Molestie e catcalling all'Adunata degli Alpini, la replica: ''Nessuna denuncia. Episodi di maleducazione, forse, ma occhio ai giovani che non sono Penne Nere''
L'associazione 'Non Una di Meno'' di Rimini ha raccolto oltre 150 segnalazioni di episodi di molestie verbali e fisiche, di parolacce, situazioni pesanti create da uomini ubriachi durante l'evento che ha richiamato oltre 400 mila persone in 4 giorni. Ecco la replica dell'Associazione Nazionale Alpini

RIMINI. Orgoglio, divertimento e polemiche con centinaia di segnalazioni di molestie avvenute durante le giornate di adunata. E oggi è arrivata la presa di distanze da parte dell'Associazione nazionale Alpini che parla di ''presunte molestie, senza denunce''. Lo scorso weekend a Rimini è andata in scena l'Adunata degli Alpini con decine di migliaia di persone che sono giunte nella città romagnola per partecipare all'evento e come successo anche nei precedenti appuntamenti (le ultime sono state a Trento nel 2018 e in Lombardia nel 2019) non sono mancati gli eccessi.
L'associazione contro la violenza sulle donne 'Non una di meno - Rimini' ha riportato oltre 150 segnalazioni ricevute tramite i propri canali social. ''Le donne e le persone lgbtqia+ sono state prese d’assalto da orde di maschi imbevuti di machismo militaresco e “allegria”, che si é tradotta in catcalling senza freno alla fantasia, molestie sessuali, insulti, accerchiamenti, palpeggiamenti nelle strade, nei parchi, sotto casa, sul posto di lavoro'', hanno denunciato dalla pagina ufficiale dell'associazione. ''Chi ha pensato a queste persone prima di autorizzare l’arrivo di 450 mila militari a Rimini? Nessuno a quanto pare e purtroppo non ci stupisce data la scarsa attenzione che riceviamo durante tutto l’anno, con o senza grandi eventi. Molestie mascherate da goliardia e tradizione che in realtà - prosegue Non Una di meno - sono figlie di una cultura patriarcale che vuole donne, persone trans e gender non conforming assoggettate al potere e alla paura, al ricatto e alle minacce in caso di rifiuto''.
Sul tema, come detto, oggi sono intervenuti gli stessi Alpini. ''L’Associazione Nazionale prende ovviamente le distanze, stigmatizzandoli, dai comportamenti incivili segnalati, che certo non appartengono a tradizioni e valori che da sempre custodisce e porta avanti. Al tempo stesso, però, sottolinea che, dopo gli opportuni accertamenti, risulta che alle Forze dell’ordine non sia stata presentata alcuna denuncia; rileva poi che quando si concentrano in una sola località centinaia di migliaia di persone per festeggiare è quasi fisiologico che possano verificarsi episodi di maleducazione, che però non possono certo inficiare il valore dei messaggi di pace, fratellanza, solidarietà e amore per la Patria che sono veicolati da oltre un secolo proprio dall’Adunata: messaggi che sono emersi in tutta la loro essenza sugli striscioni portati in sfilata domenica, con oltre 75mila penne nere provenienti da tutto il mondo''.
Di birra in città ne è scorsa a fiumi come da tradizione degli Alpini e le segnalazioni di episodi di maleducazione, molestie verbali e fisiche sono state tantissime (difficilissime, poi, da trasformare in denunce vere e proprie in contesti del genere tra migliaia di persone, tra la folla, per parole pesanti o gesti oltre il limite della decenza). Gli Alpini si ''difendono'' poi spiegando che a questi eventi arrivano anche tantissime persone che con loro non c'entrano e quindi certi episodi potrebbero essere ricondotti a questi giovani. ''L’Ana, inoltre, fa notare che ci sono centinaia, se non migliaia, di giovani che pur non essendo alpini, approfittano della situazione: a costoro - spiegano dall'associazione nazionale - per mescolarsi alla grande festa, basta infatti comperare un cappello alpino, per quanto non originale, su qualunque bancarella. Un occhio esperto riconosce subito un cappello “taroccato”, ma la tendenza è nella maggior parte dei casi a generalizzare. La grandissima maggioranza dei soci dell’Ana, poi, a causa della sospensione della leva nel 2004, oggi ha almeno 38 anni: quindi persone molto più giovani difficilmente sono autentici alpini''.
''L’Associazione Nazionale Alpini - concludono - per quello che le penne nere sono e rappresentano, ritiene quindi ingeneroso e ingiustificato veicolare un messaggio che associa la figura dell’alpino a quegli episodi di maleducazione. Gli alpini in congedo sono quelli che hanno scritto e continuano a scrivere pagine intense di sacrificio, amore e solidarietà, come testimoniano ad esempio i 5,4 milioni di ore di lavoro volontario prestate in un anno durante l’emergenza Covid, e che si impegnano a trasmettere i loro valori ai giovani, così come accade nei Campi scuola, che anche quest’anno saranno organizzati in tutta Italia per ragazze e ragazzi dai 16 ai 25 anni''.










