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'Nndrangheta in Trentino, al via il processo Perfido tra problemi legati al Covid e criticità procedurali. Ammesse le parti civili. Pat e Lona-Lases chiedono oltre 500 mila euro

È iniziato in Corte d'Assise a Trento il processo legato all'inchiesta "Perfido" sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nel settore del porfido in val di Cembra. Sono 15 gli imputati (diventati 14 nel corso dell'udienza per lo stralcio di una posizione che ha scelto rito alternativo). L'udienza è stata rinviata al 3 febbraio dove si deciderà il destino del processo. In aula presente anche il presidente della Commissione nazionale Antimafia Nicola Morra

Di Giuseppe Fin - 21 January 2022 - 20:44

TRENTO. E' iniziato in salita il processo ''Perfido'' sulla presenza della 'Ndrangheta in Trentino.

 

(Video servizio di Marco Todarello)

 

Nella prima udienza in Corte d'Assiste, presieduta dal giudice di Bolzano Carlo Busato, non sono mancati i problemi legati da un lato al Covid che ha colpito alcuni imputati e uno dei sei giudici popolari, già sostituito e dall'altro riguardanti alcune questioni procedurali che rischiano ora di bloccare sul nascere il processo a Trento.

Le numerose eccezioni che sono state sollevate dagli avvocati della difesa hanno portato il presidente della Corte a rinviare l'udienza al 3 di febbraio alle ore 13 questo anche per consentire ai tre pm, Davide Ognibene, Maria Colpani e Licia Scagliarini, di prendere visione e analizzare tutti i documenti presentati.

 

GLI IMPUTATI

Originariamente il decreto di giudizio era stato emesso per 18 persone. Il 15 dicembre scorso, in tre hanno dato il via ad un secondo filone del processo scegliendo un rito alternativo dopo l'emissione del decreto di giudizio immediato notificato nei mesi scorsi.

Si tratta di Giuseppe Paviglianiti, presidente dell'associazione Magna Grecia di Trento, Arafat Mustafà e Saverio Arfuso (QUI L'ARTICOLO).

 

L'udienza in corte d'Assise avvenuta nelle scorse ore ha riguardato quindi 15 persone imputate e tra queste, però, è stata stralciata la posizione anche Fabrizio De Santis che ha scelto un rito alternativo. Le persone coinvolte in questo filone del processo ''Perfido'' sono quindi diventate 14: Demetrio Costantino, Pietro Battaglia, Mario Giuseppe Nania e Domenico Morello. C'è poi Innocenzo Macheda, ritenuto secondo le indagini capo dell'organizzazione, Giuseppe Battaglia, Pietro Denise, Domenico Ambrogio, Giovanni Alampi, Antonino Quattrone e Alessandro Schina. Ci sono ancora Giovanna Casagranda, Federico Cipolloni e Vincenzo Vozzo.

 

In aula è arrivato anche il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra. "Era doveroso essere presenti - ha spiegato - perché è sempre importate far comprendere a quelle comunità che non hanno avuto in passato queste esperienze, quanto sia formidabile la prevenzione piuttosto che la semplice prevenzione. In Svizzera pochi mesi fa una sentenza di riconosciuto la presenza di una "locale" della 'Ndrangheta operativa dal 1970. Scoprire che esiste una realtà del genere operativa dopo 50 anni non è un bel segnale. Per questo la presenza anche degli operatori dell'informazione è veicolo di conoscenza importante". 

 

COVID E PROBLEMI PROCEDURALI

La prima udienza del processo è stata condizionata dal Covid che ha colpito alcuni imputati. Nessuno di questi ultimi era presente in aula a causa delle normative Covid ed è stato contagiato anche uno dei sei giudici popolari sostituito immediatamente.

 

L'udienza non è stata semplice con gran parte degli avvocati e alcuni imputati in videoconferenza e alcuni problemi di collegamento da diverse zone d'Italia.

 

“Quello a cui abbiamo assistito – ha spiegato l'avvocato Filippo Fedrizzi, presidente anche delle Camere Penali - è un esempio concreto di cosa significa un processo a distanza rispetto al quale noi penalisti ci opponiamo. Noi abbiamo interesse che i processi si facciano bene e velocemente con gli imputati presenti. In questo caso non ci è stato consentito di farli venire in presenza per via anche del Covid e quindi questi video-collegamenti a distanza già oggi hanno dimostrato tutta l'insufficienza tecnica degli stessi e anche la lesione dei diritti degli imputati e del pubblico”.

 

IL DESTINO DEL PROCESSO

Solamente il 3 febbraio si potrà conoscere la sorte del processo e sono tre gli esiti che ci potranno essere. Il primo esito si ha nel momento in cui la Corte accoglie l'eccezione di incompatibilità territoriale che hanno sollevato gli avvocati. Alcuni legali della difesa, infatti, durante questa prima udienza hanno sostenuto che essendoci già una indagine in corso sulla casa madre 'Ndranghetista a Reggio Calabria, questo dovrebbe attrarre anche il procedimento locale. Sul piano procedurale, quindi, è stato sostenuto che è inutile distinguere i due processi e quindi di rinviare quello di Trento a Reggio Calabria.

 

Il secondo esito potrebbe arrivare dall'eccezione sull'invalidità del decreto di giudizio immediato. Se dovessero essere accolte le richieste degli avvocati a quel punto si dovrebbe ripartire pressoché da zero con il re-invio del dreceto alle parti coinvolte.

 

Il terzo e ultimo esito del processo si ha nel momento in cui il giudice respinge tutte le eccezioni, sia di incompetenza territoriale che di nullità. A quel punto il presidente della Corte ha già detto che fisserà nel caso una ulteriore udienza dopo il 3 febbraio per proseguire con il processo e quindi con la tabella di marcia che prevede questioni come l'ammissione delle prove e la lista di teste

 

PARTI CIVILI

Le parti civili sono state ammesse tutte. Assieme a Libera hanno presentato richiesta di costituzione di parte civile il Comune di Lona-Lases, la Provincia autonoma di Trento, la Fillea-Cgil, la Filca-Cisl e Altrotrentino, la società editrice della rivista Questotrentino.

 

Oltre a questi a costituirsi come parte civile sono stati anche tre operai di origine cinese vittime, secondo l'accusa, di riduzione in schiavitù sono stati anche tre lavoratori nel porfido. Rimane salva ovviamente la valutazione che verrà fatta nel corso del processo se le parti sapranno provare il danno avuto.

 

Al momento solo il comune di Lona-Lases e la Provincia di Trento hanno già formalizzato la richiesta di risarcimento, non inferiore ai 500.000 euro.

 

Qui l'intervento del Coordinamento Porfido

 

 

 

L'OPERAZIONE PERFIDO

L'operazione Perfido condotta dai Carabinieri del Ros e che ha visto l'impegno anche della Guardia di Finanza con il sequestro di un patrimonio imponente, ha portato a galla la costituzione di una "locale" della 'ndrangheta, basata a Lona Lases e infiltrata nelle attività di estrazione del porfido. Da qui avrebbe poi allacciato i rapporti con il mondo politico e istituzionale trentino (QUI L'ARTICOLO).

 

L'indagine  è durata oltre due anni e tutto era partito da alcuni reati di tipo ambientale. Un po' alla volta si è fatto luce su una organizzazione autonoma e operativa in tutto il territorio radicata ormai da anni e legata dal punto di vista organizzativo alla potente cosca Serraino presente a Reggio Calabria e con collegamenti anche fuori dall'Italia. L'indagine è stata condotta in sinergia con la procura di Reggio Calabria. 

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