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''La guerra in Ucraina decisiva per l'espansionismo russo e per gli equilibri nei Balcani. L'accordo sulla Nato a est? Una falsità del revisionismo di Putin''

Matteo Zola, esperto di Europa centro-orientale e area post-sovietica: "I Paesi dell'Est intendono rientrare nel naturale alveo culturale e hanno avvertito l'urgenza di una protezione per la paura che la Russia potesse rialzare la testa per mettere in pericolo la loro sovranità. Questa invasione evidenzia che l'allontanamento da Mosca era inevitabile e necessario, oltre che richiesto dai singoli Paesi"

Di Luca Andreazza - 23 March 2022 - 05:01

TRENTO. "Il timore naturalmente è che l'Ucraina sia solo un primo passo per un disegno egemonico più ampio che si può estendere almeno fino a Moldavia e Paesi Baltici". Queste le parole di Matteo Zolaesperto di Europa centro-orientale e area post-sovietica e giornalista per l'Osservatorio Balcani Caucaso. "Inoltre l'esito di questo conflitto, soprattutto se favorevole alla Russia, possa portare a cambiare gli equilibri anche nell'area dei Balcani. Gli impatti di questa aggressione di Mosca sono molto più ampi di quanto emerge in questa fase della guerra".

 

Nello stadio di Mosca il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto venerdì un discorso dagli accenti patriottici: una celebrazione dell’ottavo anniversario dell’annessione della Crimea e un'occasione per giustificare la guerra in Ucraina con la scusa di dover difendere le popolazioni russofone. Così è stata gestita anche l'invasione di parte della Georgia e la tutela della Transnistria, regione della Moldavia abitata da una minoranza russa.

 

"C'è stato un processo di russificazione ai tempi degli Zar e soprattutto all'epoca dell'Unione sovietica con ripopolamenti e migrazioni forzate. Le altre lingue - dice Zola - sono state soppresse e in particolare le èlite politiche, economiche e della nomenklatura sono andate a vivere negli altri Paesi. Si parla di una minoranza trattata con grande rispetto perché rappresentavano la componente forte dell'Urss. Basti pensare alla Lettonia, per esempio, tra le aree più industrializzate del sistema sovietico in grado di attrarre molte personalità di spicco e influenti industrializzata. Con la dissoluzione in queste persone è salita la paura e l'insicurezza; poi non si deve negare che ci sia stata anche una discriminazione in alcuni periodi storici. Da qui il revanchismo che si presta all'attuale strumentalizzazione".

 

Durante l’evento nello stadio moscovita, l’artista Oleg Gazmanov si è esibito in canti nazionalisti. In particolare una strofa ha attirato l'attenzione: "L’Ucraina e la Crimea, la Bielorussia e la Moldavia. Questa è la mia casa […] Così anche il Kazakhstan e i Baltici".

 

"L'esercito russo - spiega Zola - appare in difficoltà e quindi Putin sembra abbia rilanciato la propria azione e si è esposto". Dopo l'Ucraina, potrebbe arrivare il turno della Moldavia. "La Transnistria è un nervo scoperto. A seguito dell'indipendenza si è formata questa enclave russofila. C'è stata anche una guerra negli anni '90, questo territorio esiste e impedisce un percorso europeo al Paese. E anzi, la minoranza di quella zona spesso ha portato a governi più aderenti a Mosca".

 

E' probabile che la Moldavia potrebbe cadere senza combattere, il Paese più povero d'Europa e senza la possibilità di contrapporsi a Mosca (Qui articolo). Poi c'è la questione dei Paesi Baltici, che però rientrano nella sfera Nato.

 

"Il Cremlino - aggiunge l'esperto - ha messo in discussione l'assetto e l'orizzonte di quel quadrante di mondo. La Duma nel 2015 ha votato la non indipendenza dei Paesi Baltici. E' vero che nel recente passato le minoranze russofone sono state discriminate, per esempio, nell'ottenimento della cittadinanza. Questo ha portato al fenomeno del passaporto grigio, soprattutto in Lettonia. E' una situazione oggi ridotta e in esaurimento, ma può essere una scusa per un'aggressione. Certo, lo scudo Nato può rappresentare un deterrente ma non è più chiaro fino a quale punto Putin voglia spingersi nel suo disegno egemonico".

 

Una narrazione utilizzata dal Cremlino è quella dell'allargamento della Nato verso est. Sono, però, i Paesi a scegliere l'adesione all'Unione europea e all'alleanza atlantica. "Queste Nazioni - evidenzia Zola - intendono rientrare nel naturale e nell'ideale alveo culturale e hanno avvertito l'urgenza di una protezione per la paura che la Russia potesse rialzare la testa per mettere in pericolo la loro sovranità. L'allargamento Nato è stato criticato, ma questa invasione dell'Ucraina evidenzia che questo allontanamento da Mosca era inevitabile e necessario, oltre che richiesto dai singoli Paesi. Poi bisogna distinguere l'atteggiamento della Nato, ci sono distinzione nette e le situazioni sono diverse, sono diverse le storie: le bombe in Iraq sono da condannare, ma in questo caso non c'è l'esportazione della democrazia ma un percorso democratico da sostenere". 

 

Si parla dell'accordo del 1990 tra Hans Modrow e Michail Gorbačëv, un'intesa per una graduale riunificazione tedesca che prevedeva la permanenza della Germania nell’alleanza atlantica ma senza la presenza di truppe Nato nei territori orientali.

 

"E' una falsità e questa promessa non c'è mai stata. Non esiste un pezzo di carta oppure un documento per dimostrare un simile accordo. Inoltre - continua Zola - 30 anni fa l’Unione Sovietica era ancora in piedi, così come il Patto di Varsavia. La dissoluzione dell’Urss non era prevedibile o desiderabile da parte delle potenze occidentali. Quale senso avrebbe avuto, da parte di Gorbačëv, discutere di un futuro allargamento Nato verso Paesi che ancora erano sotto controllo sovietico? Nessuno e, infatti, non c'è nessun accordo, anche perché Stati Uniti e Urss non non avrebbero avuto il diritto di decidere il futuro dei polacchi, dei lettoni, dei cecoslovacchi o degli ungheresi. C'è un forte revisionismo e una grande falsificazione storica di Putin, come nel caso delle origini medievali della Rus’ di Kiev, e sostenere l'importanza di questo accordo che non esiste significa portare avanti la propaganda del Cremlino".

 

L'esito della guerra in Ucraina può essere quindi già decisiva per fermare la nuova spinta espansionistica della Russia. E ci potrebbero essere riflessi anche sui Balcani. "Una zona che non resta certamente indifferente davanti agli sviluppi del conflitto: dopo la dissoluzione della Jugoslavia ci sono ancora nodi irrisolti, soprattutto per quanto riguarda la Bosnia Erzegovina. La componente serba di governo spinge da tempo per modificare gli equilibri e i rapporti tra serbi e russi sono storicamente amichevoli: il conflitto a Kyiv non può essere disgiunto da questa situazione e ci possono essere ripercussioni in quell'area con conseguenti crisi ma soprattutto escalation militari", conclude Zola.

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