Protesta studentesca, bloccato il traffico in centro: "No a un modello di scuola costruito sullo sfruttamento e sulla competizione, vogliamo essere ascoltati"
Gli studenti scendono in piazza anche a Trento, passando per il centro storico con un corteo promosso dal Coordinamento Studentesco Trento per chiedere "un altro modello di scuola". Il traffico è stato bloccato in alcuni punti della città

TRENTO. “Saremo in piazza perché il modello di scuola attuale ci sta uccidendo”, urla a gran voce il Coordinamento Studentesco Trento che stamattina ha raccolto un corteo di protesta composto da studenti e studentesse, passando per il centro storico di Trento, bloccando così il traffico in alcuni punti della città. “Ora perché ci manda in fabbrica invece di insegnarci a capire il mondo che ci circonda – aggiunge – ora perché ci crolla un soffitto in testa, ora perché trascura completamente la nostra salute mentale. Il vostro modello di scuola fa schifo, noi continuiamo a dirlo e nessuno ancora ci ascolta”.
Questo venerdì in tantissime città italiane migliaia di studenti protesteranno per la scuola. A Trento il Coordinamento Studentesco, che nelle scorse settimane si è organizzato a seguito della morte del giovane Lorenzo Parelli, ha organizzato una manifestazione partita alle 8.30 da via Verdi che si concluderà in piazza Dante. Insieme ai giovani del Cs ci saranno anche i collettivi di altre scuole della città, che hanno deciso di aderire allo sciopero nazionale.
A seguito delle tante mobilitazioni studentesche in Italia, anche a Trento in molti sono scesi in piazza per chiedere un altro modello di scuola. “Dopo l’assemblea nazionale di Roma del 5 e 6 febbraio – sostiene il Cs Trento – infatti, in tutta la penisola migliaia di giovani hanno scelto il 18 febbraio come data di sciopero nazionale studentesco”.
Da anni “come studenti e studentesse ci mobilitiamo contro un modello di scuola costruito basandosi sullo sfruttamento e sulla competizione”. Il governo attuale, sostiene il collettivo, “così come quelli che si susseguono da decenni nel nostro Paese, continua a disinteressarsi della nostra condizione come giovani studentesse e studenti, continua a reagire alle mobilitazioni studentesche prima con l'indifferenza e poi con la forza delle cariche e della repressione poliziesca”.
Il riferimento è alle numerose manifestazioni che in tutta Italia sono state lanciate dopo la morte del diciottenne Lorenzo Parelli, ucciso da una putrella durante il suo ultimo giorno di alternanza scuola-lavoro: “Manifestazioni – prosegue – che sono state represse con violenza dalle forze dell’ordine”.
Le rivendicazioni dei giovani sono: “Abolire i cosiddetti Pcto, l’ex alternanza scuola-lavoro introdotta dalla ‘Buona Scuola’ di Renzi; dare maggiore rilievo alla salute mentale di studenti e studentesse; coinvolgere i giovani nelle scelte che li riguardano, prima fra tutti l’esame di maturità, modificato all’ultimo dal ministro Bianchi, nonostante il parere contrario del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione”. Ma ancora, “si punta il dito a un’edilizia scolastica pericolante e pericolosa per chi vive la scuola tutti i giorni, anche dal punto di vista pandemico”.
La pandemia “ha evidenziato in modo molto chiaro – sostiene il collettivo – la necessità di più spazi per gli studenti e studentesse, spazi che siano luogo di confronto, spazi autogestiti dagli studenti stessi”. La scuola “va ripensata – concludono gli studenti – non solo come luogo dove vengono impartiti saperi tradizionali in modo frontale e nozionistico ma come luogo di cura, relazione e socialità, ma un luogo dove prenderci cura degli altri e delle altre e confrontarci”.













