Comelico, tra spopolamento e invecchiamento: l’allarme contro abuso d'alcol e rischio solitudine, soprattutto nei giovani. “Non genitori poliziotto, ma porti sicuri”
L’Ulss 1 Dolomiti ha promosso un convegno in Comelico per fare il punto sulla situazione a livello sanitario nelle terre alte bellunesi. Molti i temi emersi, tra i quali una conferma di quanto Il Dolomiti sta approfondendo sul mondo giovanile: la necessità che gli adulti intervengano per contrastare i rischi da sovraesposizione alle tecnologie

COMELICO SUPERIORE. Cresce l’invecchiamento e cala la popolazione residente: sono purtroppo i due trend demografici dominanti in territori come il Bellunese, soprattutto nelle zone alte. Ma quali conseguenze hanno per la salute delle comunità ancora presenti, a partire dai giovani che decidono (o almeno ci provano) di restare?
A fare il punto è stata l’Ulss 1 Dolomiti nel convegno “Comelico in salute”, focalizzato sull'alleanza tra il servizio sanitario e la comunità per promuovere il tema della salute sul territorio.
A livello demografico, il Comelico ha perso quasi due residenti su dieci dal 2001 (-18%) e registra un indice di vecchiaia pari a 302,3, nettamente superiore alla media regionale del 195,1. Alla luce anche di ciò, Alessandra Buja, docente dell’Università di Padova, ha acceso i riflettori soprattutto sugli stili di vita, in particolare i tassi di consumo di alcol a rischio e binge drinking (cioè il consumo di grandi quantità di alcolici in pochissimo tempo) superiori rispetto alla media veneta - oltre alla necessità di intervenire anche per contrastare la solitudine.
Non sono però mancate le iniziative per aiutare a indirizzare verso stili di vita più corretti. Oltre alle campagne di screening, che hanno portato una netta diminuzione ad esempio dell’incidenza dei tumori colon-rettali nell’ultimo decennio (qui i dati), tra i progetti di maggior successo spiccano “1 km al giorno” e il concorso per la merenda sana nelle scuole, e il progetto intergenerazionale “Scambi Genera...Attivi” per creare un ponte di dialogo e competenze digitali tra studenti e anziani, contrastando così l’isolamento e promuovendo l’invecchiamento attivo.
Il punto centrale rimane però la fascia giovanile. A breve saranno implementate da parte dell’Ulss le nuove tecnologie per monitorare più da vicino le dinamiche giovanili e favorire l’intercettazione precoce dei comportamenti a rischio. Come ha spiegato in particolare Cristina Micheluzzi, direttrice del servizio Infanzia adolescenza famiglia, la socialità è infatti sempre più passata “dalla piazza al display”, rendendo lo smartphone sia una finestra sul mondo sia al contempo un rischio di isolamento per i ragazzi delle aree montane.
Un tema non nuovo per Il Dolomiti, che proprio recentemente ha intervistato un’esperta dell'Università di Padova sul legame tra disagio psichico e sociale e l’uso delle nuove tecnologie - fornendo in proposito un punto di vista diverso da cui analizzare, e cercare di risolvere o quantomeno tamponare, il problema (qui l’articolo). A conferma del ruolo cruciale del mondo adulto indicato dalla psicologa, anche in Comelico Micheluzzi ha posto nuovamente l’attenzione sul rischio rappresentato dal fenomeno e ha richiamato l’importanza della scuola come “ultimo laboratorio di umanità” per arginare fenomeni come il cyberbullismo.
Presentando quindi i servizi territoriali a supporto dei giovani, come lo Spazio adolescenti, ha lanciato un appello alla Comunità educante: non servono “genitori-poliziotto” ma “adulti-porto” perché “il porto non insegue la nave in mare, ma tiene le luci accese perché sappia sempre dove tornare durante la tempesta”.












