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| 03 feb 2022 | 13:44

Ora, 24 anni fa la tragedia del Cermis, una ferita ancora aperta: "Il sorvolo dei jet belgi quest'estate percepito con rabbia e dolore dalla comunità"

Cavalese ricorda le venti vittime della strage della funivia del Cermis, avvenuta il 3 febbraio 1998 quando un aereo militare statunitense provocò la morte di 20 persone. Una ferita che rimane ancora aperta per la comunità della valle di Fiemme. Il sindaco Finato: "Tragedie  che a distanza di anni possono ancora succedere"

di Francesca Cristoforetti

CAVALESE. Sono passati ventiquattro anni da quel 3 febbraio 1998, quando alle 15.13 un aereo militare statunitense tranciò i cavi della funivia del Cermis, facendo precipitare la cabina, provocando la morte di 19 persone e del manovratore. Un’insanabile ferita, commemorata ogni anno con tanto dolore dalla valle di Fiemme.

 

La celebrazione è sempre importante – ricorda Sergio Finato, sindaco di Cavalese – perché più passano gli anni più vogliamo mantenere vivo il ricordo di questo tragico evento. Le cerimonie che non devono aprire ferite ma mantenere viva la memoria, quest’anno abbiamo apprezzato che siano stati coinvolti gli studenti delle scuole medie”.

L’incidente avvenne vicino Cavalese, durante delle prove di addestramento di un Prowler con a bordo due piloti statunitensi, il capitano Richard J. Ashby e il copilota e navigatore Joseph Schweitzer, che non rispettando i protocolli, colpirono l’impianto funiviario, facendo schiantare al suolo la cabina da un'altezza di circa 150 metri dopo un volo di sette secondi. Nel preciso tragico momento dello schianto a terra, l’aereo Grumman EA-6B Prowler del corpo dei Marines si trovava però già a oltre un chilometro di distanza dall'impatto, e solo 12 minuti dopo tornò alla base di Aviano con ala e coda gravemente danneggiati, non precipitando per una serie fortuita di circostanze.  

 

“Questa rimane una ferita profonda – aggiunge il sindaco – il sorvolo dei jet belgi quest’estate, per esempio, nonostante fosse vietato è stato percepito con rabbia e dolore dalla comunità. Il ricordo di chi lo ha vissuto quel momento è ancora molto vivo. Oggi, come ogni anno, è stata celebrata la messa seguito da un successivo momento commemorativo alle due lapidi, dove erano presenti cittadini, istituzioni politiche e militari”.

 

Erano gli anni della guerra del Kosovo e la marina militare americana aveva nella base di esercitazione Aviano, in provincia di Udine, il cuore delle operazioni. Le forze statunitensi si stavano preparando all’offensiva nei Balcani e il volo di addestramento delle 14.36 del 3 febbraio 1998 avrebbe dovuto rientrare in questo protocollo. I piloti portarono il Prowler a bassissima quota, contravvenendo agli ordini, e l’ala del jet tranciò la fune dell’impianto del Cermis. Così si consumò, in modo assurdo, la tragedia costata la vita a 20 persone.

Da allora, ogni anno, Cavalese ricorda le vittime e i momenti drammatici di un incidente il cui bilancio sarebbe potuto essere ancora più pesante. Il Prowler non precipitò per una serie fortuita di circostanze e rientrò alla base seriamente danneggiato.

 

Per le 20 vittime, 7 tedeschi, 5 belgi, 3 italiani, 2 polacchi, 2 austriaci e un'olandese, nessuno avrebbe mai pagato. Nonostante la velocità dell’aereo fosse ben oltre i limiti consentiti e di molti metri al di sotto dell'altitudine permessa, il capitano e il suo navigatore, sottoposti a processo negli Stati Uniti, furono assolti in corte marziale dalle accuse di omicidio colposo e preterintenzionale.

 

“Purtroppo queste tragedie – conclude Finato – a distanza di anni possono ancora succedere, non dobbiamo mai abbassare la guardia. Noi come amministrazione ci siamo voluti andare a Mottarone, sul Lago Maggiore per mostrare tutta la nostra solidarietà per l’incidente della funivia Stresa-Mottarone. Questi diventano drammi nazionali”.   

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