I soldati russi che combattono Mosca, l'esperto: "Cultura hooligan e membri del partito comunista in disgrazia. Idee naziste? Agiscono per interessi personali e affari"
Il punto con Matteo Zola, esperto di Europa centro-orientale e area post-sovietica e giornalista per l'Osservatorio Balcani Caucaso: "Le incursioni in Russia sono dimostrative, una narrativa utile per minare la posizione di Putin. In mezzo ci sono anche giochi di potere a Mosca"

TRENTO. "Ci sono i russofoni che combattono contro l'aggressione di Mosca e sono inquadrati all'interno dei reparti dell'esercito e rientrano nelle forze armate". Queste le parole a Il Dolomiti di Matteo Zola, esperto di Europa centro-orientale e area post-sovietica e giornalista per l'Osservatorio Balcani Caucaso. "A livello ordinario sono già ben presenti nella lotta e questo è dettato che una parte della popolazione è russofona, residente nei territori in gran parte occupati e annessi".
Negli scorsi giorni la guerra sarebbe arrivata in Russia, mentre si è combattuto a Belgorod. A comparire sulla scena la Legione Libertà della Russia e l'Armata Nazionale Repubblicana. "In Italia suscita grande interesse quando c'è di mezzo l'estrema destra, come nel caso del battaglione Azov, ormai praticamente annientato. Questo porta a leggere il conflitto in chiave ideologica, così per una volontà ingenua e strumentale l'Ucraina viene dipinta, quando c'è una minima possibilità, come una banda di nazisti".
La Legione è inquadrata nelle forze di difesa territoriale ucraine, composto da elementi di estrema destra impegnati in Donbas fin dal 2014. "E' un gruppo di russi etnici, sicuramente il governo ha fornito un appoggio logistico perché sono rientrati da incursioni con mezzi ucraini: c'è una sponda, anche se sembra che agisca prevalentemente per proprio conto".
Il capo è Denis Nikitin Kapustin, bandito da Schengen nel 2019 e già autore di un raid nella regione di Bryansk a marzo di quest'anno. "La sua ideologia è nota e proviene dagli ambienti degli hooligan tedeschi, arrivato in Germania con la famiglia", spiega Zola. "Negli anni 2000 si trova a Mosca a muoversi tra gli ultras del Cska Mosca. Non solo, il leader della Legione negli anni aveva lanciato un brand di abbigliamento neonazista. E quando scoppia una guerra sono in prima linea perché si muovono già nel sottobosco di confine tra legalità e illegalità. Un background nazionalista alimentato nelle curve degli stadi, come era avvenuto anche nella guerra dei Balcani".
L’Armata Nazionale Repubblicana è vicina al controverso politico Ilya Ponomarev, il gruppo ha rivendicato diverse azioni di sabotaggio in territorio russo, dalle linee ferroviarie fino all’assassinio di Darya Dugina dell'anno scorso. "Ex membro del partito comunista di livello - ricorda l'esperto - caduto in disgrazia per corruzione e scappato. E' l'ideologia a muovere queste figure? Ho dei dubbi, sono prevalenti gli interessi economici e gli affari. E anche se la partecipazione fosse sincera partecipazione, questa ideologia non è rappresentativa della resistenza ucraina e dei vari gruppi".
Il movimento di resistenza è più ampio. "Ci sono, per esempio, anarchici, socialisti, ungheresi e tatari. Sono moltissime le anime con ideologie e visioni diverse che interpretano gli sforzi della resistenza all'interno della difesa del territorio. Ma sono movimenti di minoranza e assolutamente residuali. Sono gruppi molto piccoli mentre quasi tutto viene poi sostenuto dalla leadership istituzionale di un governo legittimo".
Non è stata la prima volta che il territorio russo è stato colpito nel corso del conflitto. Gli ultimi quindici mesi hanno visto diversi episodi di sabotaggio, raid oltreconfine e attentati, come l’innocua esplosione ai danni della bandiera issata sopra il Cremlino. "Non ci sono conquiste e sono atti dimostrativi", evidenzia Zola. "L'accesso è facilitato perché agli inizi del 2000 la Russia ha progressivamente smantellato le difese di confine per concentrare le unità nelle zone di maggior tensione. Il numero delle guardie è limitato lungo la frontiera russo-ucraina".
Non è quindi difficile compiere azioni dimostrative. "Ma non c'è solo la lettura lato ucraina. Un confine permeabile e la narrazione di una Russia attaccabile è strumentale anche alla lotta per il potere a Mosca. Ci sono problemi nella leadership russa, anche in questo senso bisogna guardare le dichiarazioni di Yevgeny Prigozhin, capo della Wagner. Queste situazioni sono utili in Russia a quella sfera di potere che vuole indebolire la posizione di Putin", conclude Zola.


















