stata indirizzata non solo alla direttrice della casa circondariale di Trento Anna Rita Nuzzacci ma anche al Ministero della Giustizia e al provveditorato regionale di Padova.
“Il 3 marzo di quest'anno – viene spiegato - la Direzione della Casa Circondariale di Trento rispondeva alle varie sollecitazioni in merito alla richiesta dei dispositivi di protezione per gli interventi di spegnimento incendi. Nella stessa si informava che erano stati richiesti i dovuti fondi al Superiore Provveditorato per procedere poi all’acquisto. Nonostante però da quella nota siano trascorsi oltre 7 mesi, ad oggi non risulta essere stata effettuata alcuna fornitura” .
L'episodio avvenuto nei giorni scorsi ha confermato una situazione difficile. “Ben 4 agenti – viene spiegato – sono rimaste intossicate dal fumo sprigionatosi nell’incendio, proprio perché sprovviste dei dovuti dispositivi di protezione individuale. Questo dimostra quando sia urgente che si arrivi alla fornitura dei dispositivi”.
La prima richiesta di dispositivi di protezione per i poliziotti penitenziari da parte del sindacato era stata fatta, ha spiegato il rappresentante regionale, subito dopo la rivolta scoppiata nel 2018 e una ulteriore richiesta scritta era stata fatta alla fine del 2021.


















