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Nei bidoni in Piazza Duomo nascosti 4 mila euro e 'birra' e 'limonata' parole in codice per chiedere la droga. Smantellata rete criminale a Trento con i rider come spacciatori

L'indagine è iniziata nel marzo del 2020 e nell'arco di due anni il giro di affari è stato stimato in circa 10 milioni di euro. Veniva utilizzato un linguaggio in codice e il locale di piazza Duomo era anche il luogo scelto dalla rete criminale per la propria organizzazione sul territorio 

Di Giuseppe Fin - 15 March 2022 - 13:31

TRENTO. Uno spaccio 24 ore su 24 per la cosiddetta “Trento bene” ma non solo. A disposizione del centro storico e dei quartieri erano stati messi a disposizione veri e propri rider della droga per le consegne direttamente in casa. E' una delle più grosse operazioni degli ultimi anni contro lo spaccio quelle messa in campo dalle prime luci dell’alba di oggi dalla Guardia di Finanza di Trento con oltre cento militari ed unità cinofile antidroga.

 

A gestire l'intera compagine criminale erano persone soprattutto di origine albanese. Un locale di Trento, in piazza Duomo, il Caffè 34, è stato posto sotto sequestro. (QUI L'ARTICOLO)

Le catture eseguite in queste ore si vanno ad aggiungere ai ventuno arresti in flagranza di reato già effettuati nel corso delle indagini, per un totale di 53 arrestati. In circa due anni di indagine, inoltre, sono stati sequestrati d’iniziativa oltre 21 kg. di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, eroina, hashish e marijuana, 85.795 euro in contanti e beni di pregio per un valore di 35.000 euro. Secondo le analisi portate avanti dalla Guardia di Finanza in due anni il giro di affari è stato di circa 10 milioni di euro.

 

 

Trento non costituiva solamente un luogo di transito della droga ma il punto dove veniva anche smerciata” hanno spiegato il colonnello della Guardia di Finanza di Trento, Mario Palumbo, assieme al capitano Giorgia Favaro, il maggiore Alessia Elia, comandante del Gico, il Gruppo di investigazione della criminalità organizzata, e il colonnello Francesco Sondano, comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria di Trento.

 

LE INDAGINI

Le indagini della Guardia di Finanza sono iniziate nel marzo del 2020 proprio nel momento in cui l'Italia è andata in lockdown a causa del Covid19. “Questo – ha spiegato il colonnello Palumbo – non ha bloccato chi voleva delinquere che ha iniziato a fare le consegne della droga porta a porta”.

 

Risalendo la catena dello spaccio i finanzieri trentini, grazie all’ausilio di attività tecniche, di prolungati servizi di osservazione e pedinamento, nonché di numerose azioni di riscontro sul territorio, hanno ricostruito una strutturata associazione per delinquere dedita all’importazione dal Nord Europa di ingenti partite di stupefacenti del tipo cocaina, eroina, hashish e marijuana, “commercializzate” prevalentemente in Nord Italia e Austria, con particolare riferimento al ricco “mercato” regionale del Trentino-Alto Adige.

Nel corso delle indagini sono state arrestate anche 21 persone in flagranza di reato.

 

ELUSIONE DEI CONTROLLI E LINGUAGGIO IN CODICE

I narcotrafficanti, suddivisi in quattro gruppi operativi, utilizzavano numerose precauzioni per eludere i controlli delle forze dell’ordine, come ad esempio staffette per non “perdere” i carichi di stupefacenti oppure la pianificazione degli appuntamenti per la consegna della droga attraverso varie chat sui social network.

 

Erano predisposte vere e proprie vedette dislocate in appartamenti che avevano il compito di segnalare gli spostamenti delle forze dell'ordine. L’organizzazione, inoltre, si occupava anche di dare assistenza alle famiglie degli arrestati, elargendo denaro e provvedendo al pagamento delle relative spese processuali.

Tra gli aspetti registrati durante le indagini anche quelle dell'utilizzo di un linguaggio in codice. Per chiedere la droga veniva chiesta una “birra” oppure una “limonata”. L'hashish poteva essere chiama “cioccolata” mentre la marijuana “insalata”.

