Sgarbi multato in Svizzera: ''Farò un esposto, mi hanno messo in pericolo, il lampeggiante ce l'ho per le minacce di mafia''
Il parlamentare è stato multato sabato scorso, 6 agosto, perché la sua auto viaggiava con il lampeggiante acceso, ancora sul territorio svizzero, e dopo aver superato una colonna di auto: "Non è vero, la strada era libera e il dispositivo è stato acceso dall'autista a 100 metri dalla dogana. Non tornerò più in Svizzera, sono stato messo in pericolo"

TRENTO. "Farò un esposto contro la polizia svizzera: sono stato messo in pericolo". A dirlo Vittori Sgarbi dopo che è stato fermato e multato alla dogana di Chiasso-Brogeda. "E' stato acceso il dispositivo a 100 metri dalla dogana, il mio autista non ha superato nessuno e la ricostruzione delle forze dell'ordine".
Il parlamentare è stato multato sabato scorso, 6 agosto, perché la sua auto viaggiava con il lampeggiante acceso, ancora sul territorio svizzero, e dopo aver superato una colonna di auto. "E' falso - dice Sgarbi - la strada era libera e stavamo viaggiando nei limiti di velocità e sulla corsia di destra, quindi non su quella preferenziale. Il lampeggiante è stato accesso a pochi metri dal confine: sono stati maleducati e prepotenti".
Una sanzione e una situazione che Sgarbi non riesce a digerire. "E' mia intenzione presentare un esposto, il lampeggiante ce l'ho per le minacce della mafia e il mio autista ha la qualifica di agente della pubblica sicurezza. Il dispositivo è previsto dalle norme al fine di agevolare la marcia dell’autoveicolo e per consentire lo svolgimento di una più efficace azione di prevenzione e tutela della mia incolumità. Sono stato messo a rischio".
Una sanzione da 500 euro per il critico d'arte. "Non tornerò più in Svizzera, non ho le tutele e le garanzie necessarie per la mia incolumità. Oltre a essere stato messo in pericolo, sono stato trattato male pur rivestendo incarichi istituzionali. Sono stato fermato senza motivo, tenendomi in stato di fermo e intimandomi, peraltro, di non scendere dall'auto, a rischi che, peraltro, proprio a seguito delle loro false e infamanti accuse, si sono subito manifestati con nuove minacce, soprattutto sui social, interrompendo di fatto quella tutela che è stata decisa non da me ma dal ministero dell'Interno a seguito di una serie di minacce di mafia, che non si capisce perché si dovrebbero ritenere 'sospese' in territorio svizzero", conclude Sgarbi.





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