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| 08 mar 2022 | 07:52

Guerra Ucraina, più passano i giorni e più la ''Rasputitsa'' può rallentare i russi. L'esperto: ''E non è vero che nell’est la popolazione fosse largamente favorevole alla Russia''

Un fenomeno naturale che ha permesso alla Russia di avere a disposizione una delle sue più grandi tattiche di difesa nel corso della storia contro Napoleone e la Germania nazista. Ora, però, è Mosca l'aggressore con l'Ucraina che potrebbe sfruttare il terreno per mandare in difficoltà un fattore fondamentale in una guerra: la catena di rifornimento e di approvvigionamento. Matteo Zola: "Una guerra che riaccende anche i riflettori sui conflitti in Georgia e Cecenia''

TRENTO. "Questo è un momento che segna la storia: un solco tra Ucraina e Russia, ma anche tra il Cremlino e l'Europa". Queste le parole di Matteo Zola, esperto di Europa centro-orientale e area post-sovietica e giornalista per l'Osservatorio Balcani Caucaso. "Una guerra che getta nuova luce anche le vicende che ruotano attorno a Georgia e Cecenia: conflitti passati piuttosto inosservati ma che rappresentano la cornice di questa fase, insieme ai combattimenti a bassa intensità nel Donbass. Un cambio di passo geopolitico per un riassestamento nell'ottica di politica di potenza tipica degli scenari del Novecento". 

 

L'aggressione militare da parte della Russia ha spinto i Paesi europei a cambiare la propria politica estera. Analogamente sono caduti di versi tabù per reagire all'invasione di Mosca e per sostenere il governo di Kyiv. La Svizzera ha abbandonato la storica neutralità per applicare le sanzioni, la Finlandia ha deciso di fornire armi e supporti, la Germania ha alzato la spesa per la difesa. Intanto l'Ue ha avviato la procedura per esaminare le domande di adesione presentate dall'Ucraina, dalla Georgia e dalla Moldavia. Le richieste erano state depositate dopo l'inizio dell'invasione russa.

 

Le operazioni militari sono iniziate il 21 febbraio scorso con il riconoscimento da parte del Cremlino dell'indipendenza delle repubbliche separatiste di Donetsk e di Lugansk. L'esercito russo è così entrato nei due territori, ufficialmente per una missione di peacekeeping: un primo passo e quindi l'avanzata in Ucraina. Un'aggressione che ha portato la popolazione a compattarsi per contrastare l'invasore. Contestualmente c'è stato anche un calo di sostegno nella componente filo-russa stessa.

 

"Un sondaggio dell'Iri dei mesi scorsi - dice Zola - aveva evidenziato che i filo-russi rappresentavano una minoranza della popolazione: il 33% a Donetsk, il 24% a Lugansk e Odessa, il 15% a Kharkiv. Anche nella parte orientale ci sono grandi differenze e non è vero che nell’est dell’Ucraina la popolazione fosse largamente favorevole all’integrazione con la Russia. Gli scontri nel Donbass degli ultimi 8 anni avevano, anzi, portato la componente identitaria a modificarsi in sfavore di Mosca". E intanto si combatte da 13 giorni con i negoziati che stentano a decollare e trovare una soluzione di tregua con diverse città accerchiate, continui combattimenti e bombardamenti, anche sui corridoi umanitari. 

 

 

"La popolazione ha un'opinione negativa della classe politica russa e invece positiva del popolo. Riescono ancora a ragionare sul doppio binario, anche se probabilmente i dati sono in ulteriore ribasso. Dopo i fatti della Crimea e del Donbass - aggiunge Zola - i rapporti si sono deteriorati e questi bombardamenti stanno esacerbando naturalmente il sentimento degli ucrainianche sul fronte orientale del Paese. L'invasione ha ampliato ulteriormente il solco tra Russia e Europa, così come tra Kyiv e Mosca. Molto dipende dalla lunghezza del conflitto, dall'eccidio dei civili e molti altri aspetti. C'è già comunque una distanza difficile da recuperare e che si farà fatica a colmare".  

 

La guerra in Ucraina determina una situazione di estrema incertezza in cui risulta molto difficile prevedere sviluppi e conseguenze del conflitto su scala mondiale. Difficile comprendere anche il reale andamento del conflitto. "C'è molta narrazione - prosegue l'esperto - ma pochi punti certi. E' ancora presto per comprendere l'andamento dell'invasione e capire quello che può succedere nel medio e lungo periodo. Certamente questa invasione preoccupa ancora di più Moldavia e Georgia, oltre a portare instabilità nei Paesi Baltici" (Qui articolo).

 

Un ruolo in questa guerra potrebbe essere giocato anche dal Rasputitsa. Un fenomeno che si registra in due periodi particolari dell'anno tra Russia, Ucraina e Bielorussia: in autunno quando è molto piovoso e in primavera quando la neve si scioglie. Due momenti in cui il suolo argilloso dell'Ucraina si satura di precipitazioni e le strade non asfaltate si trasformano in colate di fango limaccioso che può mettere in seria difficoltà mezzi e militari. 

 

Questo fenomeno naturale ha permesso alla Russia di avere a disposizione una delle sue più grandi tattiche di difesa nel corso della storia: Rasputitsa ha sventato l'invasione della Russia da parte di Napoleone nel 1812 e ha impedito alla Germania di occupare Mosca nel 1942. Alcuni casi di una marcia rallentata delle colonne russe si sono già verificati nella campagna ucraina nell'area del Mar Nero. Una situazione che nei prossimi giorni si potrebbe accentuare e che potrebbe mettere in difficoltà la Russia in un fattore fondamentale in guerra: la catena di rifornimento e di approvvigionamento. I carri armati si sono possono, infatti, impantanare più facilmente e richiede molto tempo riuscire a liberare e rimettere in marcia i mezzi militari. 

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