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Sigilli al Caffè 34 in Piazza Duomo, per la finanza era luogo di spaccio per i clienti più facoltosi. Sgominata una banda che operava tra Trento, Bolzano e l'Austria

Questa mattina il noto bar era chiuso con i sigilli apposti all'esterno. E' finito al centro di un'inchiesta sullo spaccio di droga che ha portato all'arresto di 53 persone e al sequestro di quasi 2 milioni di euro di sostanze stupefacenti

Di L.P. - 15 March 2022 - 11:54

TRENTO. Secondo gli inquirenti il bar-caffè era luogo di spaccio per la clientela più facoltosa. Ecco perché sono scattati i sigilli per il Caffé 34 in Piazza Duomo e perché ora il locale è sotto sequestro. L'intervento della Guardia di Finanza si inserisce in una più ampia operazione di contrasto allo spaccio che è arrivato a sgominare una banda ramificata tra il Nord Italia e l'Austria ed aveva il controllo dello spaccio a Trento e Bolzano. Indagate 60 persone di cui 53 sono state già arrestate tra Italia e estero, e sono stati sequestrati oltre 21 chili di droga tra eroina, cocaina, marijuana, hashish per un controvalore al mercato di 2 milioni di euro.

 


 

La Guardia di Finanza di Trento è intervenuta questa mattina con oltre 100 militari e le unità cinofile. I soggetti, interconnessi tra di loro, che costituivano una vera e propria rete dello spaccio, sono di origine principalmente albanese, magrebina e italiana e si dividevano le piazze di Trento, Bolzano e di alcuni centri dell'Austria, Paese verso il quale veniva esportata una parte ingente delle sostanze stupefacenti. L'operazione antidroga prende il nome di ''Continuoaspacciare'' e si è conclusa con l'esecuzione di 32 misure di custodia cautelari in carcere, 28 in Italia (tra Trento, Bolzano, Verona, Milano, Ferrara e Bologna) e quattro all'estero. Sono scattati anche dei mandati di cattura internazionali in Francia e Albania.

 

Le catture avvenute in queste ore si aggiungono ai 21 arresti in flagranza di reato avvenuti in passato per un totale di 53 arrestati. Le indagini sono partite durante il lockdown di marzo 2020. In quella fase, si ricorderà, le strade erano vuote, le piazze deserte ma il mercato della droga non si era fermato riorganizzandosi con dei rider che di casa in casa raggiungevano gli acquirenti portando loro la droga. Le operazioni di spaccio erano portate avanti da quattro gruppi operativi che utilizzavano numerose precauzioni per eludere i controlli delle forze dell'ordine, utilizzando varie staffette per la consegna, e le chat dei social network. E l'organizzazione si occupava anche di dare assistenza alle famiglie degli arrestati, elargendo denaro e provvedendo al pagamento delle spese processuali. 

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