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Mafia in Trentino, richiesto il provvedimento di ''Sorveglianza speciale" per quindici imputati: sono considerati "socialmente pericolosi''

La misura di sorveglianza speciale è stata chiesta per 5 anni durante i quali la persona avrà diverse limitazioni in termini di movimento e non solo. Un provvedimento eccezionale che deriva dalla pericolosità criminale che le indagini hanno portato a galla

Di Giuseppe Fin - 28 maggio 2022 - 15:33

TRENTO. Considerati “socialmente pericolosi”. Sono 15 gli imputati coinvolti nel processo Perfido che ha disvelato la presenza della 'Ndrangheta in Trentino per i quali la Procura di Trento ha chiesto la misura di prevenzione della “Sorveglianza speciale”. Sebbene il giudizio di prevenzione sia del tutto autonomo e non vincolato dalle sorti del parallelo giudizio penale, i Pubblici Ministeri hanno ritenuto di chiedere anche l’adozione di questo provvedimento eccezione che deriva dalla ritenuta attuale pericolosità criminale dei soggetti coinvolti nelle indagini del processo penale.

 

La misura di sorveglianza speciale è stata chiesta per 5 anni durante i quali rigorose sono le limitazioni imposte: obbligo di soggiorno nel proprio comune di residenza, divieto di allontanamento dalla propria dimora dalle ore 21 alle ore 6 del mattino senza autorizzazione, divieto di accesso a locali di intrattenimento, obbligo di presentazione alle forze dell'ordine ogni sabato ed ogni domenica e ritiro del passaporto. 

 

I provvedimenti di “Sorveglianza speciale”, chiesti appunto per una quindicina di persone, sono al vaglio del Tribunale di Trento anche se per alcune di essi sono già stati confermati.

 

Già nei mesi scorsi infatti i PM avevano chiesto la misura di prevenzione per quattro imputati che sono Innocenzo Macheda, considerato il capo della locale della 'ndrangheta trentina, Giuseppe Mario Nania uno dei bracci armati dell'organizzazione criminale, Pietro Denise che era colui che all'interno della locale doveva gestire le armi ed infine Giuseppe Battaglia il collegamento con il mondo del porfido della val di Cembra. 

 

Non è stata confermata, invece, la misura di prevenzione per Giuseppe Paviglianiti, alla luce della sua incensuratezza ed essendo nel frattempo intervenuta la sentenza che ha ridimensionato la sua posizione ed ha concesso la sospensione condizionale della pena.

 

IL PROCESSO PERFIDO

Sta proseguendo in Trentino il processo Perfido. Nelle ultime udienze sono stati nominati quattro periti, alcuni originari della Calabria e conoscitori del dialetto parlato dagli imputati, che stanno lavorando per trascrivere e tradurre il materiale registrato dalle indagini. Le operazioni dovrebbero concludersi il 30 giugno. Il dibattimento entrerà nel vivo poi nella prima settimana di luglio quando verranno ascoltati in aula i primi esperti e poi i testimoni. In tutto sono undici gli imputati davanti alla giuria popolare mentre per tre si proseguirà per rito abbreviato; le altre posizioni sono invece state già definite, almeno per il primo grado. 

 

A febbraio di quest'anno è arrivata la prima condanna in Trentino per il reato di associazione mafiosa previsto dall'articolo 416 bis del codice penale. Saverio Arfuso deve scontare una condanna di 10 anni e 10 mesi già comprensivi delle attenuanti e sono pendenti i termini per l’appello, che si ritiene certo la difesa proporrà. 

 

L'operazione Perfido condotta dai Carabinieri del Ros e che ha visto l'impegno anche della Guardia di Finanza con il sequestro di un patrimonio imponente, ha portato a galla la costituzione di una "locale" della 'ndrangheta, basata a Lona Lases e infiltrata nelle attività di estrazione del porfido. Da qui avrebbe poi allacciato i rapporti con il mondo politico e istituzionale trentino. 

L'indagine è durata oltre due anni e tutto era partito da alcuni reati di tipo ambientale. Un po' alla volta si è fatto luce su una organizzazione autonoma e operativa in tutto il territorio radicata ormai da anni e legata dal punto di vista organizzativo alla potente cosca Serraino presente a Reggio Calabria e con collegamenti anche fuori dall'Italia. L'indagine è stata condotta in sinergia con la procura di Reggio Calabria.

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