"È stato l'anno più difficile, civili sempre più presi di mira dagli attacchi e inverno freddissimo senza energia e riscaldamento". Viaggio in Ucraina a 4 anni dall'invasione russa, Kessler: "La gente vuole resistere"
Nel giorno del quarto anniversario dell'invasione russa all'Ucraina, il presidente di EUcraina Giovanni Kessler racconta la quotidianità del popolo ucraino e l'attività dell'associazione a supporto dei civili: "Quello appena passato è stato sicuramente l’anno più duro e che ha visto i maggiori bombardamenti: non parlo del fronte, ma di tutta l’Ucraina, delle città dove vive la gente, colpite con droni e missili. Non va valutato solo il numero delle vittime civili, che sono state tante: il punto è che quasi tutte le notti la gente convive con la paura dei bombardamenti e questo rende la vita quotidiana molto difficile, soprattutto per le famiglie"

TRENTO. Era stata chiamata da Putin "operazione militare speciale" ma si è trasformata in una guerra di logoramento: oggi, 24 febbraio 2026, ricorre il quarto anniversario dell'invasione russa all'Ucraina.
Al di là dell'analisi delle questioni militari e diplomatiche, sulle quali si è dibattuto e si dibatte ampiamente, in questo approfondimento vogliamo focalizzarci sulla popolazione civile ucraina che - dalle prime sirene suonate all'alba di quattro anni fa fino alle ultime evoluzioni militari sul fronte meridionale, passando per l'intensificarsi dei bombardamenti e degli attacchi effettuati quotidianamente con i droni su città e obiettivi sensibili - vive una condizione quotidiana sospesa tra resistenza, adattamento e fatica.
Lo abbiamo fatto attraverso le parole dell'ex magistrato e politico Giovanni Kessler, fondatore e presidente di EUcraina: l'organizzazione di volontariato fondata in Trentino (insieme a Paolo Ghezzi, Michele Nicoletti e Patrizia Zanon) da ormai anni si batte per aiutare il popolo ucraino con raccolte fondi, missioni operative sul campo ed eventi per contribuire al dibattito italiano sul tema.
E lo sguardo è di chi, in quasi quattro anni di impegno, ha potuto toccare con mano, e raccontare, la situazione di chi vive il dramma della guerra: tra attacchi alle città sempre più frequenti, case ricostruite accanto a edifici sventrati, bambini cresciuti nei rifugi dove vengono organizzate vere e proprie scuole e ospedali che combattono quotidianamente con la mancanza di energia elettrica fondamentale per garantire l'assistenza sanitaria.
.jpeg?itok=XoGHCPki)
LA SITUAZIONE DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA: DALLA PAURA DEI BOMBARDAMENTI ALLA MANCANZA DI ELETRICITÀ E RISCALDAMENTO
“Quello appena passato è stato sicuramente l’anno più duro, il quarto del conflitto: è stato – inizia a raccontare Kessler – quello che ha visto i maggiori bombardamenti. Non parlo del fronte, ma di tutta l’Ucraina, delle città dove vive la gente colpite con droni e missili. Non va valutato soltanto il numero delle vittime civili, che sono state tante: il punto è che quasi tutte le notti la gente deve convivere con la paura dei bombardamenti e questo rende la vita quotidiana molto difficile, soprattutto per le famiglie”.
Quest'inverno, spiega Giovanni Kessler, in aggiunta ai raid russi sulle città, si deve tenere conto che il clima è stato molto più freddo rispetto a quello degli anni precedenti, più miti.
“Possiamo dire che si è vissuto il classico inverno ucraino, con temperature fino a meno venti gradi. A questo – prosegue – si sono aggiunti i bombardamenti sistematici sulle centrali elettriche e sui sistemi di generazione e riscaldamento, tutte infrastrutture urbane. Oggi la popolazione dispone di energia elettrica per circa un paio d’ore al giorno, quattro quando va bene, e anche il riscaldamento è disponibile solo per poche ore”.
