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| 10 apr 2022 | 10:50

“La guerra in Ucraina uno shock che parla di un mondo smemorato”: l'omelia dell'arcivescovo Tisi nella Domenica delle Palme

Nella Domenica delle Palme l'arcivescovo di Trento Lauro Tisi ha parlato a lungo, durante la sua omelia, della tragedia che si sta consumando in Ucraina, sottolineando: “Se in questi ultimi decenni abbiamo preso in considerazione i profughi, era sempre in riferimento a qualcosa dì di drammatico, ma comunque lontano da noi. Oggi sono in mezzo a noi ed hanno il volto impaurito soprattutto di tante donne, bambine e bambini dell'Ucraina”

“La guerra in Ucraina uno shock che parla di un mondo smemorato”: l'omelia dell'arcivescovo Tisi nella Domenica delle Palme

TRENTO. “Come ci ricorda papa Francesco 'I potenti decidono, i poveri muoiono'”. Non poteva essere altrimenti: il conflitto in Ucraina è stato l'argomento principale all'interno dell'omelia dell'arcivescovo di Trento Lauro Tisi per la messa della Domenica della Palme. La liturgia d'inizio della Settimana Santa è caratterizzata dal racconto evangelico della passione e morte di Gesù, nel quale monsignor Tisi identifica “i crocifissi di quest'ora tragica della nostra storia”.

 

“Ancora una volta – ha detto – la Passione di Cristo continua nella vita violata e devastata di tanti innocenti, vittime dei potenti di turno”. Oggi, ha esordito l'arcivescovo: “Parole come 'fronte' o 'trincea', per noi relegate alle stanze di un museo o ai percorsi turistici, sono diventata drammatiche immagini che incombono ogni sera sulle nostre tavole e riempiono i talk-show del dopo-cena”. Immagini che nella realtà si traducono con la fuga della popolazione dalle zone devastate dalle forze d'invasione russe, e monsignor Tisi non ha mancato di ricordare il “volto impaurito di tante donne, bambine e bambini dell'Ucraina”, parlando di un “risveglio scioccante allo scoppio della guerra” ma anche di un “mondo smemorato, vittima di interpretazioni surreali della realtà, raccontata in modo superficiale, ideologico ed emotivo”.

 

A far da “contraltare a questa gridata deformazione”, dice l'arcivescovo di Trento: “C'è il silenzio e l'intensità dell'Uomo sulla croce e la forza delle sue parole, capaci di smascherare ipocrisie e giochi di potere”. Spesso, denuncia Tisi: “La guerra è dentro di noi: non di rado siamo abitati dal conflitto con noi e con gli altri, rei di costruire la vita sull'idea che esistiamo nella misura in cui siamo in grado di piazzare zampate vincenti e di ingrandire il nostro ego a discapito degli altri. L'Uomo sulla croce silenzia questa prospettiva per dire: l'altro è tuo fratello, senza di lui non esisti nemmeno tu”. 

 

Ecco il testo integrale:
 

Parole come “fronte” o “trincea”, per noi relegate alle stanze di un museo o ai percorsi turistici sono diventate drammatiche immagini che incombono ogni sera sulle nostre tavole e riempiono i talk-show del dopo-cena. Ai virologi e alla conta delle vittime del Covid sono improvvisamente subentrati gli esperti di strategie militari e le mappe belliche.

 

Se in questi ultimi decenni abbiamo preso in considerazione i profughi era sempre in riferimento a qualcosa sì di drammatico ma comunque lontano da noi: gli sbarchi nel Mediterraneo, la rotta balcanica… Oggi sono in mezzo a noi ed hanno il volto impaurito soprattutto di tante donne, bambine e bambini dell’Ucraina.

 

Ancora una volta la Passione di Cristo continua nella vita violata e devastata di tanti innocenti, vittime dei potenti di turno. Come ci ricorda papa Francesco “i potenti decidono, i poveri muoiono”.

 

Quando, due mesi fa, è iniziata la guerra il risveglio è stato scioccante. E lo è sempre più man mano che ne emergono tutte le atrocità. Uno shock che va letto in profondità: dice di un mondo smemorato, vittima di interpretazioni surreali della realtà, raccontata in modo superficiale, ideologico ed emotivo.

 

A far da contraltare a questa gridata deformazione, c’è il silenzio e l’intensità dell’Uomo della croce. La forza delle sue parole, capaci di smascherare ipocrisie e giochi di potere, diventa rivelativa dell’inedito e sorprendente agire di Dio.

 

Prima di entrare nella profondità dello sguardo del Cristo che cambia il cuore di chi, come lui, è crocifisso è necessario prendere atto che in ognuno di noi ci sono i tratti del dittatore, i lineamenti del manipolatore. Riconosciamolo: spesso alimentiamo la nostra vita con sogni di potenza. La guerra è dentro di noi: non di rado siamo abitati dal conflitto con noi e con gli altri. E tutto questo accade perché si rischia di costruire la vita sull’idea che esistiamo nella misura in cui siamo in grado di piazzare zampate vincenti e di ingrandire il nostro ego a discapito degli altri. L’uomo della croce silenzia questa prospettiva per dire: l’altro è tuo fratello, senza di lui non esisti nemmeno tu.

 

Al mantra del “mi sono fatto da solo”, “nessuno mi comanda”, “mi gestisco io” va recapitata quest’altra verità: “se le cose stanno così, sei solitudine, tristezza, aggressività”. Ancora una volta, uscire dalla logica “egotica” non è infrangere una regola morale, è perdere la vita, respirare la morte, creare le premesse per predisporsi alla guerra e al conflitto.

 

Facendo eco alle parole del buon ladrone, come comunità credente ripetiamo: “Ricordati di noi, Uomo della croce. Regalaci le primizie di quel Regno dove servire è regnare, perdonare è vita, accogliere è inizio di futuro”.

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