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| 28 feb 2022 | 05:01

Ucraina, la storia di nonna Yaroslava: "Cerco un modo per far arrivare i miei nipoti a Trento ma avrei voluto tornare a casa per passare la vecchiaia''

Yaroslava vive a Trento da diversi anni ma un pezzo del suo cuore è in Ucraina. A circa 25 chilometri da Leopoli vive infatti sua figlia, i suoi due nipoti di 10 e 17 anni e il genero. "Voglio riabbracciare i miei nipoti. Quello che di tremendo vediamo oggi è tutto a causa della politica e di Putin”

Foto a destra askanews

TRENTO. “Vorrei almeno avere i bambini qui, quello che sta accadendo è terribile. Le immagini che vedo mi fanno tremare le braccia. Giovedì quando è iniziata la guerra ho pianto''. Tiene in mano stretto il cellulare, continua a guardarlo e ha gli occhi che si riempiono ancora di lacrime. Yaroslava vive a Trento. Un pezzo del suo cuore, però, è in Ucraina. A circa 25 chilometri da Leopoli vive infatti sua figlia, i suoi due nipoti di 10 e 17 anni e il genero.

 

Lei è riuscita a sentirli giovedì, e ancora una volta venerdì e di nuovo sabato mattina quando i bombardamenti sulla capitale Kyiv si sono fatti più intensi. “L'ultima volta che li ho visti è stato lo scorso anno” ci racconta Yaroslava mentre si mette le mani sul viso. “Ero tornata per la comunione di uno dei miei nipoti. Ora però ho paura”.

 

A Leopoli le sirene d'emergenza per avvertire la popolazione del rischio bombardamenti suonano di giorno e anche di notte. Diversi checkpoint sono stati allestiti intorno alla città e lo ha spiegato nelle scorse ore anche il sindaco Andriy Sadovyi. “Sono stati allestiti posti di blocco a Leopoli e nella regione. Saranno posizionati su tutti gli ingressi e le uscite della comunità territoriale per controllare tutte le persone che entrano nel territorio". Le sirene sono suonate più volte in queste ore mentre le autorità locali hanno continuato a esortare i residenti a mettersi al riparo e andare nei vicini rifugi antiaerei.

 

Ogni ora che passa la paura continua a salire e lo si vede negli occhi di Yaroslava. “Nella casa dove c'è mia figlia con i suoi famigliari non ci sono rifugi bisogna rimanere dentro e basta. Abbiamo cercato di trovare qualche soluzione per far venire qui da noi almeno i bambini ma non è facile”.

 

Il marito della figlia di Yaroslava lavora nella grande ferrovia di Leopoli. Lì l'allerta è molto alta perché si teme prima o dopo l'attacco dei russi per bloccare anche i trasporti nell'area occidentale. “Nelle scorse ore – ci raccolta – è andato al lavoro e si è visto consegnare un'arma per difendersi perché se arrivano i militari lui e i suoi colleghi devono proteggere la ferrovia. Ma lui è pronto anche ad andare a combattere per il suo Paese come stanno facendo i militari ucraini che sono degli eroi”.

 

La famiglia di Yaroslava si è preparata alla guerra prima che Putin lanciasse ufficialmente l'attacco. “Prima di giovedì – ci racconta – già si capiva che sarebbe successo qualcosa. Ho subito detto a mia figlia di andare a prendere dei pacchi di pasta, dei barattoli di pomodoro e altre cose da tenere se rimangono bloccati in casa”. Ai distributori di benzina fin da subito sono iniziate a crearsi delle colonne di auto. E lo stesso vale per i supermercati.

 

Non solo paura e dolore da Yaroslava ma anche tanta rabbia. “Noi ucraini non abbiamo nulla contro i russi. Siamo come sorelle e fratelli. Ci sono famiglie con ucraini e russi. Quello che di tremendo vediamo oggi è tutta politica, è tutto a causa di Putin”. Mentre pronuncia queste parole l'espressione di Yaroslava cambia. E' arrabbiata, non vuole che il suo paese venga invaso e soprattutto non vuole rinunciare a quello che da tempo aveva programmato. “Ormai da anni lavoro – ci dice – e nell'ultima parte della mia vita volevo tornare in Ucraina, passarli con mia figlia, i miei nipoti. E invece ora sono qui a cercare un soluzione per portarli qui da me. Mi viene solo da piangere”.

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