E dalla descrizione di quello che vive la popolazione ucraina “nel concreto”, il presidente di EUcraina allarga lo sguardo al conflitto e alla sua evoluzione
“Dal momento che al fronte la Russia non riesce ad avanzare in modo significativo – osserva Kessler – perché è sostanzialmente bloccata da quattro anni e avanza solo di pochi chilometri senza riuscire a sfondare, Putin ha investito molto nel portare la guerra in tutta l’Ucraina contro la popolazione civile. Non è un fenomeno nuovo, ma nell’ultimo anno è diventato molto più violento l’attacco alle città, con l’obiettivo di rendere il Paese invivibile e farlo crollare. Tuttavia non ci è riuscito, perché la popolazione continua a resistere e non pensa di cedere”.
.jpeg?itok=3_VqTWv9)
COME VIVONO OGGI GLI UCRAINI UNA GUERRA CHE SEMBRA NON AVERE UNA FINE
Raccogliendo l'assist servito da quest'ultima riflessione, chiediamo a Kessler di raccontare come è evoluto negli anni, e alla luce dell'avanzamento del conflitto, il modo della popolazione di affrontare una guerra che sembra non vedere una fine.
“Come all’inizio – spiega – c’è un sentimento di forte resistenza. Naturalmente esiste una percentuale di persone che non ce la fa più e che vorrebbe che tutto finisse, in qualsiasi modo: si tratta però di una minoranza”.
Si spieghi meglio.
“Questo perché la posta in gioco, per gli ucraini, non è solo un pezzo di territorio e neppure una semplice contesa territoriale tra due Stati. È invece – osserva Giovanni Kessler – una guerra dichiaratamente motivata dal fatto che Putin non riconosce il diritto all’esistenza dell’Ucraina come Paese. Per lui è un errore della storia, un errore legato alle decisioni prese in epoca sovietica e c’è anche una mentalità coloniale in questa visione. Dunque, ciò che è in gioco è l’esistenza stessa dell’Ucraina come nazione indipendente. E gli ucraini, come popolazione, non hanno intenzione di rinunciare alla propria esistenza”.
A quest'ultima analisi ne segue un'altra, relativa alle possibili trattative di pace, nonostante le quali appare complesso immaginare una soluzione.
“Penso che non ci possa, per essere chiari, esistere uno spazio di negoziazione tra due parti quando una afferma che l’altra non ha diritto di esistere. Questo – prosegue – perché il diritto all’esistenza e alla libertà non è negoziabile. Al massimo penso che, in questa situazione, si possa arrivare a un cessate il fuoco o a misure umanitarie, ma questo non risolve la questione di fondo”.

LA PERCEZIONE DEL CONFLITTO IN ITALIA, MA ANCHE IN EUROPA
Interessante è poi cercare di capire, attraverso lo sguardo di chi opera in modo congiunto sia in Ucraina che in Italia, come sia cambiata la percezione del conflitto nel nostro Paese, ma anche in Europa: a detta di Kessler, pur a fronte di una minor percezione “emotiva”, assistiamo ad un aumento della consapevolezza che “questa guerra riguarda direttamente anche noi”.
In Italia come in Europa, viene sottolineato, c’è sicuramente un fenomeno di assuefazione ai fatti. "All’inizio c’è stata una forte reazione emotiva all’invasione, ma dopo quattro anni è naturale che l’attenzione e la tensione emotiva calino: succede con tutte le grandi tragedie della storia. Accanto a questo calo emotivo, però, si è sviluppata una maggiore consapevolezza: con il tempo si comprende meglio come evolvono le cose e si capisce che la posta in gioco riguarda anche noi”.
Può approfondire il ragionamento?
“È evidente che quello che succede in Ucraina riguarda il destino dell’Europa: questo perché – spiega l'ex magistrato trentino – è in gioco tutto quello che è stato costruito dal dopoguerra in poi: il principio che i confini non si cambiano con la forza, e che la sicurezza e la stabilità si fondano sul rispetto delle regole internazionali. Se prevale l’uso della forza, questo non riguarda solo l’Ucraina, ma l’intero sistema di relazioni internazionali. C’è in gioco anche la sicurezza europea: trovarsi infatti davanti a una Russia vittoriosa attraverso l’uso della forza militare alle porte dell’Europa rappresenta un fattore di forte insicurezza, e oggi questa consapevolezza è più diffusa nell’opinione pubblica rispetto all’inizio del conflitto”.
