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| 13 mar 2022 | 19:56

“Tornerò in Ucraina per ricostruirla, un amico ha scelto di arruolarsi per combattere i russi”, il racconto di Stefania Shmits presidente dell’associazione degli ucraini in Trentino

La testimonianza di Stefania Shmits presidente dell’associazione Cristiano-Culturale degli ucraini in Trentino “Rasom”: “Si scappa per non morire sotto le bombe i russi stanno radendo al suolo le città, un amico che ha due figli e una moglie in Ucraina ha deciso di tornare a combattere e come lui molti altri”

“Tornerò in Ucraina per ricostruirla, un amico ha scelto di arruolarsi per combattere i russi”
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Seppur lentamente le truppe russe stanno avanzando verso Kyiv. Nelle ultime ore gli scontri attorno alla capitale ucraina si stanno intensificando così come i bombardamenti. Secondo l’Onu dal 24 febbraio all’12 marzo, le vittime civili sono state 596, inclusi 43 bambini, a cui si aggiungono 1.067 feriti (di cui più di 50 sono bambini). Sempre secondo le Nazioni unite però, il bilancio reale sarebbe molto peggiore. Come si legge in un rapporto ufficiale “la maggior parte delle vittime civili registrate sono state causate dall’uso di armi esplosive, compresi i bombardamenti dell’artiglieria pesante, attacchi missilistici e bombardamenti aerei”.

 

Mentre il cappio russo si stringe attorno a Kyiv dall’Europa continua la mobilitazione per portare aiuto all’Ucraina. Se diversi Stati hanno scelto di sostenere anche militarmente il governo del presidente Volodymyr Zelenskyj la popolazione si è attivata per portare beni di prima necessità e accogliere chi scappa dalla guerra. In Trentino buona parte della logistica per coordinare gli aiuto è gestita dall’associazione dall’associazione Cristiano-Culturale degli ucraini in Trentino “Rasom”.

 

“C’è stata una mobilitazione gigantesca – spiega la presidente Stefania Shmits – abbiamo riempito tre magazzini e diversi camion sono già partiti per consegnare gli aiuti”. Sono oltre un centinaio le persone che ogni giorno si adoperano per raccogliere e confezionare il materiale che poi sarà spedito oltre confine, ci sono gli Alpini, diverse associazioni ma anche studenti e semplici cittadini che hanno deciso di dare una mano. “Iniziamo a conoscerci tutti per nome, è una cosa bellissima”.

 

Secondo i dati raccolti dall’associazione Rasom sono circa 300 i profughi arrivati in Trentino. La maggior parte di loro ha trovato ospitalità da amici o parenti della comunità ucraina che già vivevano in provincia, mentre Cinformi si occupa di trovare un alloggio per chi non può contare su una rete di famigliari.

 

Si scappa per non morire sotto le bombe – afferma Shmits – ma una volta finita la guerra sono sicura che in molti vorranno tornare alle loro case. Io stessa sono pronta a partire per tornare in Ucraina e fare la mia parte per ricostruire il mio Paese”. Shmits vive in Trentino da oltre 12 anni, aveva anche pensato di acquistare un terreno ma ora è tutto sospeso. “Stanno bombardando le città e le stanno radendo al suolo, per il momento rimango perché credo di essere più utile da qui ma appena sarà possibile in molti torneremo in Ucraina”.

 

Fra i membri della comunità ucraina c’è persino chi ha deciso di licenziarsi dal lavoro per aiutare nell’organizzazione degli aiuti. “Siamo pronti a rimboccarci le manche per ricostruire il nostro Paese e difenderlo – conclude la presidente dell’associazione Rasom – un amico che ha due figli e una moglie in Ucraina ha deciso di tornare a combattere e come lui molti altri”.

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