Ucraina, la resistenza alla Russia: dalla richiesta dei giubbotti anti-proiettile ''per i nostri eroi'' all'amico che manda le bottiglie di vetro ''per fare molotov''
A soli 16 anni Olga ha lasciato casa per raggiungere alcuni parenti in Polonia, mentre i genitori sono rimasti in patria. “I miei coetanei vorrebbero arruolarsi per difendere la libertà. Il mio insegnante di inglese è in Ucraina: ci colleghiamo a distanza e le lezioni si interrompono per il suono della sirena". Intanto anche a Trento arrivano richieste di acquistare giubbotti anti-proiettile e il parlamentare autore dell'Agenda digitale dell'Ucraina invita tutti a sostenere la loro causa anche così

TRENTO. Famiglie separate e lezioni in didattica a distanza, interrotte dal suono delle sirene, e l’orgoglio, l’identità e la volontà di resistere, con ogni mezzo: la costruzione di molotov e il tentativo di recuperare materiali militari.
Il conflitto in Ucraina, con l’aggressione militare da parte della Russia, dura ormai da più di dieci giorni fa e oltre un milione di ucraini, secondo i dati dell’Alto commissariato dell’Onu, ha lasciato il Paese. Già molte le famiglie arrivate in Trentino mentre la Protezione civile, sotto il coordinamento di quella trentina, ha inviato tende e strutture per realizzare mille posti letto in Polonia, la zona di maggior afflusso dei profughi in fuga dalla guerra.
Oltre alle sanzioni, i Paesi dell’Unione europea (comprese Finlandia e Svizzera che hanno eccezionalmente abbandonato il proprio storico stato di neutralità), Stati Uniti, Regno Unito e Australia hanno deciso di fornire armi e materiali all’esercito ucraino.
Ma non basta, i russi bombardano pure i corridoi umanitari. Questo non sembra piegare la volontà di resistere e mantenere l’indipendenza. Nella sera a una famiglia di Trento è arrivato un messaggio da un conoscente ucraino: una serie di immagini di giubbotti anti-proiettile e la richiesta se fosse possibile donarli e farli arrivare in Ucraina. Un modo per tutelarsi a fronte dell’invasione? Anche, ma sono soprattutto dispositivi richiesti per “i nostri eroi - ha spiegato poi anche per telefono - per i nostri soldati che in questo momento hanno un gran bisogno di materiali”.
Tanti scappano, soprattutto donne e bambini, mentre gli uomini tra i 18 e i 60 anni sono arruolabili, ma anche altre figure professionali, come medici e infermieri nelle varie specialità, restano perché l’economia di guerra cambia tutto.

E anche il parlamentare ucraino Yehor Cherniev, esperto informatico, co-autore dell'Agenda digitale dell'Ucraina, presidente della delegazione permanente dell'Ucraina all'Assemblea parlamentare della Nato e vicepresidente della commissione per la trasformazione digitale del suo Paese, venerdì si è fatto ritrarre con decine di giubbotti anti-proiettile e il post recitava: ''Ecco i primi 40 giubbotti corazzati da inviare nei luoghi dove c'è più bisogno. Non vedo l'ora di vederne altre centinaia e sono grato a chi ha accettato di aiutarci. Questo sono le ultime azioni che facciamo ora quotidianamente con i nostri colleghi, anche a livello internazionale, per tutelare il nostro Paese. Il nemico vedrà cosa lo aspetta. Tutto il nostro territorio resterà Ucraina! Vinceremo!''.
Intere famiglie, intanto, vengono divise da questa sanguinosa guerra alle porte dell’Europa. A essere interessati i confini con la Polonia, la Slovacchia e la Moldavia. A soli 16 anni Olga ha lasciato la propria casa per raggiungere alcuni parenti in Polonia, mentre i genitori sono rimasti in patria. “Un viaggio di 32 ore: non è stato possibile spostarsi in auto - spiega Olga a Il Dolomiti - ho preso un bus e poi ho attraversato il check point a piedi. Sono rimasta stupita da quanti volontari siano operativi per rispondere a tutte le necessità e sono stata impressionata da quante mamme con bambini piccolissimi sono in fuga e che hanno perso tutto, la cui casa in alcuni casi è stata bombardata”.
Un’organizzazione che cerca di sopperire a tutte le necessità primarie. “Il viaggio è lungo e spossante: la zona è in montagna e fa molto freddo. I volontari forniscono subito coperte, vestiti, qualcosa da mangiare e da bere, oltre a un primo alloggio per trascorrere la notte per fermarsi o per poi riprendere gli spostamenti”.
Un'invasione iniziata una decina di giorni fa dopo diverse settimane di tensione. “E’ tutto irreale. C’era la sensazione - dice - che potesse accadere qualcosa di irreparabile ma nessuno ci voleva credere fino in fondo. Vivo nella parte più occidentale dell’Ucraina e ancora non ci sono stati bombardamenti ma gli aerei sorvolano la città e le sirene entrano in funzione spesso: si scappa nei garage, negli scantinati e nei rifugi. I miei genitori hanno cercato di prepararmi all’eventualità di lasciare la casa e quindi la mia evacuazione non è stata purtroppo inaspettata”.
Una situazione emotivamente difficile per Olga. “E’ frustrante - aggiunge Olga - poter solo guardare quanto accade e non poter fare abbastanza per fermare la guerra e per resistere. Chiamo tutti i giorni i miei genitori e ci supportiamo a distanza. Ma è tutto molto triste e complicato, la preoccupazione è tanta. Si cerca di veicolare le notizie e le immagini con i conoscenti, anche all’estero: l’informazione in Polonia e in Europa è vera e sono impressionata dalla solidarietà mentre in Russia c’è solo una falsa propaganda”.
Il proprio Paese in guerra e le immagini di distruzione, l’apprensione per i genitori lontani e il tentativo di proseguire per quanto possibile la vita di tutti i giorni, comprese le attività scolastiche. Ma il carico di sofferenza è enorme.
“Il nostro insegnante di inglese, per esempio, è ancora in Ucraina e ci colleghiamo a distanza. L’ultima volta la lezione è stata interrotta un paio di volte per il suono della sirena e per permettere a tutti di raggiungere un rifugio sicuro; poi abbiamo ripreso l’attività didattica”.
Un’adolescenza spezzata. Le generazioni più giovani si trovano trascinate nella guerra. “Si cerca un modo di aiutare: i miei amici vorrebbero essere già maggiorenni per potersi arruolare e per combattere per la libertà. Chi è via e chi è rimasto in Ucraina cerca di rendersi utili: cerchiamo di fornire medicinali e farmaci, viveri e materiali. Aiutiamo i connazionali che arrivano all’estero mentre in Ucraina ci si ospita a vicenda per avere più sicurezza”.
Una mobilitazione a più livello. Oltre i regolari anche i civili operano una resistenza e ci sono manifestazioni di piazza: migliaia le persone che hanno sfilato con le bandiere ucraine, per protestare contro l'invasione russa. Sfilate a Kherson, Zaporizhia, Metripol e Berdyansk, conquistate negli ultimi giorni dal Cremlino. “Alcuni miei conoscenti mandano ricambi per i carri armati oppure cercano di ripararli, mentre un amico di scuola ha una piccola attività di riciclo delle bottiglie di vetro, che ora invia per usarle come molotov”, conclude Olga.













