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| 21 ago 2022 | 19:45

"Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis": il romanzo di Pino Loperfido (finalista del premio Rigoni Stern) presentato il 24 agosto a Levico

Racconta la tragedia del 1998 avvenuta sulla funivia del Cermis, che causò la morte di 20 persone: è il romanzo di Pino Loperfido, prossimo alla sua terza ristampa, che verrà presentato il 24 agosto a Levico in piazza della Chiesa accanto a Luca Pianesi

TRENTO. Ci sono delle occasioni in cui, a quella giustizia nelle aule di tribunale che non basta (o che nemmeno si verifica) si sostituisce la letteratura, pronta a denunciare o ricordare quanto altrimenti rischierebbe di finire nel dimenticatoio. Questo è l’intento anche di Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis, un romanzo scritto dalla penna di Pino Loperfido che fa luce, fra fatti di cronaca e circostanze soprannaturali, sulla tragedia della funivia del Cermis, in val di Fiemme, che il 3 febbraio del 1998 strappava la vita a 20 persone

 

“Sono passati 25 anni da quel terribile giorno – racconta a Il Dolomiti Loperfido – dopo un mese da quell’avvenimento già scrivevo un testo teatrale a esso dedicato, sentendo fin dal principio l’esigenza di raccontare al mondo intero una vicenda europea, ma soprattutto di ricordarla - sottolinea - c'è qualcosa che mi lega a quella misteriosa valle che è la val di Fiemme. Qualcosa che, insieme alla fame di giustizia, mi ha spinto a scrivere dell'incidente avvenuto nel 1998".

 

Una strage verificatasi a causa di un aereo militare americano partito dalla base di Aviano che, volando a bassa quota (e violando i regolamenti) tranciava i cavi di una delle due cabine della funivia del Cermis uccidendo 20 persone - racconta lo scrittore - in tutto ciò, vi fu soltanto un superstite: il manovratore d'una seconda cabina che viaggiava nella direzione opposta a quella colpita e che in quel momento era (fortunatamente) vuota". 

 

Un superstite che nel romanzo di Loperfido viene battezzato "Francesco" (nome di fantasia) e che racconta fatti reali (e non) partendo dalla sua infanzia, periodo in cui assiste a un primo drammatico incidente. 

 

"Il libro si sviluppa su differenti piani - commenta, senza però rivelare troppo della trama e lasciando così spazio alla curiosità - mi piace definirlo romanzo d'inchiesta perché indaga fatti di cronaca e contiene testimonianze: avvenimenti, questi, sempre preceduti da qualche segnale o premonizione che ha invece dello spirituale o metafisico - sottolinea - affronto diversi temi che abbracciano quello che io definisco lo stare al mondo: delusioni, ma anche coincidenze o faccende filosofiche sulle quali riflettere (come fanno il protagonista del racconto e il suo autore). La storia, questa, di una tragedia ma anche di un montanaro che lavora sulla funivia del Cermis in inverno e che in estate ama invece navigare: perfetto emblema di chi nella vita non trova pace". 

 

Fra i vari piani del romanzo, tuttavia, un'attenzione particolare secondo l'autore andrebbe riservata a quello politico: "É quello sicuramente più attuale. Si tratta in particolare di una denuncia non soltanto nei confronti di quanto avvenuto, una strage che ha scagionato i propri colpevoli, ma anche nei confronti di tutte le basi militari (Nato o Usa), anche segrete, presenti in Italia contenenti pericolose testate nucleari e dalle quali partono aerei che, anche recentemente, hanno sorvolato centri abitati sopra ai quali non potrebbero passare - dichiara - se le cose stanno così, chi ci garantisce che incidenti come quello del Cermis non accadranno più?".

 

Di quanto accaduto nel 1998 restano per l'appunto testimonianze, racconti come il libro di Loperfido, genitori rimasti senza figli o persone che hanno perso un fratello o una sorella: già all'indomani della tragedia non restavano infatti che vittime, accanto un lauto risarcimento (pari a 4 miliardi e mezzo di lire per ogni vita strappata), ma non dei veri responsabili, "perché i 4 militari presenti sull'aereo che ha causato la strage sono stati tutti giudicati negli Stati Uniti e infine assolti: possiamo dire che questo caso sia stato archiviato come mero incidente, per il quale nessuno si è fatto un giorno di carcere: un gioco imperdonabile". 

 

"La storia però non è finita - conclude l'autore - un'ingiustizia che potrebbe ripetersi: la consapevolezza di ciò mi ha spinto a scrivere Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis per raccontare, ricordare ma anche e sopratutto denunciare temi (purtroppo) ancora attuali". Un libro che ad oggi sta riscuotendo grande successo (pronto alla terza ristampa) e che si è collocato nella decina finalista del prestigioso premio “Mario Rigoni Stern": un romanzo che verrà presentato a Levico il 24 agosto alle 21 in piazza della Chiesa "in dialogo con Luca Pianesi, direttore de Il Dolomiti", nella cornice dell'iniziativa "Levico incontra gli autori".

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