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Social, ''stile Netflix'' e Mariupol come Genova: ''La comunicazione di Zelensky è empatica e l'Ucraina surclassa la Russia ma si può perdere l'epica e il mito''

Il conflitto non è solo sul campo ma anche sui social, una narrazione fortissima nella quale l'Ucraina è un baluardo per l'Occidente. Roberto Locatelli: "Ci sono troppe immagini che durano il tempo del trend topic, come la bambina con il lecca lecca e il fucile: si rischia di perdere un elemento che diventa epopea, tutto viene vissuto nella contemporaneità più spinta"

Di Luca Andreazza - 24 marzo 2022 - 05:01

TRENTO. "Una forte empatia e una grande capacità nell'arte della retorica. Poi aggiunge una modulazione degli argomenti in base al pubblico". Questo un profilo tracciato a Il Dolomiti da Roberto Locatelli, Ceo di Plus Communcation, azienda di Trento specializzata nella comunicazione, esperto del settore e un guru per quanto riguarda il marketing e l'elaborazione di marchi e strategie, soprattutto in ambito turistico. "Il presidente dell'Ucraina è sicuramente molto abile nella comunicazione e sfrutta l'esperienza del proprio passato".

 

Il presidente dell'Ucraina ha una storia personale e professionale da comunicatore, ora si è costruito un'immagine di leader sul fronte che guida la resistenza, le paure, i desideri e la volontà del Paese, nonostante le forze dell'esercito russo siano nettamente superiori. Non si sottrae alle sue responsabilità e resta a Kyiv bombardata. Proprio per questo sono stati praticamente immediati i video per reagire alla falsa notizia dei media russi di una sua fuga per non far cadere il morale delle truppe e della popolazione.

 

Un modo per alimentare una narrazione fondamentale e che funziona, una narrazione che contiene un messaggio fortissima: l’Ucraina come fronte della resistenza dell’Occidente e dei valori delle democrazie davanti all’assalto della Russia di Putin. Una popolazione che si è compattata intorno alla sua figura tra un messaggio su Telegram, un video su Tik Tok, l'utilizzo dei social network e gli interventi nei parlamenti di tutto il mondo.

 

 

 

 

 

 

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"Mariupol è distrutta, immaginate una Genova bruciata", ha detto Zelensky ai parlamentari italiani. A Londra ha evocato Churchill, mentre a Berlino il muro, l'11 settembre negli Stati Uniti e la Shoah in Israele. Ci sono alcuni format narrativi che vengono via via adattati.

 

"Gli argomenti - dice Locatelli - vengono modulati in base al pubblico, si passa da dati puntuali a quelli per toccare gli animi e per creare empatia: si passa dai bambini uccisi nel conflitto alle bombe sugli ospedali all'associazione per esempio con Genova per una specie di noi siamo come voi; poi c'è una strategia che viene spostata per stimolare un'identificazione. L'Ucraina come baluardo dell'Europa, noi siamo nel problema che però è anche vostro e non solo sul profilo economico e finanziario con le sanzioni alla Russia".

 

Dopo una carriera da attore comico, Zelensky è stato eletto presidente dell'Ucraina nel 2019 e ora è diventato un leader politico con carisma e fermezza, molto persuasivo attraverso una serie di discorsi particolarmente efficaci. La guerra subisce una trasposizione, sembra la promo di una serie Netflix, utilizza con il suo staff quelle tecniche che l'hanno reso popolare in patria (la serie tv "Servitore del popolo" da cui ha mutuato il nome del suo partito), solo che è purtroppo tutto reale. Un contenuto certamente forte e molto emozionale. Una comunicazione pensata per i media con varie narrazioni e registri stilistici.

