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| 09 apr 2023 | 11:18

Il dramma della solitudine, la tragica morte di Andrea Papi e la violenza sulle donne nell'omelia di Pasqua del vescovo Tisi: "Alle tenebre fanno da contraltare le comunità"

"Pasqua racconta il nostro desiderio di trovare una traccia di luce, un appiglio per far fronte alle tenebre dell'ora presente". E' questa la premessa con cui l'arcivescovo di Trento Lauro Tisi ha introdotto la sua omelia nella domenica di Pasqua: ecco il testo integrale

Il dramma della solitudine, la tragica morte di Andrea Papi e la violenza sulle donne nell'omelia di Pasqua del vescovo

TRENTO. E' partito dal dramma della guerra in Ucraina l'arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, nell'elencare le “tenebre dell'ora presente” nella sua omelia di Pasqua, tenebre nelle quali rientrano anche i tragici fatti di cronaca che, nelle ultime settimane, hanno sconvolto il Trentino. “Pasqua racconta il nostro desiderio di trovare una traccia di luce, un appiglio per far fronte alle tenebre” è la premessa del vescovo Tisi, che ha parlato poi della solitudine (“che abita in tante case e di cui in queste settimane la comunità trentina ha fatto esperienza in modo tragico”), dopo il dramma avvenuto a Pergine all'inizio del mese (Qui Articolo), quando madre e figlia (Filomena Antonacci, di 82 anni, e Franca Bernabè di 55) sono state trovate senza vita all'interno di un appartamento di una palazzina Itea. L'analisi sui cadaveri ha poi confermato che la morte delle due donne era avvenuta circa 3 settimane prima.

 

“Oscura – ha detto poi il vescovo – è la pagina vergata dal dolore che racconta la vita di tante famiglie assalite dalla morte improvvisa dei propri cari. Faccio mia, a questo riguardo, l'angoscia dei genitori di Andrea e di tutta la comunità di Caldes”. Un dramma, quello avvenuto nei boschi della Val di Sole, dove il 26enne Andrea Papi è stato aggredito e ucciso da un orso (Qui Articolo), che ha sconvolto tutto il Trentino (e non solo). “Drammatica e apparentemente senza fine – ha continuato poi il vescovo Tisi – la violenza sulle donne che in queste ore ci vede in apprensione per le vittime dell'ennesimo dramma consumatosi in Trentino”. Il riferimento è al tentato femminicidio di Arco, dove negli scorsi giorni il 43enne Gaetano Piro ha aggredito l'ex compagna e la sorella di lei (Brigida e Maria Santonastaso, di 55 e 57 anni) con un mattarello (Qui Articolo). Le condizioni della prima rimangono purtroppo gravissime.

 

Alle tenebre, ha detto il vescovo nell'omelia pasquale: “Così come al buio che adombra i seguaci di Gesù dopo la sua morte, fa da contraltare la scoperta della pietra spostata dal sepolcro. Indizi del sepolcro aperto sono le nostre comunità, istintivamente capaci di stringersi attorno a chi è visitato dalla morte. Lo abbiamo sperimentato, in questi mesi, in tante occasioni”.

 

Ecco il testo integrale dell'omelia:

 

Il buio in cui si avventura Maria di Magdala nel mattino di Pasqua è il buio del tradimento, del male e della morte che sembrano avere l’ultima parola sulla vita dell’uomo. Questo buio ci appartiene e non raramente ci schiaccia e ci paralizza. Il convocarci in questa mattina di Pasqua racconta il nostro desiderio di trovare una traccia di luce, un appiglio per far fronte alle tenebre dell’ora presente.

 

Tra le tenebre senz’altro uno spazio grande lo occupa la guerra che insanguina l’intera umanità.

Ma non meno buia è la solitudine che abita in tante case e di cui in queste settimane la comunità trentina ha fatto esperienza in modo tragico.

 

Oscura è la pagina vergata dal dolore che racconta la vita di tante famiglie assalite dalla morte improvvisa dei propri cari. Faccio mia, a questo riguardo, l’angoscia dei genitori di Andrea e di tutta la comunità di Caldes.

 

Drammatica e apparentemente senza fine la violenza sulle donne che in queste ore ci vede in apprensione per le vittime dell’ennesimo dramma consumatosi in Trentino.

 

Nel buio del suo camminare, Maria di Magdala trova il sepolcro aperto. Anche questa esperienza ci appartiene. Indizi del sepolcro aperto sono le nostre comunità, istintivamente capaci di stringersi attorno a chi è visitato dalla morte: lo abbiamo sperimentato, in questi mesi, in tante occasioni.

 

Sepolcro aperto sono le biografie nascoste di tanti uomini e donne che nel momento dell’addio si rivelano intrise di dedizione gratuita.

 

Sepolcro aperto sono le stanze dei nostri hospice, dove l’umano si fa tanto più intenso quanto più si avvicina all’ultimo passo.

 

Sepolcro aperto sono gli occhi dei nostri giovani proiettati sul futuro, custodi di germogli di novità e capaci di offrire a tutti una lezione di speranza.

 

A Maria di Magdala, così come a noi, non basta tuttavia vedere la pietra ribaltata per credere alla Risurrezione. Sulle prime, infatti, ella stessa pensa che quella pietra sia stata spostata per sottrarre il corpo del Signore. È necessario, con Pietro e l’altro discepolo, entrare nel sepolcro, accostare i segni della vita, per poi liberare la fede nel Risorto.

 

Serve, ancora una volta, leggere quei segni avendo davanti agli occhi i gesti pasquali di Gesù. Su tutti, la mitezza del suo morire, lontano dall’odio, che riserva ai crocifissori solo compassione e tenerezza.

 

Non mi stancherò mai di dirlo: essi, nella concretezza di un umano assolutamente innovativo, rivelano un amore “altro”, un amore diverso, che scardina le porte della morte.

 

A noi che, nonostante i segni pasquali, fatichiamo a dar credito al Risorto, venga in soccorso il vento leggero dello Spirito Santo per ricordarci che Dio è luce gentile e ci accosta in punta di piedi per tutelare la libertà del nostro sì.

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