Ucraina, un anno di guerra. ''Non perdonerò chi ha iniziato tutto questo'', dal Trentino la forza di mamma Angela: ''Mio figlio mi ha promesso di non morire. Io lo aspetto''
Sono trascorsi 12 mesi di morte, distruzioni ed escalation. Ad oggi non si vede ancora la fine di una guerra che registra giorno dopo giorno molte vittime. Il 12 marzo dello scorso anno Angela ha trovato un biglietto: "Ti voglio tanto bene mamma. Non potevo fare altro, perdonami”. Era di suo figlio Vitalik partito dal Trentino per andare a combattere in Ucraina. Nei prossimi giorni raggiungerà la prima linea del fronte a Bakhmut , la città simbolo della resistenza ucraina

TRENTO. “Me l'ha promesso e sa che deve mantenere la parola data. Deve tornare, non deve lasciarmi qui da sola”. Angela Kotyk parla di suo figlio Vitalik che il 12 marzo dello scorso anno ha deciso di partire dal Trentino per andare a combattere in Ucraina. Non ha avuto modo di salutarlo. Quella sera è tornata a casa dal lavoro ed ha trovato solo un biglietto appoggiato sul tavolo: “Ti voglio tanto bene mamma. Non potevo fare altro, perdonami”. Parole scritte su un foglio bianco, niente di più. Solo qualche giorno dopo Angela ha saputo che suo figlio era arrivato in Ucraina, aveva raggiunto il cimitero dove era seppellita sua nonna e dopo aver lasciato un fiore aveva fatto subito richiesta di entrare nell'esercito per difendere la sua terra.
Dall'inizio dell'invasione della Russia in Ucraina è passato un anno. Giorni scanditi da bombardamenti, morti, intere famiglie spazzate vie dalle esplosioni, bambini senza più un futuro e tanto dolore. Un dramma che mamma Angela sta seguendo ora dopo ora dal Trentino pensando a suo figlio. E' una donna forte e quando deve parlare dell'Ucraina si trasforma in un fiume in piena che nessuno riesce più a fermare.
In questi 12 mesi alla guida dell'associazione trentina "Aiutiamoli a vivere" ha raccolto indumenti, viveri, medicine e tanto altro per spedirli in Ucraina. “Ogni volta che parte qualcosa io penso sempre che potrà essere d'aiuto anche a mio figlio” ci racconta con una voce forte ma spesso rotta dal pianto.
Angela non sente spesso Vitalik. “E' normale” ci racconta. “L'altro giorno ci siamo sentiti per un minuto tramite l'applicazione 'Signal' che mi hanno fatto scaricare perché è molto sicura e non permette alcuna individuazione. Ma una volta al giorno anche attraverso WhatsApp, mio figlio mi manda una manina, come un saluto, oppure un bacino alla mattina. Non so se vuol dire che va tutto bene ma so che almeno è vivo”.
Le comunicazioni non sono semplici. La scorsa settimana Vitalik non si è fatto sentire per quattro giorni e poi al quinto è ricomparso. Angela ripensa alle poche parole che riesce a scambiare con lui al telefono. Mentre lo fa la voce quasi si blocca. “Mi chiede sempre subito come sto – ci racconta – vuole sapere se sto bene. Io sono forte, non piango, non posso piangere”.
Non è riuscita a trattenere le lacrime quando il 12 marzo dello scorso anno ha trovato il biglietto di suo figlio. Si è trovata da sola in casa. “Nei primi mesi facevo di tutto per tornare a casa solo la sera – ci racconta – è stato un dolore forte e profondo. Ora ogni giorno che passa cerco di essere ottimista. Tutto quello che stiamo facendo con l'associazione per aiutare l'Ucraina mi aiuta ad andare avanti”.
Il 24 febbraio, un anno esatto dall'inizio di questa guerra che ha strappato tanti figli dalle braccia delle loro madri, è una giornata di dolore. I bombardamenti non si sono fermati ed ogni giorno continuano a morire persone. “Per noi è una giornata difficile – ci dice Angela Kotyk – perché non sappiamo cosa può accadere. Hanno chiuso le scuole, i luoghi più frequentati. Anche mio figlio me l'ha detto. Ma per me saranno ancora più tremendi i giorni 25 e 26 febbraio”. Nell'ultimo messaggio Vitalik ha scritto a sua madre che proprio in quei giorni, infatti, partirà con altri dieci soldati per raggiungere la prima linea del fronte a Bakhmut , la città simbolo della resistenza ucraina.
“Non deve morire” ripete Angela. “Non lo deve fare perché mi ha promesso che ritornerà qui in Trentino. Io ho la speranza che tutto questo finisca presto. Perdonare chi ha iniziato questa guerra? No, non perdoneremo mai. Non si perdonano queste cose. Hanno messo uno contro l'altro dei fratelli”.


















