"Se rimaniamo qui moriranno di sete, fame o predate dai lupi": in Lessinia gli allevatori tornano a valle
C'è chi è tornato a valle perché di erba non ce n'è più e chi invece fugge da altri (possibili) attacchi da parte dei lupi: questa, la situazione degli alpeggi in Lessinia, rimasti ormai (quasi del tutto) deserti

ALA. "Se rimaniamo qui moriranno di sete, fame o predate dai lupi": così, uno dei tanti allevatori (pronto a fuggire dalla Lessinia) commenta la situazione attuale degli alpeggi. Lui e le sue vacche sono fra gli ultimi a tornare a valle, perché molti, invece, se ne sono andati già da tempo.
"Demoticazione anticipata per disperazione": lo conferma infatti anche un cartello, piantato con un lungo bastone nei terreni della Lessinia, dove fino a qualche tempo fa le vacche erano libere di pascolare, senza avere tuttavia abbastanza cibo (o acqua) a disposizione. Una condizione, quella delle malghe dove le vacche avrebbero dovuto trascorrere l'estate, che ne racconta la carenza di risorse idriche e d'erba al punto da costringere molti allevatori a tornare a valle con largo anticipo: fra i molti in difficoltà c'erano a luglio anche gli allevatori di malga Cime, che già allora raccontavano la difficoltà delle loro grigie alpine che faticavano a trovare erba fresca e piccoli specchi d'acqua dove abbeverarsi.
La siccità, quindi, è stata tema ma sopratutto cruciale problema caratterizzante gli ultimi mesi, conducendo i più a cercare nuove strategie per resistere: in Lessinia, per l'appunto, qualche mese fa, nelle zone in cui era stato possibile farlo, erano state prontamente impermeabilizzate le pozze per abbeverare le vacche (cosa, tuttavia non sempre possibile). Un intervento che non è bastato per far resistere gli animali in quota, i quali, presto, si sono ritrovati senza più erba, potendo così a stento restare in vita e smettendo (in molti casi) di produrre latte.
A aggiungersi all'allarme siccità, rendendo gli alpeggi non soltanto inabitabili ma anche pericolosi, i lupi che da tempo bazzicano in Lessinia (FOTO DI SEGUITO) e che ultimamente hanno provveduto invece a predare innumerevoli capi di bestiame: in particolare, quelli appartenenti agli allevatori che non hanno avuto la possibilità di creare recinti elettrificati anti lupo. Recinti che, per essere costruiti, avrebbero anzitutto bisogno di corrente elettrica facilmente reperibile e che andrebbero idealmente posti in zone nelle quali gli animali abbiano abbastanza punti per abbeverarsi o di riparo. Caratteristiche, queste, non sempre disponibili insieme, cosa che ha spinto molti allevatori a rinunciare all'idea di costruire tali recinzioni, scegliendo piuttosto (o purtroppo) di tornare nelle proprie stalle.

Problemi che non avrebbero potuto quindi in alcun modo essere risolti per alcuni o che per altri avrebbero significato trasportare fino alle malghe mangime e fieno, scelta non propriamente comoda o economica. Motivi diversi, quelli che "per disperazione" hanno condotto alla demonticazione anticipata, ma pur sempre problemi che infine non hanno lasciato scampo agli allevatori: "In bocca al lupo", si legge (non a caso) sul cartello che racconta un'annata, forse, da dimenticare.


















