"Mi sono messo a piangere. Ho rivisto Michele schiacciato dal furgone. Lo denunciamo", il fratello di Scarponi a Il Dolomiti dopo la frase choc di Feltri: "I ciclisti? Mi piacciono solo se investiti"
Il direttore editoriale del Giornale ieri - 25 settembre (il giorno del compleanno di Michele Scarponi, ucciso da un furgone mentre si allenava nel 2017) - aveva detto che "I ciclisti mi piacciono solo quando vengono investiti", scatenando un putiferio. La Fondazione Michele Scarponi presenterà denuncia. Fondriest: "Affermazione gravissima, quasi un'istigazione, senza giustificazione"

MILANO. "I ciclisti mi piacciono solo quando vengono investiti".
Una frase shock, terribile, d'inaudita violenza verbale, pronunciata durante da Vittorio Feltri durante l'evento "La grande Milano, Dimensione smart city" di mercoledì 25 settembre nel capoluogo meneghino. Rapidamente, anzi in tempo zero, quella che è un'affermazione inaccettabile ha fatto il giro d'Italia, anzi forse del mondo.
E, poche ore dopo, a La Zanzara, la trasmissione di Radio 24, imbeccato dal conduttore Giuseppe Cruciani, il direttore editoriale del Giornale, nonché consigliere regionale della Lombardia in quota Fratelli d'Italia, è tornato sulla sua frase, che ha scatenato un vero e proprio (e comprensibile) putiferio.
"Per scherzare ho detto che mi diverto solo quando i ciclisti vengono travolti da un'auto - ha detto Feltri -. Spero che così si smetta di fare le piste ciclabili che sono una rovina". E poi ancora: "Non amo i ciclisti? Non li voglio mica ammazzare. Ho fatto una battutaccia in un discorso umoristico, hanno montato un casino. Non chiedo scusa a nessuno perché non ho offeso nessuno. Le piste ciclabili sono una rovina. Io credo che i ciclisti rompano i c*******. Abito a Milano e parlo di Milano".
Quella di Feltri, che non può essere derubricata come una "battutaccia", è arrivata ovviamente subito anche a Filottrano, nelle Marche, dove quella di ieri non era una giornata qualunque. Lì, nella provincia di Ancona, il 25 settembre 1979 nasceva Michele Scarponi, il vincitore del Giro d'Italia del 2011, il gregario "perfetto di Vincenzo Nibali nei trionfi dello "Squalo" al Tour de France del 2014 e al Giro d'Italia del 2016.
Sette anni e mezzo fa Scarponi perse la vita durante un allenamento, investito - mentre pedalava sulle strade di casa - da un furgone. Ieri avrebbe compiuto 45 anni e la frase pronunciata da Vittorio Feltri "lo ha ucciso una seconda volta".
"Quando l'ho letta - racconta a Il Dolomiti il fratello di Michele, Marco, segretario generale della "Fondazione Michele Scarponi" - non ho difficoltà a dire che mi sono messo a piangere. E davanti agli occhi mi sono passate immagini terribili: ho visto Michele morto e un furgone che gli passava sopra una seconda volta. Come fondazione abbiamo già incaricato il nostro legale Tommaso Rossi di predisporre una denuncia querela, che presenteremo alla competente Procura della Repubblica. Per noi il 25 settembre è diventato un giorno "dolce", di racconti, di ricordi e questa frase ha spazzato via tutti. Le parole sono pietre, fanno malissimo, soprattutto se vengono pronunciate da una persona che ha una grande cassa di risonanza in tutto il Paese".
Da cinque anni Marco Scarponi gira l'Italia, si reca nelle scuole e cerca di sensibilizzare i giovanissimi di oggi, gli adulti del domani, all'educazione al corretto comportamento stradale e alla cultura del rispetto delle regole e dell'altro.
"In questo momento mi sento "nudo" - prosegue -: sono anni che ci facciamo in quattro per portare un certo tipo di cultura, facendo mille sforzi, cercando di coinvolgere quante più persone possibili e poi arriva il direttore di un grande giornale che butta lì una frase che "uccide" tutto. Non è una "battutaccia", non derubrichiamola così perché quell'espressione è un vero e proprio atto di violenza verbale. Ma che roba è? Ma ci rendiamo conto che stiamo parlando di persone che sono morte? E sono morte non perché la strada è "impazzita". Noi andiamo nelle scuole, cerchiamo di utilizzare sempre le parole "giuste" per far sì che il messaggio arrivi correttamente ai bambini e ai ragazzi e poi ci ritroviamo a commentare una frase che è incommentabile? Che non avrebbe dovuto nemmeno passare per la testa di qualcuno. Ma chi l'ha pronunciata non si rende conto che ci sono familiari che piangono questi morti? Che sono disperati e abbandonati a loro stessi con un dolore incommensurabile?".
La frase di Feltri ha suscitato grande indignazione: numerosi esponenti politici lombardi hanno chiesto le sue immediate dimissioni da Consigliere Regionale. Nessuna reazione, invece, dalla Federciclismo, che ieri mattina ha dedicato un post a Michele Scarponi, facendo gli auguri di buon compleanno al ciclista marchigiano, ma poi non ha emesso alcun comunicato ufficiale, scegliendo di non esprimersi sulla vicenda.
"Non mi stupisco - conclude Marco Scarponi - e anche questo è un aspetto grave, perché di fronte ad una simile affermazione servirebbe una presa di posizione decisa e netta da parte di chi governa il movimento. Non c'è stata, ne prendiamo atto, con grande amarezza e noi continueremo nella nostra opera. Anche se, lo ribadisco, giornate come questa ti fanno tanto male".
Durissima è anche la reazione dell'ex campione del mondo Maurizio Fondriest, da sempre in prima linea quando si parla di sicurezza sulle strade.
"E' un'affermazione gravissima - commenta furioso Fondriest -, quasi un'istigazione. Io non sono contro le espressioni "forti", accetto il pensiero di tutti anche espresso in modo provocatorio, anche quando non è in linea con le mie idee, ma qui stiamo parlando di una frase inaccettabile. Ma ci rendiamo conto di quello che ha detto Feltri? Ma ci rendiamo conto che, andando avanti così, siamo destinati ad una deriva culturale senza fine? Sono parole di una gravità inaudita, che non hanno alcun senso e mai potranno avere alcuna giustificazione".


















