Guerra Ucraina, ''Difenderemo la libertà fino all'ultima persona che resta in piedi: ci devono radere al suolo. Mai più rapporti con la Russia fino alla notte dei tempi''
Sasha a Il Dolomiti: "La preoccupazione è quella di mettere in salvo i figli e la famiglia, poi ognuno cerca di fare la propria parte: chi ha imbracciato le armi, chi recupera beni di prima necessità e chi si mette a disposizione per ogni esigenza tra distribuzione, riparazioni e altro"

KYIV. "E' una guerra e resisteremo fino alla fine, fino all'ultima persona che resta in piedi: non ci saranno più rapporti con la Russia fino alla notte dei tempi". A dirlo a Il Dolomiti Sasha che si trova nella parte più occidentale nell'Ucraina. "La preoccupazione è quella di mettere in salvo i figli e la famiglia, poi ognuno cerca di fare la propria parte: chi ha imbracciato le armi, chi recupera beni di prima necessità e chi si mette a disposizione per ogni esigenza tra distribuzione, riparazioni e altro".
La terribile aggressione militare della Russia nei confini dell'Ucraina prosegue e si sono intensificati gli attacchi, Vladimir Putin schiera anche il drone Kalashnikov: Kyiv è circondata dall'esercito del Cremlino, mentre Mariuopol, città portuale sulla costa settentrionale del mar d'Azov viene bombardata ininterrottamente, senza risparmiare nemmeno i civili, e mancano acqua, alimenti e medicinali. Il governo ucraino ha accusato ancora una volta Mosca di non consentire l'apertura di corridoi umanitari e l'evacuazione in sicurezza della popolazione.
Tra venerdì e domenica, la Russia ha inoltre allargato i bombardamenti per colpire Leopoli, Lutsk, Ivano-Frankivsk e Dnipro. Ci sono state decine di vittime, anche tra i civili. "Ci sono stati alcuni attacchi - dice Sasha - i missili hanno danneggiato alcuni aeroporti e le infrastrutture ma per ora non c'è l'intensità della battaglia che avviene sul fronte orientale. L'invito delle autorità è comunque quello di non scattare foto e di non girare video, non condividere nulla sui social per non correre il rischio di diffondere inavvertitamente potenziali spostamenti delle nostre truppe che devono restare segreti".
Molti gli ucraini che intanto hanno lasciato la parte orientale, quasi 3 milioni per l'Alto commissariato dell'Onu hanno lasciato il Paese per raggiungere l'Europa, molti anche in Trentino, ma tanti si fermano prima di varcare le frontiere: si cerca di mettere in salvo la famiglia mentre c'è l'obbligo di arruolamento per i maggiorenni fino a 60 anni. "Dopo aver praticamente trascorso più di giorni in garage - aggiunge Sasha - il mio migliore amico è riuscito a raggiungermi qui dalla capitale, adesso la preoccupazione è quella di mettere in sicurezza la moglie e i figli, mentre lui resta qui per resistere ai russi".
Questo spostamento richiede solitamente 8 ore ma che si è trasformato in un viaggio di quasi una giornata intera. "La viabilità è rallentata dalle tante persone che sono in marcia e poi bisogna superare un check point con i controlli che portano via naturalmente molto tempo. In questo momento - prosegue - è tutto più complicato perché si va verso il confine con la Bielorussia per ragioni sicurezza e poi si devia verso ovest mentre intorno ci sono le esplosioni e il rischio che arrivi l'esercito. Una mia amica ha lasciato nelle scorse ore l'abitazione alla periferia di Kyiv e subito è stata informata che le truppe russe hanno occupato l'edificio".
Si cerca di proteggere, per quanto possibile, i più piccoli. "Mia figlia ha 17 anni e comprende quello che accade nel nostro Paese e c'è un dialogo franco - evidenzia Sasha - mentre ai più piccoli non si racconta proprio tutto. Vogliamo salvaguardarli da questo schifo che ci circonda e sono ovviamente spaventati da quanto avviene in queste settimane".
Ma sono diverse le città accerchiate, si attende l'attacco frontale a Kyiv ma il grido degli assediati è quello di voler resistere. "E' tutto spaventoso, sembra di vivere quei film ambientati durante la Seconda guerra mondiale che guardavo nell'infanzia: mai avremmo immaginato che potesse trasformarsi in realtà. Ma adesso la guerra è qui e ora a casa nostra. I combattimenti sono ancora sul fronte orientale ma siamo preparati a tutto. Qui ci sono tanti rifugiati e ci si aiuta e si cerca di supportare il Paese in questo momento drammatico. Abbiamo ricevuto cibo e acqua, medicinali, farmaci, armi e materiale da combattimento: si cerca di far arrivare tutto dove serve".
Insomma, ognuno cerca di portare il proprio contributo, magari piccolo, ma che può fare la differenza. "Vogliamo resistere, possono solo raderci completamente al suolo". I maggiorenni sono arruolabili. "Attualmente non ci sono posti per unirsi come volontari. Ma possono chiamare in ogni momento sul cellulare: l'esercito regolare gestisce le operazioni su tutto il territorio perché sono formati e hanno esperienza. Poi ci sono comitati locali: abbiamo le 'milizie' che operano a vari livelli, compresi quelli cittadini".
Un'organizzazione per quanto possibile capillare. "Gli ufficiali dei corpi locali provengono dall'esercito e le truppe sono completate dai volontari: adesso sono operativi in particolare nelle ore notturne perché c'è il coprifuoco e ai check point, ma sono pronte per ogni evenienza e per ogni esigenza per combattere per la libertà e contro l'invasore russo".
Le operazioni militari sono iniziate il 21 febbraio scorso con il riconoscimento da parte del Cremlino dell'indipendenza delle repubbliche separatiste di Donetsk e di Lugansk. L'esercito russo è così entrato nei due territori, ufficialmente per una missione di peacekeeping: un primo passo e quindi l'avanzata in Ucraina tre giorni dopo. Un'aggressione che ha portato la popolazione a compattarsi per contrastare l'invasore. Contestualmente c'è stato anche un calo di sostegno nella componente filo-russa stessa.
"I rapporti con i russofoni sono sempre stati buoni e la lingua non ha mai rappresentato una barriera. E' una montatura politica perché noi conosciamo la nostra storia e le nostre tradizioni. Un mio amico di Kharkiv parla solo russo e la sua città è stata completamente distrutta. Ho incontrato al supermercato un'altra persona proveniente da quella zona e nonostante avesse più un senso di lealtà verso Mosca, ora odia la Russia perché spaventato dall'aggressione e disgustato da come hanno ridotto l'Ucraina. Non ci saranno più rapporti con il Cremlino fino alla notte dei tempi".
La popolazione non vuole arretrare e l'aggressione militare ha modificato anche il sentimento verso la Russia (Qui articolo). "Combattiamo anche per il Donbass e per la Crimea. Vogliamo difendere la nostra libertà e i nostri diritti: resisteremo fino a quando l'ultimo ucraino resterà in piedi", conclude Sasha.














