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| 22 nov 2022 | 06:27

Siccità, oltre 2 mila sorgenti in difficoltà: ''Rischio razionamenti invernali: neve e ghiaccio non risolveranno la criticità''

Il Trentino continua ad avere sete: moltissime piccole sorgenti a servizio dei Comuni di montagna sono dimezzate e ci sono seri campanelli d'allarme anche per quelle più grosse. "E' reale parlare di rischio elevato di deficit idrici anche nel periodo invernale" spiega a Il Dolomiti Roberto Lunardelli dell'Osservatorio Servizi Idrici della Pat

Foto archivio
Foto archivio

TRENTO. Il tema è passato in secondo piano ma gli effetti di una delle estati più aride della storia non sono svaniti nel nulla e potrebbero vedersi anche nei prossimi mesi creando non pochi problemi in Trentino. 

 

La situazione è monitorata di continuo dal Provincia tramite l'Agenzia provinciale per le risorse idriche e l'energia (Aprie). Cosa sta accadendo? Le pochissime piogge di questo autunno sono state insufficienti per rigenerare le circa 2 mila sorgenti presenti sul nostro territorio a servizio dei comuni ed ora con l'arrivo del freddo e della neve e del ghiaccio, difficilmente la situazione migliorerà. Senza contare che l'acqua, in Trentino, è fondamentale anche d'inverno per l'innevamento artificiale. 

 

Le difficoltà sono oggettive” spiega a il Dolomiti il vicepresidente della Provincia, Mario Tonina, che da tempo sta seguendo la situazione. “Alla fine non è piovuto molto nemmeno questo autunno ma nei prossimi giorni gelerà e fino a primavera dovremo fare i conti con l'acqua che abbiamo e dovrà essere in alcuni casi razionata.  Alcuni territori sono già in difficoltà basta pensare Roncone dove le  riserve idriche sono al 50% oppure Brentonico o in Val di Gresta”. 

 

Sono tanti i comuni trentini che negli scorsi mesi si sono trovati in difficoltà e che ancora si trovano con le sorgenti dimezzate. Si esce da un'estate caratterizzata dalla siccità e le temperature per diverso tempo si sono mantenute ben superiori alle medie stagionali. Poche settimane fa il Comune di Brentonico aveva attivato, ancora una volta, tecnici e vigili del fuoco per riempire i serbatoi chiedendo sempre di prestare attenzione alla necessità di ridurre i consumi idrici. E non è l'unico caso. 

 

Purtroppo la situazione non è molto percepita dal singolo cittadino in questo frangente – spiega a il Dolomiti Roberto Lunardelli dell'Osservatorio Servizi Idrici -  ma in realtà siamo ancora davanti a dei valori minimi annuali”. Le precipitazioni che arriveranno saranno eventulamente utili per il futuro e difficilmente lo saranno abbastanza per il presente. “E' reale parlare di rischio elevato di deficit idrici anche nel periodo invernale” ci spiega Lunardelli. 

 

Dal canto loro i Comuni stanno continuando a fornire settimanalmente i dati alla Provincia sulla situazione delle sorgenti. Dati che mostrano come la soluzione del problema siccità sia ancora ben lontana.  “In Trentino – spiega Lunardelli – abbiamo circa 2 mila sorgenti a servizio dei comuni. Ci sono quelle piccole che hanno una capacità di recupero più bassa e sono più fragili. Queste possiamo dire che sono al 50%. Ci sono poi le sorgenti più grosse, noi come Provincia ne monitoriamo una decina per riuscire ad avere il polso della situazione. Per queste assistiamo ai primi campanelli di allarme perché il margine in più di acqua che avevano è stato completamente consumato e quindi l'attenzione deve essere alta”.

 

 

Che il momento continui ad essere difficile lo sanno bene i piccoli comuni di montagna che anche in Trentino stanno continuando a fare i conti con grossi deficit delle proprie sorgenti. “La Provincia, dal canto suo, dopo gli interventi emergenziali messi in campo nei mesi estivi – conclude Lunardelli -  assieme ai Comuni più colpiti sta cercando nuove fonti di finanziamento (in parte anche usando il Pnnr) che possano aiutare da un lato l'azione di risparmio idrico sul territorio e dall'altro ottimizzando l'esistente”. Una strada non semplice ma che deve essere percorsa. 

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