Svetlana da bimba frequentava la val di Sole dopo il dramma di Chernobyl, è morta sotto i bombardamenti di Marjanivka
Un legame con il Trentino che inizia dopo l'esplosione alla centrale nucleare di Chernobyl nel 1986. In questo caso un'associazione della val di Sole decide di offrire a trenta ragazzi ucraini di quella regione la possibilità di trascorrere un mese in provincia. Era guarita dalla leucemia, anche con le medicine inviate dall'Italia. E' morta nel bombardamento russo su Marjanivka

TRENTO. Un messaggio "Pregate per Svetlana" e poi un altro "C'è una cosa che dobbiamo dire ma non ci riusciamo". E' una storia che tocca anche il Trentino e una famiglia della val di Sole quella raccontata da Il Foglio nell'articolo "La nostra ragazza" firmato dall'inviato dalle zone di guerra Daniele Raineri. Una vittima civile di questa terribile conflitto che scuote l'Europa. Una storia, purtroppo, comune a tante persone, anche sul nostro territorio provinciale, e che acquista una grande drammaticità a seguito dell'invasione dell'Ucraina ordinata ormai la settimana scorsa da Vladimir Putin.
Un legame con il Trentino che inizia dopo l'esplosione alla centrale nucleare di Chernobyl nel 1986. Da quel drammatico incidente sono iniziate una serie di relazioni con l'Italia e con il nostro territorio. In questo caso un'associazione della val di Sole decide di offrire a trenta ragazzi ucraini di quella regione la possibilità di trascorrere un mese in provincia, ospiti di altrettante famiglie.
E Svetlana Kuprienko arriva con la sorella Alessia sul bus con gli altri bambini, la piccola viene accolta da Mirella Niccolai e dal marito. "Avevamo pensato - si legge su Il Foglio - di coinvolgere famiglie con altri bimbi per aiutare la socializzazione".
Una relazione che si salda e che dura nel tempo. Una donna ucraina legge e traduce dal cirillico le lettere che arrivano dall'Ucraina. Un rapporto profondo ("Una famiglia composta da mia figlia, Svetlana e Alessia"), tanto che le famiglie ricambiano la visita con un viaggio a Marjanivka, circa trenta minuti d'auto da Chernobyl.
Negli anni Svetlana si ammala di leucemia e la famiglia trentina invia le medicine per la cura; ormai donna guarisce, si sposa e ha tre figli. I contatti restano e intatto scoppia il conflitto: "E' arrivata la guerra". Poi più nulla, domenica 26 febbraio, Alessia scrive alla famiglia: "Pregate per Svetlana". Poi nelle ore successive un altro messaggio: "C'è una cosa che dobbiamo dirti ma non riusciamo a dirtela".
Un bombardamento russo su Marjanivka ha ucciso 7 civili. Un video girato poco dopo la strage mostra quattro cadaveri vicino al muro di un edificio accanto a una scuola la popolazione usava come rifugio: c'è anche Svetlana. "Aveva trascorso la notte con le 3 bambine. Era uscita per andare a casa e prendere un ricambio per loro". E così resta solo il ricordo di quella bambina "sveglia, carina e altruista".













