''Se muore in un incidente stradale sono contento'', le parole di Sgarbi al giornalista di Report e il contrattacco: ''Chiesti 5 milioni di danni per diffamazione''
Il presidente del Mart ha sbottato davanti al giornalista Manuele Bonaccorsi e comunica che ''citerà in giudizio, con una richiesta di danni per 5 milioni di euro, la trasmissione della Rai ‘Report' e gli autori della finta inchiesta, Thomas Mackinson e Manuele Bonaccorsi, per la reiterata opera di diffamazione nei suoi confronti, basata su ipotesi menzognere relative al valore del dipinto"

TRENTO. "Se muore in un incidente stradale sono contento, lei mi fa schifo", queste parole Vittorio Sgarbi le ha dette al giornalista di Report Manuele Bonaccorsi che stava cercando di interloquire con il numero uno del Mart nell'ambito della nota inchiesta sul quadro di Valentin de Boulogne, "Concerto con bevitore", che secondo la trasmissione di Rai 3 sarebbe coinvolto in indagini riguardanti un'ipotetica esportazione illecita di opere d'arte. Report avrebbe trovato la persona che nel 2014 avrebbe venduto nel 2014 per soli 10mila euro a Sgarbi il dipinto di Valentin de Boulogne, ‘Concerto con bevitore', stimato in circa 5 milioni di euro e poi intercettato e posto sotto sequestro.
Come noto Sgarbi ha respinto in tutti i modi queste accuse ed esasperato, ha utilizzato questa bruttissima frase per cercare di 'sganciarsi' dal giornalista oltre ad aver persino minacciato di spogliarsi per far interrompere le riprese. Intanto il critico d'arte passa al contrattacco ed ha reso noto che "citerà in giudizio, con una richiesta di danni per 5 milioni di euro, la trasmissione della Rai ‘Report' e gli autori della finta inchiesta, Thomas Mackinson e Manuele Bonaccorsi, per la reiterata opera di diffamazione nei suoi confronti, basata su ipotesi menzognere relative al valore del dipinto".
La nota è stata diffusa dall'ufficio stampa del sottosegretario alla Cultura. "Le perizie danno ragione a Sgarbi'', completa la nota del sottosegretario che aggiunge: ''Nessun critico lo ha mai pubblicato o attribuito al francese Valentin de Boulogne. La serie di menzogne e la finzione senza fondamento, contrastate anche dai risultati d’asta per dipinti analoghi e nelle valutazioni della fototeca Zeri, sono continuate nella puntata di domenica 28 gennaio con altre ricostruzioni infondate, gravemente lesive della mia immagine e contro la verità dei fatti. La trasmissione, ancora una volta, con una narrazione dei fatti costruita su presupposti falsi, mi accusa di avere esportato illecitamente l’opera all’estero. L’unico valore accertato per il dipinto è inferiore a quello per cui è previsto il reato di illecita esportazione. Io non ho, per l’evidenza delle testimonianze raccolte, mai avuto la proprietà di quel dipinto, unanimemente ritenuto non di Valentin de Boulogne. L’opera citata da ‘Report' non è stata mai attribuita e mai notificata. Nessuno storico e critico d’arte l’ha attribuita a Valentin de Boulogne".
"Non solo – continua Sgarbi-. Sarebbe stata pagata appena 10mila euro. Sulla base di queste evidenze tutte le indagini de ‘Il Fatto' e ‘Report' configurano una grave denigrazione. Io non ho mai incontrato il venditore del quadro ma ho semplicemente valutato la natura di copia, ignorando che essa appartenesse ‘a persone con disagi materiali o fisici' (inaccettabile insinuazione, quest’ultima, del signor Ranucci), a fianco di una valutazione assolutamente infondata. Non è pensabile che il servizio pubblico agisca con un processo di diffamazione sistematica con il solo intento di denigrarmi, nell’ignoranza di quello di cui si parla. Le indagini sul dipinto escludono che possa appartenere a Valentin de Boulogne e indicano che l’opera su cui si è costruita l’azione diffamatoria possa essere, invece, una vecchia tela con una pittura più recente. L’accertamento della vendita a 10mila euro parla da solo. Il resto è fantasia di menti ignoranti e criminali".