L'arrivo della spesa” era il modo per informare sull'arrivo della sostanza stupefacente. Come unità di misura era utilizzato il “cesto” di hashish e marijuana.

 

IL SEQUESTRO DEL BAR 'CAFFE' 34'

Le indagini hanno permesso di porre sotto sequestro preventivo un rinomato bar-caffè di piazza Duomo. Si tratta del Caffè 34 che si trovava nella disponibilità di alcuni narcotrafficanti ed utilizzato come luogo di spaccio per la clientela più facoltosa. Contestualmente sono stati sequestrati i conti correnti bancari e postali riferibili agli indagati ed alcuni beni di lusso (come orologi di valore e autovetture).

 

All'interno del locale i militari della Guardia di Finanza nel corso di una perquisizione hanno trovato circa 4 mila euro che erano stati nascosti sul fondo di un bidone della spazzatura. L'attività non veniva usata solamente per lo smercio di droga ma anche come punto di incontro per la rete criminale al fine di stabilirne l'organizzazione.

 

Per quanto riguarda il locale sono in corso ulteriori indagini da parte della Guardia di Finanza che riguardano la cessione dell'attività avvenuta alcuni anni fa e il pagamento che potrebbe derivare dal reinvestimento di denaro frutto del narcotraffico. Al momento sono ipotesi al vaglio delle forze dell'ordine che stanno ricostruendo la vicenda.

 

Il sindaco di Trento Franco Ianeselli in queste ore ha espresso apprezzamento per l’operazione della Guardia di finanza. “Un bar che funzionava anche da base dello spaccio di stupefacenti nel cuore della città – ha scritto in una nota - lo ha scoperto la Guardia di finanza, a cui va la nostra gratitudine per non aver sottovalutato segnali e frequentazioni inquietanti che in molti avevano notato e segnalato. Di fronte a questa operazione, oggi c'è lo sconcerto per la protervia con cui i criminali hanno scelto il salotto di piazza Duomo per i loro traffici illeciti. Ma d'altro canto ci sentiamo anche rassicurati da un'indagine che ha permesso di sequestrare soldi e stupefacenti e insieme di smantellare un'organizzazione che aveva ramificazioni anche all’estero. Ancora grazie dunque alla Guardia di finanza e alle forze dell'ordine che con costanza contrastano l'illegalità anche quando si nasconde sotto la parvenza di attività rispettabili.”

 

GLI ARRESTI E I SEQUESTRI

Il bilancio complessivo dell’operazione ha portato all’individuazione e alla denuncia di 70 narcotrafficanti, 53 dei quali tratti in arresto, nonché al sequestro di oltre 21 kg. di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, eroina, marijuana e hashish e 85.795,00 euro in contanti. I militari della Guardia di Finanza hanno inoltre ricostruito l’avvenuta immissione in consumo di circa altri 18 chili di cocaina, di 6 chili circa di hashish, di 8 chili circa di marijuana. Lo stupefacente sequestrato, una volta venduto al dettaglio, avrebbe garantito alle due associazioni di narcotrafficanti introiti per 2 milioni di euro.

 

Secondo le analisi fatte dalla Guardia di Finanza nell'arco dei due anni il giro di affari è stato di circa 10 milioni di euro. L'operazione ha portato all’esecuzione di trentadue misure di custodia cautelare in carcere - ventotto delle quali eseguite sul territorio nazionale (province di Trento, Bolzano, Verona, Milano, Ferrara e Bologna) e le restanti quattro all’estero con il mandato di cattura internazionale in Francia e Albania - e quattro obblighi di dimora emessi dal G.I.P. presso il Tribunale di Trento. Le catture eseguite in queste ore si vanno ad aggiungere ai ventuno arresti in flagranza di reato già effettuati nel corso delle indagini, per un totale di cinquantatré arrestati.

 

Tra le persone arrestate, quattro sono italiane e tra queste due sono residenti a Trento e una a Fornace. Ci sono poi undici persone albanesi finite in manette residenti a Trento, Borgo Valsugana, Mezzolombardo, Pergine, Frassilongo e San Michele. Luoghi questi dove avvenuva anche lo spaccio.

 

Si apre ora, dinanzi alle Autorità giudicanti, la fase più propriamente processuale, nel corso della quale verranno discussi gli indizi raccolti nel corso delle indagini.

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