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| 06 nov 2022 | 05:01

Le sirene e i missili che cadono vicino casa (VIDEO): "I bambini non vanno sempre a scuola, nei rifugi non c'è posto". Il racconto di Yara dopo 8 mesi di guerra in Ucraina

La testimonianza raccolta da Il Dolomiti: "Qualche settimana fa hanno colpito le centrali elettriche nei pressi di Leopoli, causando un lungo blackout. L'allarme scatta anche più volte al giorno. In casa abbiamo creato un piccolo spazio con delle coperte il più lontano possibile dalle finestre, nell'angolo più 'riparato' per proteggerci"

Le sirene e i missili che cadono vicino casa: "I bambini non vanno sempre a scuola, nei rifugi non c'è posto"
di Francesca Cristoforetti

TRENTO. "Soltanto qualche settimana fa hanno colpito con dei missili le centrali elettriche nei pressi di Leopoli, cosa che ha causato un blackout sia in città che nei dintorni. Poi sono stati colpiti successivamente anche i generatori. Oltre a essere saltata la luce mia figlia non aveva più internet per comunicare con i suoi figli". Continua la guerra in Ucraina, a ben 8 mesi di distanza da quando le truppe russe hanno invaso il Paese, come ci racconta Yaroslava, per tutti "Yara". 

 

Originaria di una piccola cittadina, 15mila abitanti a pochi chilometri da Leopoli al confine con la PoloniaYara da vent'anni vive e lavora a Trento ma recentemente è tornata in Ucraina per far visita alla famiglia. "Leopoli è una delle città che rispetto ad altre ha subìto meno danni - racconta la donna intervistata da Il Dolomiti -. E' la prima volta che torno a casa da quando è iniziata la guerra, avevo paura di rientrare. La guerra non è finita, c'è tanta preoccupazione, ma le persone non se ne vogliono andare, è casa loro. C'è anche chi sta rientrando a Kyiv: dormire in un bunker o in hotel non è come essere a casa tua".

 

Dopo tanti mesi senza poter tornare a casa Yaroslava si ritrova davanti a una città diversa da come l'aveva lasciata. Militari armati per le strade e molta più paura tra gli abitanti, nonostante si cerchi di vivere il più possibile la quotidianità. "Le sirene scattano anche più volte al giorno. Quando si sente quel suono assordante dobbiamo correre al riparo, o in casa o nel negozio più vicino, anche se spesso si tratta di un 'falso allarme'. In casa abbiamo creato un piccolo spazio con delle coperte il più lontano possibile dalle finestre, nell'angolo più riparato". In caso di uno scoppio i vetri sarebbero i primi a saltare rischiando di ferire chi sta all'interno delle abitazioni.

 

 

Le persone in questa cittadina dell'Ucraina occidentale proseguono le loro vite, continuando a lavorare e ad andare a scuola anche se in modo diverso. "La scuola qui prosegue a settimane alterne, una in presenza e una online, per dividere il numero degli studenti. Il 'riparo' che è stato creato all'interno dell'edificio in caso di emergenza non è abbastanza grande per mettere tutti in sicurezza".

 

Dopo il lavoro e la scuola però si rientra tutti a casa, sostiene Yaroslava con voce tremante. "Siamo sempre allerta, ma se la situazione dovesse peggiorare abbiamo già programmato di scappare nella nostra seconda casa".

 

Le provviste nei supermercati non sembrano mancare, "ma tutti cerchiamo di puntare a ciò che si può conservare, tra scatolette di tonno e mais e conserve. Ormai nelle case stiamo tutti acquistando un generatore, necessario se dovesse saltare la corrente come è già successo". Ciò che forse di più ha lasciato il segno, conclude Yaroslava, è che "le persone sembrano essersi quasi abituate a questa situazione di sofferenza".

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