 

"Naturalmente - spiega il Ceo di Plus Communication - non è una comunicazione progettata e strutturata perché è un evento bellico ma c'è la commistione di molti elementi per così dire nobili: umanità, retorica e empatia. Inoltre rappresenta il popolo aggredito militarmente e quindi si è inserito in questo contesto che ha molta presa. E' cruciale per ottenere il sostegno e la vicinanza degli alleati. Il contraltare è l'immagine di Putin con zero empatia e una certa freddezza: il presidente russo, infatti, punta sull'orgoglio e sulla revisione storica per far leva sull'identità della propria popolazione".

 

La propaganda è un elemento imprescindibile nelle guerre e nei conflitti: Radio Londra oppure il lancio dei volantini sulle città, come fece D'Annunzio. "Quelle non erano azione strutturate come vediamo oggi - continua Locatelli - ma questo è un aspetto fondamentale da sempre, dai tempi antichi, per raccogliere la folla, per compattare la popolazione e per aprire insicurezze negli schieramenti dell'avversario. Oggi viviamo una dimensione rapida, senza soluzione di continuità e quasi automatica".

 

Un conflitto che si combatte, infatti, sui social e sulle piattaforme più tecnologiche. "C'è una narrazione nella narrazione - prosegue il numero uno dell'azienda trentina -  una stratificazione per la quale diventa complicato distinguere le informazioni, la propaganda e le vere e proprie fake news. Un ricorso a questi strumenti che evidenzia una criticità moderna. C'è, infatti, un ulteriore livello di narrazione che poi si autoalimenta perché tutti possono esprimere un'opinione: l'esperto, il finto esperto e la persona che non conosce nulla ma si vanta di avere la verità in tasca. Ci sono interpretazioni con schemi già decisi: la divisione tra pro Ucraina e pro Putin. Si aggiunge la terza via né con l'Ucraina e né con Putin che è lo schieramento peggiore perché nell'incapacità di prendere posizione poi in realtà si pende sempre una parte ma senza avere il coraggio delle proprie convinzioni".

 

Un'altra caratteristica è la velocità degli eventi. "La comunicazione istantanea è una chiave fondamentale in questo momento - aggiunge Locatelli - ma questo comporta la scomparsa di una specie di laicità e si perde un pezzo di immaginario. L'elemento di narrazione di una scuola bombardata viene presto dimentico per far spazio alla bambina con lecca lecca e fucile; poi in sole 24 ore ci sarà un altro dettaglio e avanti così". 

 

Molti ricordano la "Raising the Flag on Iwo Jima" ma la bambina con lecca lecca e fucile rischia di essere dimenticata a fronte di un costante utilizzo di immagini simbolo di questa guerra. "Ora non c'è spazio e non c'è tempo per analizzare una situazione, questo è un grosso limite. Si rischia di perdere un elemento che diventa epopea, tutto viene vissuto nella contemporaneità più spinta e più effimera: troppe informazioni, troppe immagini, troppi dettagli. Le immagini possono perdere oggettività e forza perché ci sono troppi livelli di narrazione: salta una sorta di laicità dei fatti e salta l'idea del mito perché serve tempo in questo caso una determinata fotografia per sedimentarsi nell'opinione pubblica".

 

Un'opinione pubblica a favore diventa oggi ancora più importante rispetto al passato. "Oggi si può vincere la guerra sul campo ma perdere quella della comunicazione. Un nemico perde nell'immagine e i danni a lungo termine sono quasi maggiori delle conquiste avvenute invece in combattimento. Un problema è che oggi non c'è più il governo della gerarchia, tutto ha la stessa importanza e questo è sbagliato. Qualsiasi informazione diventa apicale per il tempo del trend topic sui social: c'è una perdita di significato, di dimensione e di relazione. In definitiva non c'è più un valore assoluto e non c'è più un atteggiamento critico, non resta nulla per l'enorme flusso di dati: questa può essere un'occasione per un ulteriore step nella gestione dei social. Una sorta di reset per riportare le argomentazioni centrali nel dibattito e aumentare la qualità dei messaggi", conclude Locatelli.

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