.jpeg?itok=rbS78X37)
L'IMPEGNO DELL'ASSOCIAZIONE: COME SI SVILUPPA L'ATTIVITÀ
Al netto di questi ragionamenti, chiediamo a Giovanni Kessler di raccontare nel dettaglio l'attività dell'associazione EUcraina, la cui mission è anche quella di offrire un servizio a chi vuole aiutare l'Ucraina, ma che non può ovviamente farlo direttamente.
I soci sono circa quaranta e questi partecipano alle missioni in Ucraina e agli eventi organizzati in Italia per informare sul tema, mentre le donazioni dei cittadini provenienti da tutta Italia rendono possibile le attività di supporto dirette alla popolazione civile, con le missioni che ormai sono continuative nel corso dell'anno.
L'attività sul campo, spiega Kessler, riguarda principalmente tre ambiti: il sostegno ai MedEvac (servizio di trasporto e cura feriti), gli aiuti a ospedali e scuole e quello diretto agli sfollati.
“Un ambito di cui ci occupiamo è il sostegno anche materiale ai MedEvac. Si tratta – spiega il presidente dell'associazione – di gruppi che operano vicino al fronte, vivono in rifugi sotterranei e si occupano di recuperare i feriti, sia militari sia civili, colpiti dai bombardamenti e dai droni. Va sottolineato come avvicinarsi a quelle zone sia estremamente pericoloso, perché qualsiasi mezzo in movimento può essere colpito dai droni e quindi questi operatori spesso devono utilizzare veicoli blindati per proteggersi. Dopo il recupero, portano i feriti nei centri di stabilizzazione per i primi interventi salvavita, e poi negli ospedali”.
La difficoltà principale per gli ospedali e per le scuole è quella della mancanza di fornitura elettrica, a causa dei bombardamenti sulle infrastrutture energetiche: proprio su questo fronte agiscono i soci di EUcraina.
“Forniamo grandi generatori agli ospedali e anche power station più piccole per reparti come la rianimazione – spiega Giovanni Kessler – che non possono rimanere senza energia nemmeno per un minuto. Nelle scuole, spesso trasferite nei rifugi sotterranei, i generatori servono invece per garantire elettricità, riscaldamento e di conseguenza continuità didattica, anche sotto attacchi militari quotidiani”.
Ultimo, ma non per importanza, il supporto agli sfollati obbligati a lasciare le città occupate per trasferirsi in altri territori.
“Parliamo degli sfollati interni all'Ucraina – spiega – e cioè milioni di persone che hanno lasciato le proprie case nelle aree occupate dai russi e che si sono trasferite in altre zone. Si tratta di famiglie con bambini e anziani sradicati dalle loro comunità: attraverso le donazioni vengono sostenuti i centri che li assistono, acquistando direttamente in Ucraina cibo e beni di prima necessità, in collaborazione con realtà locali”.
L'EVOLUZIONE DELL'ATTIVITÀ DI EUCRAINA NEGLI ANNI
Nata nel 2022, l'associazione EUcraina ha visto negli anni un evolversi della propria attività, complice anche l'aumento della frequenza delle donazioni e del numero dei soci.
“All’inizio la nostra attività – continua Kessler – era più legata a singole missioni sempre con obiettivi specifici: aiutare le scuole, sostenere i MedEvac, fornire generatori elettrici, raccogliere fondi e poi partire per consegnare gli aiuti e stare con la popolazione. Oggi invece l’intervento è diventato quasi continuo: ci sono donazioni regolari, anche piccole, che consentono di avere risorse maggiori e questo permette di aiutare la popolazione in modo più stabile: il bisogno è continuo, soprattutto ora che la popolazione civile è sempre più presa di mira”.
E poi un ultimo dato, che testimonia l'impatto dell'operato dell'associazione trentina.
“Recentemente insieme ad altre associazioni italiane – conclude Giovanni Kessler – abbiamo organizzato una raccolta per portare generatori elettrici agli ospedali di Kiev e di altre città: in poco più di dieci giorni sono stati raccolti 350 mila euro, una cifra davvero considerevole. Al di là dei numeri, voglio sottolineare come la caratteristica sia sempre stata quella di non limitarsi a inviare aiuti materiali, ma quella di andare sul posto, accompagnando le operazioni, stando con le persone, ascoltandole, parlando con loro e condividendo la loro vita per comprenderne i reali bisogni”.












