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| 11 feb 2022 | 16:27

Processo 'Perfido', è arrivata la prima condanna in Trentino per il reato di associazione mafiosa

Importante sentenza del Tribunale di Trento che oggi ha confermato il reato di associazione mafiosa per uno degli imputati nel processo Perfido: Saverio Arfuso. Assolto invece L'appuntato scelto dei carabinieri Fabrizio De Santis in servizio a Roma

di Redazione

TRENTO. Prima condanna in Trentino per il reato di associazione mafiosa previsto dall'articolo 416 bis del codice penale. Saverio Arfuso dovrà scontare una condanna di 10 anni e 10 mesi già comprensivi delle attenuanti e dovrà anche versare come risarcimento 50 mila euro a tutte le parti civili per un totale di circa 500 mila euro.

 

L'appuntato scelto dei carabinieri Fabrizio De Santis in servizio a Roma e coinvolto nel processo Perfido è stato invece assolto. Per gli altri due imputati, Giuseppe Paviglianiti e Arafat Mustafà, si è invece arrivati al patteggiamento.

 

La sentenza di oggi è anche una importante conferma  del lavoro portato avanti dalla Procura di Trento.

 

 

IL PROCESSO PERFIDO

La prossima udienza del filo principale del processo perfido sarà il 18 febbraio. L'udienza in corte d'Assise avvenuta  il 21 gennaio ha riguardato quindi 15 persone imputate e tra queste, però, è stata stralciata la posizione anche Fabrizio De Santis che ha scelto un rito alternativo. Le persone coinvolte in questo filone del processo ''Perfido'' erano quindi diventate 14: Demetrio Costantino, Pietro Battaglia, Mario Giuseppe Nania e Domenico Morello. C'è poi Innocenzo Macheda, ritenuto secondo le indagini capo dell'organizzazione, Giuseppe Battaglia, Pietro Denise, Domenico Ambrogio, Giovanni Alampi, Antonino Quattrone e Alessandro Schina. Ci sono ancora Giovanna Casagranda, Federico Cipolloni e Vincenzo Vozzo. Ora il numero degli imputati del filo principale è diventato 12 e vi è una terza “costola” del processo con i due imputati risultati positivi e le cui posizioni sono state stralciate.

 

L'OPERAZIONE 
L'operazione Perfido condotta dai Carabinieri del Ros e che ha visto l'impegno anche della Guardia di Finanza con il sequestro di un patrimonio imponente, ha portato a galla la costituzione di una "locale" della 'ndrangheta, basata a Lona Lases e infiltrata nelle attività di estrazione del porfido. Da qui avrebbe poi allacciato i rapporti con il mondo politico e istituzionale trentino. 

 

L'indagine  è durata oltre due anni e tutto era partito da alcuni reati di tipo ambientale. Un po' alla volta si è fatto luce su una organizzazione autonoma e operativa in tutto il territorio radicata ormai da anni e legata dal punto di vista organizzativo alla potente cosca Serraino presente a Reggio Calabria e con collegamenti anche fuori dall'Italia. L'indagine è stata condotta in sinergia con la procura di Reggio Calabria. 

 

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